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Crazy Horse
La Barrozza - Estate 2005 - anno XIV n. 2
Scritto da Francesco Adinolfi   
Tra gli scaffali ordinati della biblioteca, un falco rosso, mi offriva il mistero di Cavallo Pazzo. I suoi artigli pronti alla presa, lasciavano presagire con quale forza e passione la tragedia dei Sioux, mi sarebbe entrata nel cuore, per sempre.

Ho creduto di scegliere ed invece è stato Lui a scegliere me. Cercavo l’oriente, avventure mistiche… ho trovato le grandi praterie del West, la storia di una guerra, di un popolo, di un uomo, un capo guerriero che sacrificò la vita per difendere il diritto della sua gente a vivere come aveva sempre vissuto: Tashunka Uitko, Cavallo Pazzo, o Crazy Horse come lo chiamavano i visi pallidi.

E dire che Cavallo Pazzo, era un sognatore, un uomo che faceva la spola tra il mondo della realtà ed il mondo dei sogni, che per un Sioux era il mondo di Dio. Un ragazzo ricordavano i vecchi della sua tribù i “Lakota Sioux” piccolo di statura ed un po’ strano, che spesso quando la sua anima smarrita, aveva bisogno di parlare con gli spiriti e chiedere loro guida e aiuto, scompariva per qualche giorno, sulle misteriose “Black Hills”, le Colline Nere.

Non c’erano orari, ne scuola , né compiti a casa e pochissima era la disciplina formale per il piccolo “Lakota Siox”, una vera pacchia, la scuola era la vita, e la vita quotidiana era la scuola, in un processo di istruzione che, attraverso il gioco lo preparava a diventare uomo.

Il padre di “Riccetto”, così veniva chiamato da bambino Cavallo Pazzo, non aveva ricchezze ne pedigreè, ma possedeva la saggezza di chi è costruttore di uomini.

Predicò a suo figlio, quando lo ritenne pronto, le quattro virtù, che una volta praticate, lo avrebbero portato alla “Visione”, momento magico nella vita di ciascun i indiano, perché il “Grande Spirito” si manifesta indicandoti chi sei e quale sarà il tuo destino.

Figlio disse: La prima virtù è il Coraggio.

E’ meglio morire sul campo di battaglia che invecchiare da vigliacchi.

La seconda virtù è la forza di carattere.

Tu devi sopportare il dolore, la fatica, la fame, la sete senza mai lamentarti e devi comportarti con i tuoi fratelli e sorelle come vorresti che loro si comportassero con te.

La terza virtù è la generosità

Nessun uomo rimarcò, deve mangiare un boccone se sa che i suoi fratelli hanno fame. L’ultimo pezzo non deve essere per te ma per gli altri.

La quarta virtù, è la più difficile, è la saggezza.

Saggezza vuol dire rinunciare al tuo piacere per il bene degli altri, vuol dire avere la forza di guidare, di essere d’esempio, di portare la pace dove c’è la rissa.

A questo punto, il più paziente dei lettori si chiederà : ma tutto questo cosa c’entra con Ruscio ?? E poi qui, di indiani, ce ne sono già tanti ….basta guardà giù pe’ la Tazzaretta o pe’ Via della Grande Italia che, altro che indiani!!!!! Quanti ne voi??? Indigeni… Metropolitani….. In effetti qualcosa sicuramente ci accomuna agli indiani pellerossa…. chiacchierare davanti al fuoco…. ballare all’aperto… mangiare l’arrosto ………. Nasce allora l’idea, di trascorrere insieme ai nostri cuccioli, una giornata da “Sioux”, nel parco di Ruscio, per vivere le nostre storie, sotto le stelle.E allora, appuntamento a Ruscio:

Materiale:

Una tenda, sacco a pelo o coperte, colori per il viso, fogli di carta crespa , piume con nastrino, un fazzolettone, l’occorrente per l’arrosto, ed i vostri pensieri liberi .

Attività :

Costruzione del campo; giochi tra le diverse tribù; preparazione dell’arrosto di “bisonte” , gioco notturno.

Seguite le mie tracce c/o pro Ruscio a partire dal 14.8.2005 per ulteriori informazioni e la scelta del nome.

 
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