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Al paesello...sì, ma d'estate! E-mail
La Barrozza - Natale 2007 - anno XVI n.3
Scritto da F. A.   

L’estate sembra averci appena lasciato, eppure l’inverno ci ha già abbracciato con le sue temperature rigide ed una sensazione di malinconia e solitudine che hanno preso il posto della confusione e delle feste dei 15 giorni estivi.

E’si.. perché i nostri paesi conoscono un po’ di vita e di luce nei soli 15 giorni di Agosto, o poco più..
E’per questo che non mi trovo in accordo con chi, poche sere fa, ha definito Moteleone un’”isola felice”.

E’vero che noi conosciamo quel calore umano che in città è invece solo solitudine e triste individualismo. Ciò vuol dire che, uscendo, ogni sera possiamo trovare qualcuno con cui scambiare due chiacchiere o trascorrere un’oretta.

Non siamo affatto toccati da tristi vicende come le ultime di Roma; i venti tremendi della storia dei nostri giorni sembrano appena sfiorarci attraverso le notizie del telegiornale. Ma non potremo MAI fare della tranquillità e dell’atemporalità del nostro paese i suoi punti di forza.

Non siamo stressati dal caos e dal traffico cittadini; tutti ci conosciamo, e, più o meno.. siamo in grado di aiutarci l’un l’altro,

MA

sfido chiunque ad abitare qui tutto l’anno!.. E poi magari domandargli di nuovo se Monteleone sia davvero un’isoletta felice??..
La mia fastidiosa impressione è che Monteleone, con tutti i suoi paesi, sia troppo spesso dipinto come un idillico quadretto pastorale, una sorta di “locus amoenus”, dove la città è lontana, troppo lontana.

Il nostro paese è divenuto il luogo dove trovano rifugio pensionati e villeggianti, costretti a vivere nell’ambiente degradato delle città.
Ma bisogna trovare una soluzione per evitare lo spopolamento continuo, specialmente delle giovani generazioni, in parte tristemente rimediato da anziani pensionati e vacanzieri.

Purtroppo quella tranquillità che risulta così gradita a chi esce da un caotico anno lavorativo, che dà ristoro agli “stressati della città”, è invece quello stato tedioso in cui viviamo tutto l’anno e che ci costringe ad andarcene, a scappare, a cercare nuove e più ampie prospettive.

Rileggendo il numero de “La Barrozza” dell’estate 2005 con rabbia ho constatato alcune cose..

Ruscio viene idealizzato in maniera distorta, addirittura denominato come una “piccola Svizzera con tutte le sue comodità e svaghi”. E dove sono questi?
Oppure ancora ne “Il Giornale dell’Umbria”, secondo le interviste rilasciate da alcuni, sembrerebbe che a Ruscio si stia veramente bene e che ci sia lavoro. E dov’è il benessere insieme alle possibilità lavorative?

E’inutile e controproducente usare tali mezzi di comunicazione per idealizzare i nostri paesi, piuttosto dovremmo usarli per scuotere la situazione, per incitare al cambiamento e a nuove iniziative, anche per chiedere aiuto, per rinascere. 

Cerchiamo di sfruttare iniziative ed organizzazioni come le Pro Loco o il notiziario “La Barrozza” per stimolare la vita dei paesi anche nelle buie stagioni invernali, perché ricordatevi che noi non viviamo nei soli mesi estivi; abbiamo altri nove mesi da attraversare nel freddo e nell’isolamento. A volte cercate di scrivere anche quello che succede qui in inverno, non solo le partite di pallavolo, i tornei di calcio, le serate danzanti, l’osservazione delle stelle, i karaoke, le lotterie e i mercatini del mese di Agosto, ma anche i nostri disagi e le cose che non vengono fatte.

Ci sono persone, (ormai sempre di meno), che qui hanno scelto di vivere, di lavorare e di metter su famiglia e che si imbattono quotidianamente nei problemi legati alla mancanza di solide  prospettive di lavoro, alle necessità sempre più ingenti dei figli per quanto riguarda la scuola, l’università, le opportunità di apertura e di nuove amicizie, e a cui giovano poco le manifestazioni e i momenti di festa del mese di Agosto, sempre riconoscendo l’impegno di chi li organizza. Abbiamo bisogno di altro per sopravvivere.

Qui potete addormentarvi in un silenzio atipico, quasi surreale se a volte non ci fosse il canto dei grilli a fare da sottofondo;
qui potete lasciare i vostri figli liberi di andare in bicicletta senza alcun pericolo; quest’oasi fatta di pace e serenità è però la conseguenza di un isolamento inespugnabile, di uno spopolamento irreversibile, della mancanza di vie di comunicazione e di servizi efficienti.

Questa condizione che dà tregua ai vostri affanni della routine quotidiana, non è altro che il sintomo di un paese che pian piano si sta spegnendo.

Noi giovani di Monteleone siamo accusati di disfattismo, poiché vediamo nel trasferirci in altre realtà più agiate, l’unica soluzione per il nostro futuro. Non siamo disfattisti, siamo semplicemente scoraggiati. Sappiamo che a Monteleone manca un piano regolatore; si è pronti ad aggrapparsi ad ogni minimo cavillo burocratico per ostacolare l’iniziativa del proprio compaesano. Senza renderci conto che in una realtà già svantaggiata come la nostra, le pratiche, gli iter burocratici vanno snelliti, facilitati, e non appesantiti. SUPERIAMO QUESTA CONCEZIONE! Mettiamo da parte le invidie, i rancori, le vecchie inimicizie; soprattutto facciamo in modo che vengano escluse dal lavoro di coloro che ci amministrano.

Una nuova iniziativa, una nuova idea, l’intraprendenza di alcuni vanno premiate e non osteggiate dalle invidie e dalle cattiverie che si nascondono sotto la fantomatica e per lo più immaginaria macchina burocratica. Una nuova attività commerciale porta soldi, movimento, gente e mette in moto tutto l’apparato economico del paese. Non ci lasciamo accecare dalla stupida e allo stesso tempo meschina paura che il nostro vicino, che magari conosciamo da una vita, riscuota più successo di noi.

Spero che il mio appello venga raccolto da chi amministra, dal giovane entourage di cui si è circondato il sindaco, da chi, negli uffici del Comune, è responsabile della crescita e del regresso di questo paese.

Lasciate ai vostri figli un paese migliore.

Siamo in pochi, forse troppo pochi, ma l’unione fa la forza.. e voi vacanzieri.. veniteci a far visita anche in inverno!

 
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