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Gustosando: le lenticchie di Ruscio (e Castelluccio)
La Barrozza - Natale 2005- anno XIV n.3
Scritto da Alberto Perelli   
Penna d’oro (ciao pa’), sovente mi parlava del farro e delle lenticchie; mi diceva ‘..pensa che pure gli antichi romani mangiavano farro e lenticchie e lo sai perché? Fornivano il giusto apporto di calorie necessario dopo gli sforzi delle battaglie e delle marce massacranti e soprattutto, visto il loro esiguo peso,  si portavano in un sacchetto insieme agli armamenti senza eccessivi sovraccarichi; con una manciata di farro ci facevano comodamente il primo piatto!’.
Dobbiamo dare ragione al mitico Penna d’oro (in storia è, e consentitemi il presente, imbattibile).
Pensate che in Turchia le lenticchie sono state ritrovate e datate 5500 A.C. ed in alcune tombe egizie del 2500 A.C.!!!. Sono citate anche nella Bibbia ‘...fu per un piatto di lenticchie che Esaù cedette la sua primogenitura a Giacobbe’.
Per la tradizione popolare poi la lenticchia è ...moneta; non manca mai a capodanno!. Ho scoperto l’origine di questa usanza legata al fine anno dove anticamente si regalava una borsa denominata ‘la scarsella’ che, come ai nostri giorni con il portamonete, veniva riempita con lenticchie al posto dei soldi con l’augurio che ogni chicco si trasformasse in moneta sonante.
Le lenticchie, conosciute quindi fin dall’antichità, non sono però tutte uguali; quelle di Ruscio e di Castelluccio stanno ai legumi come un Brunello sta ai vini. 
Alcuni fattori determinanti caratterizzano la loro bontà. Innanzitutto dobbiamo considerare l’uso di una coltivazione biologica usata da sempre...prima ancora che il biologico fosse di moda!. Il clima che in estate alterna calde giornate a fredde nottate (come per il vino gli sbalzi di temperatura estiva sono condizione necessaria per un buon risultato finale). La giusta altitudine circa 1400 metri. Il terreno (argilloso e ricco di elementi organici)  che è coltivato ormai da diverse generazioni da pochi individui che tramandano i metodi da padre a figlio con cura maniacale. Il rispetto della natura e la cura del territorio rispettando i cicli di ri-generazione della terra per permettere buoni raccolti nel futuro (la coltivazione a rotazione con alternanza di semine di lenticchie, frumento e....un buon pascolo).  Paradosso della somiglianza con la coltivazione della vite, anche la lenticchia preferisce terreni aridi. 
La lenticchia che ne esce fuori è un legume che ha caratteristiche che difficilmente gli insetti nocivi riescono ad intaccare; non c’è quindi necessità di diserbanti od altre diavolerie del genere..
Pochi sanno che l’altopiano di Castelluccio (notissimo pr tale coltura) altro non è che un fondo di un lago che si è prosciugato in qualche lontana epoca preistorica.  La zona di produzione della lenticchia non è solo il territorio di Castelluccio ma comprende, oltre Pian Grande e Pian Piccolo nel comune di Norcia, anche Pian Perduto nel comune di Castel Santangelo sul Nera (prov. Macerata), oltre ovviamente a Ruscio e Monteleone.  Attenzione ai falsi che spesso girano; basta scrivere Castelluccio e si pensa subito alla lenticchia buona!. Per essere tale assicuriamoci, cari amici di Ruscio e cari lettori, che sia presente sulle confezioni il marchio IGP (indicazione Geografica Protetta) che è stata riconosciuta nel 1997 giustamente e con merito a questa ...perla umbra.  L’IGP garantisce le regole di lavorazione e la provenienza da un determinato territorio...il resto è, permettetemi,  aria fritta.
Le lenticchie, cari amici, vanno d’accordo con la salute: fanno bene al cuore ed al colesterolo. Sono indicate per tutte le età e per tutte le stagioni. Sono facilmente digeribili e quindi consigliate a bimbi ed anziani.
Ed i vini in abbinamento?
Una premessa è necessaria: è importante la ricetta e gli altri alimenti che stanno insieme alla lenticchia. Quindi vini rossi se la lenticchia è unita alla carne; bianchi per tutto il resto.
Nel caso di abbinamento con cotechino o zampone è necessario un rosso frizzante e ‘sgrassante’ del palato: ecco perchè si dice Lambrusco (per le signore vi raccomando un buon Grasparossa amabile) , lenticchia e cotechino.
Lenticchie abbinate con pomodoro richiedono un bianco profumato come un buon Verdicchio dei Castelli di Jesi. Una buona zuppa di lenticchie con pasta corta richiama un buon Pinot Grigio del Friuli....ma io sono testardo e voglio consigliarvi l’abbinamento con i vini umbri perché ritengo, come molte altre persone del settore, un corretto abbinamento quello di vino e cibi del territorio/regione. Quindi avanti con un bel rosso Rubesco di Lungarotti che penso sia tra le scelte più idonee.  Se dopo le lenticchie pensate anche a dei buoni arrosti allora cari amici….buon appetito!.
 
Alla prossima....bevuta!.
 
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