… in risposta al quesito con il quale concludevamo il nostro post “E sarà Festa anche quest’anno!”, nel quale evidenziavamo la scarsissima attenzione per la nostra festa patronale: “Resta un pesante interrogativo cui non riusciamo davvero a dare una risposta: perchè questa disaffezione a un momento così importante per la vita del nostro paese?”

Siamo davvero lieti che il nostro Sindaco abbia voluto riprendere il tema, tentando – proprio come ci scrive – a dare delle risposte, “opinioni personali che nascono da osservazioni ormai di 13 anni di mandato!“
Speriamo dal profondo del cuore che altri continuino a cercare risposte, attivare un dialogo, ipotizzare soluzioni!
La domanda è pertinente, giusta, opportuna, doverosa. Una riflessione necessaria !
Io per prima, Sindaco , Provo a dare delle risposte, ipotetiche s’intende , opinioni personali che nascono da osservazioni ormai di 13 anni di mandato… Sì, a questa domanda – “Perché questa disaffezione a un momento così importante per la vita del nostro paese?” – si può certamente tentare una risposta, anche se non ce n’è una sola, né definitiva. La disaffezione verso feste religiose tradizionali come quella della Madonna SS. Addolorata può avere diverse cause, che si intrecciano tra loro. Indagarle è un dovere morale, quando si guida una comunità. Ecco alcune mie ipotesi personali e plausibili:
1. Cambiamenti generazionali e culturali
Le nuove generazioni hanno spesso un rapporto diverso con la religione e con le tradizioni popolari. Non per indifferenza o superficialità, ma perché cresciute in un contesto culturale più secolarizzato, più individualista e spesso lontano dalle radici rurali e comunitarie dei propri genitori o nonni. Quella che un tempo era una festa “sentita” oggi può sembrare un rito stanco o distante.
2. Emigrazione e spopolamento
Come in molti piccoli paesi, anche Ruscio soffre l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento. Se molte persone che un tempo partecipavano attivamente non vivono più stabilmente in paese, il ricambio generazionale delle energie volontarie viene a mancare. Chi resta si ritrova con pochi volontari e poco tempo per organizzare eventi di ampio respiro.
3. Eccesso di impegni, mancanza di tempo
Le persone oggi vivono ritmi più frenetici, anche in contesti piccoli: lavoro, figli, spostamenti… Tutto assorbe tempo ed energie. Partecipare attivamente – o anche solo presenziare – a feste tradizionali può sembrare un lusso, oppure qualcosa che si dà per scontato, ma che non si riesce più a sostenere con lo stesso impegno di un tempo.
4. Assenza di una struttura organizzativa solida
La mancanza di un Comitato dei Santesi stabile e ben organizzato si fa sentire. Quando non c’è un gruppo definito che coordina idee, iniziative e raccolta fondi, è difficile creare continuità. Il lavoro ricade su pochi volenterosi, spesso stanchi e frustrati dalla mancanza di aiuto.
5. Disillusione o sfiducia
In alcuni casi c’è anche un senso di disillusione diffuso: “Tanto non cambia nulla”, “nessuno partecipa più”, “sono sempre i soliti a fare tutto”… Questo clima può scoraggiare anche chi vorrebbe dare una mano. Serve un momento di rinnovamento, di entusiasmo, forse anche di riformulazione della festa in forme nuove ma rispettose della tradizione.
Conclusione (ipotetica risposta)
Forse la disaffezione nasce da un insieme di cose: il tempo che cambia, le persone che vanno via, le nuove abitudini e la mancanza di una guida organizzativa. Ma questo non significa che tutto debba finire. Ogni tradizione può rinascere se la comunità, anche solo in parte, ritrova il senso di appartenenza e di memoria collettiva. Non si tratta di fare nostalgia, ma di dare un nuovo senso a un momento che unisce, commuove e identifica un intero paese.
Questo è quello che vorrei dire al discorso pubblico, certamente accorato, ma che ritengo sia la doverosa riflessione alla importante domanda posta dall’Associazione Proloco di Ruscio, e, fino a che c’è una domanda siamo quasi salvi, perché c’è qualcuno che vigila, che guarda cosa succede, che induce ad una riflessione, che stimola ad un cambiamento:
“Parliamo con il cuore oggi, davanti a chi è qui, presente. E proprio per questo, ci accorgiamo di un paradosso amaro: queste parole accorate le ascoltano sempre i presenti, i convinti, i volontari instancabili… mentre restano lontani, silenziosi e assenti, proprio coloro che più avrebbero bisogno di sentirle.
Ma non ci arrendiamo. Perché, anche se siamo pochi, portiamo sulle spalle il peso – e il privilegio – della memoria. Ed è una responsabilità grande, ma nobile. Noi siamo i custodi di una storia che rischia di spegnersi, ma che può ancora risplendere, se solo troviamo – insieme – la forza di crederci ancora.
La speranza non deve venire meno. Se riusciamo a costruire un obiettivo comune e condiviso, allora non sarà solo una festa quella che salveremo: sarà la nostra identità.
Sarà la forza che ci tiene uniti e ci fa riconoscere come comunità vera, viva, concreta.
Perché perdere le nostre tradizioni, perdere la nostra Madonna, la nostra processione, la nostra festa… significa diventare lentamente anonimi. Senza radici, senza storia, senza volto. Solo numeri, in un mondo che ci vuole tutti uguali, tutti distratti, tutti soli.
Invece noi no. Noi vogliamo continuare a sfidare il tempo, l’indifferenza e l’oblio. Perché siamo figli di questa terra e di questa comunità, e finché anche uno solo di noi ci crede, allora nulla è davvero perduto.”
Il sindaco
Marisa Angelini
