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II "nettare degli dei" E-mail
La Barrozza - Pasqua 2003 - anno XII n. 1
Scritto da Valeria Reali   

Ai quartieri "alti" di Ruscio ferve ormai da anni un'attività silenziosa e discreta, come discrete sono le sue fattrici: le api.

Del resto questi preziosissimi insetti amano gli alberi, i prati fioriti e sono molto sensibili all'inquinamento, quindi quale altro luogo meglio della nostra valle?

Mio cugino, Luciano REALI, ha cominciato quasi per gioco e divertimento ad occuparsi di questi insetti. Come ha raccontato nell'intervista rilasciata, tutto è cominciato aiutando un suo amico, anche lui apicoltore affermato, che appassionandolo con i suoi racconti ed esperienze lo ha spinto in questa attività fino ad arrivare a prendere il suo primo sciame.

Mi ha colpito molto venire a conoscenza della danza che le api bottinatrici, così chiamate perché sono addette alla ricerca del miele, compiono davanti alle loro compagne per segnalare (con un particolare codice tutto loro) la presenza di nettare così utile per la loro comunità, danza che varia a seconda della vicinanza o meno del nettare dall'alveare.

Elemento importantissimo nella dieta di molti animali, il miele è fin dall'antichità consumato anche dall'uomo come alimento energetico e facilmente digeribile tanto da poter essere somministrato tranquillamente anche ai bambini piccolissimi. II colore e il gusto dipendono dalla fonte da cui deriva e dal tempo trascorso dalla produzione stessa.

Quantità rilevante dell'attività di Luciano è il millefiori di montagna, tipico delle nostre parti, ottenuto appunto dal nettare di fiori diversi e da melate (sostanze zuccherine che trasudano da foglie o rami di piante diverse), con gusto particolarmente aromatico e ricco di sali minerali. Una parte della produzione, tuttavia, è legata alla transumanza (nomadismo) delle api in altre località fuori regione da cui si ricava il miele d'acacia, molto richiesto, piuttosto liquido giallo paglierino, con maggiore quantità di fruttosio e di gusto più delicato. Non sono peraltro da scartare quelli di tiglio, castagno e le numerose varianti offerte da Luciano perché tutte solleticano piacevolmente il palato da quella alle noci, ai frutti di bosco, alla nocciolata.

Dall'intervista rilasciata si capisce chiaramente quanto interessante ed emozionante sia la raccolta del miele (smielatura) fatta, la mattina molto presto, quando i favi del melario sono colmi. Tutto deve essere eseguito con un'attrezzatura ed abbigliamento particolari: per avvicinarsi alle arnie senza correre il rischio di essere punti, Luciano e suo fratello Erasmo (che fin dall'inizio lo sostiene e continuamente lo pungola e stimola nella sua attività) devono proteggersi le mani ed il viso con appositi guanti e una maschera.

Estraggono poi i telai e una volta in laboratorio con l'apposita spatola asportano il velo di cera con cui le api hanno sigillato le cellette dopo aver depositato il miele, tolgono il miele tramite centrifugazione e dopo averlo fatto decantare il tempo giusto, il ghiottosissimo liquido può essere invasettato e acquistato direttamente sul posto.

La descrizione sicuramente non rende merito pienamente all'instancabile dedizione dell'apicoltore al suo lavoro, ma la disponibilità e la pazienza di Luciano potranno soddisfare la curiosità di quanti vogliano mettersi in contatto con lui presso la sua azienda al Colle. 


 

 
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