Oggi, presso la Prefettura di Roma, si è tenuta la cerimonia di consegna della Medaglia d’Onore alla memoria di Armando Peroni. A ritirare il riconoscimento dalle mani del Prefetto di Roma sono stati i figli Filomena (Mena) e Massimo Peroni, custodi del ricordo e della memoria del padre.

La Medaglia d’Onore è un’onorificenza concessa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (ai sensi della Legge n. 296/2006) destinata ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Questo riconoscimento rende merito al sacrificio degli “Internati Militari Italiani (IMI)” che rifiutarono l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana e la collaborazione con le forze naziste, scegliendo la deportazione, la fame e i lavori forzati pur di non venire meno alla propria dignità.

La vicenda di Armando Peroni testimonia il dramma e il coraggio di una generazione. Già impegnato nelle campagne militari in Somalia e in Africa Orientale dal 1935 al 1937 e nell’invasione della Francia nel giugno del 1940, venne catturato dalle truppe tedesche in Grecia (a Ragusa) all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943.
Fu quindi deportato in Austria e internato nello “Stalag XVII-A” nei pressi di Vienna, dove affrontò le durissime condizioni di prigionia del campo. Liberato dall’avanzata delle truppe sovietiche nell’aprile del 1945, venne successivamente trattenuto dagli Alleati per le complesse operazioni di smistamento e gestione dei profughi nell’Europa post-bellica, riuscendo a fare ritorno in patria soltanto nell’ottobre del 1945.
A Filomena, Massimo e a tutta la famiglia Peroni vanno l’affetto e la partecipazione dell’Associazione Pro Ruscio e della nostra comunità, che si stringono al loro ricordo per non dimenticare chi ha pagato di persona la fedeltà ai valori di libertà.
L’Archivio della Memoria di Ruscio, che ha coordinato le attività della richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e’ a disposizione per fornire assistenza ad altri familiari che hanno avuto un loro antenato prigioniero dei Tedeschi all’indomani dell’armistizio.
