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Ruscio e i suoi colori E-mail
La Barrozza - Estate 2008 - anno XVII n. 2
Scritto da Anna Dolci   

Osservando Ruscio dai vari tornanti della strada che porta a Monteleone, più si sale e più si scopre e più si allarga la splendida veduta, che sui libri di geografia locale viene definita la “valle del Corno”, valle che inizia dopo Leonessa e termina con il ponte delle Ferriere.

Più si sale, più si scopre e più si allarga, e allargandosi questa veduta aumenta la varietà dei colori formando una ineguagliabile scala di sfumature: sullo sfondo, la cima nuda, e qualche volta un po’ imbiancata del monte Cambio, di fronte i “cretoni” del Trivio, come delle grandi dune, in basso, il bianco del Corno che si addentra tra i verdi “biadani” fino a S. Lucia, e per chiudere il grigio della roccia a sfoglie di monte Palvario.

Un pittore francese dell’’800 riproduceva le stesse inquadrature del suo villaggio, nelle varie stagioni, fermandole per sempre nelle sue tele, con quei mutamenti che normalmente neanche osserviamo.

Ma a Ruscio pur senza il pittore francese noi avvertiamo questi mutamenti, li apprezziamo e li reclamizziamo.

Nel periodo maggio-giugno un aspetto straordinario colpisce e movimenta il paesaggio: i campi intorno S.Maria e quelli sotto la chiesa della Madonna Addolorata sono coperti da un manto giallo, di un giallo acceso, un giallo allegro. Più o meno sparsi questi campi di giallo si ritrovano anche vicino la fonte dell’Asola e la Miniera e danno veramente un tocco di gaiezza e di vivacità.

Il nome di questa fioritura è un nome singolare, la rapacciola, probabilmente imparentata con la famiglia delle rape…. quasi a dare riscatto, con la bellezza dei fiori, a un frutto della terra, sinonimo di semplicità.

Finita la fioritura del giallo ritorna il dominio del verde, verdi le spighe di grano, verde il farro, verde la lenticchia. Poi dopo la mietitura dei campi, viene il colore e l’aridità della paglia e dell’estate e Ruscio sembra una landa deserta, i cigli delle strade senza fiori, con pochi prati verdi ad eccezione di qualche prato ad erba medica. E così avanti nella stagione, impoverendo e seccando campi e boschi fino a giungere però ad un nuovo spettacolo, non più nei campi, ma sugli alberi: i colori dell’autunno.

Dentro Ruscio non abbiamo tanti alberi, però basta alzare lo sguardo verso il monte Ato, il Colle Ruscio, la Trogna, la montagna di Monteleone e la tavolozza dei colori è completa.

Il rosso degli aceri, l’arancione dei faggi, il giallo chiaro degli arbucci, il giallo acceso degli olmi, formano una vivacità scoppiettante, imprevedibile.

Certo questi colori, questi alberi sono dappertutto, ma l’assembramento e l’avvicendamento, a noi così vicini, ci permettono di apprezzarli ancor di più…. per colorare il nostro paese.

 
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