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A proposito di fossi E-mail
La Barrozza - Natale 1994 - anno III n.3
Scritto da Paola Salamandra   

Grazie al progetto della costruzione di una (UTILE?) diga nel fiume Corno,proprio nel tratto che attraversa la nostra valle, si è tornati a parlare della condizione dei fossi che per molti anni sono stati completamente dimenticati al loro destino grazie sia ai decenni di siccità sia alle cattive abitudini che nel frattempo abbiamo acquisito, usandoli come discariche a cielo aperto anche di rifiuti non deperibili.

 

Sfogliando le foto di famiglia ho trovato testimonianza di situazioni molto diverse da quelle attuali, quando c’era l’acqua anche in piena estate e poi durante l’inverno le piene, raccontate dai nostri nonni, erano così abbondanti da creare fastidi o danni anche seri.

Gli ultimi venti anni sono stati di siccità e solo durante qualche inverno più piovoso abbiamo rivisto un rigagnolo di acqua, ben poca cosa rispetto alla portata che i fossi potrebbero avere (ne ho qualche ricordo anche nella mia infanzia).

Se oggi arrivasse una piena sicuramente non sarebbe indolore per la nostra comunità. Nel tempo trascorso il degrado, l’uso insensato e l’incuria hanno modificato i corsi d’acqua e non solo loro.

Lo scempio di una muraglia di cemento in uno dei pochi scorci panoramici che abbiamo non è molto allettante, così come non è piacevole l’idea di essere a valle di un ipotetico bacino artificiale, che forse non esisterà mai se è vero che nella diga ci sarà un’apertura in basso che permetterà alle acque di defluire. Ma allora viene da domandarsi, perché spendere somme ingenti in maniera così superficiale? Non sarebbe più opportuno risistemare gli alvei dei fiumi, rispettandone le aree limitrofe, evitando di costruirvi case, parcheggi e altro come abbiamo visto fare sia a Ruscio che a Cascia e utilizzare questi fondi anche per sanare le scelte non idonee compiute in precedenza?

I nuovi posti di lavoro, le attività estrattive di materiali inerti sono una speranza comprensibile per i giovani residenti, ma quanto sono vere e concrete queste promesse? Non saranno piuttosto “specchietti per le allodole”, per convincerci ad accettare questa bruttura che poi ci rimarrà per l’Eternità, anche quando il lavoro sarà finito?

Il mio non vuole essere un intervento contro il progresso e il benessere economico che ne deriva, piuttosto un invito a ricercare uno sviluppo compatibile con l’ambiente, poiché è solo una costante attenzione alle scelte da noi compiute permetterà ai nostri figli di provare sentimenti di affetto e di attaccamento alla natura semplice e genuina che ha unito a Ruscio le generazioni passate e presenti.

“Dipende soltanto da noi” come dice CAPITAN PLANET, eroico personaggio dei cartoni animati, che noi tutte giovani mamme conosciamo molto bene.

 
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