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La Barrozza - Estate 2003 - Anno XII n. 2
Scritto da Fabrizio Angelini   

Tutto cominciò più o meno all’inizio degli anni ’70, quando un gruppo di giovani suorine si stabilì a Ruscio per la prima volta. Suor Geltrude (chi non la ricorda) portò una ventata di novità nelle nostre abitudini: cominciammo a trascorrere le serate presso l’asilo, dove avevano preso dimora, cantando accompagnati dalla sua chitarra; di giorno eravamo spesso impegnati con le prove delle canzoni per la Messa, e ben presto ci trovammo anche alle prese con uno spettacolo destinato al giorno della festa: i famosi “Balletti”, danze folcloristiche da lei coreografate. Io, che ero uno dei più piccoli, ero anche uno dei più assidui e partecipai anche a tutte le edizioni che seguirono negli anni a venire, quasi sempre in coppia con Donatella. Il mio destino era già segnato.

A dire la verità già dall’età di 5 anni mi esibivo spesso, a Roma, negli spettacoli in parrocchia e studiavo anche il pianoforte. Poco tempo dopo a Ruscio davamo vita al complesso “The Scellerates People”: un Hit Organ Bontempi, tre fustini di detersivo ricoperti e qualche chitarra, col quale spaziammo nel repertorio più disparato, concentrandoci poi sulle canzoni romane e napoletane, andando in “trasferta” anche a Roma. Da lì all’idea di una commedia musicale il passo fu breve e nacque “’Na storia de Roma”, rappresentata in “Piazza dei 6” il Venerdi 17 agosto 1979 (alla faccia della superstizione!). Pierpaolo, Donatella, Annamaria, Annarita, …e tanti altri, ben 27! Nessuno era mai riuscito a combinare quello che abbiamo realizzato noi quella sera. Peccato che allora le videocamere ancora non esistessero… Ci rimangono così solo alcune foto e dei bellissimi ricordi.

 Probabilmente in quel periodo decidevo quello che avrei voluto fare da grande, e non come un hobby ma come una vera professione. L’estate successiva presentammo un’altra serata in cui coinvolgemmo anche alcuni adulti nella veste di attori, mentre intanto proseguivano i canti polifonici nelle funzioni religiose, con me e Pierpaolo non più solo interpreti ma anche direttori.

Ormai ero maggiorenne, avevo terminato le scuole e cominciai a occuparmi dell’attività che avevo scelto. Sono stati anni impegnativi, in cui mi sono dedicato alla danza (diplomandomi poi all’Accademia Nazionale), al canto e alla recitazione, girando l’Italia in lungo e in largo con diverse compagnie (e a volte anche all’estero), passando anche per il Teatro dell’Opera di Roma e il San Carlo di Napoli, arrivando poi anche alla coreografia e ultimamente alla regia. Il mio chiodo fisso era da sempre il musical: nel ’90 fui preso per “A Chorus Line” con la Compagnia della Rancia (con la quale collaboro tuttora), e nel ’92 fui scritturato da Garinei per due stagioni nel mitico Teatro Sistina. Si realizzava un sogno. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi nomi dello spettacolo italiano: Cuccarini, Goggi, Paganini, Ferrari, Montesano, Proietti, D’Angelo, per citarne alcuni, e poi la Nicoletta Mantovani…(ho anche preso un tè con Pavarotti nella sua casa di New York!).

Spesso mi chiedono se questa passione sia ereditata dalla famiglia, e in genere ho sempre risposto di no. Tutti sapete che i miei erano commercianti. Però a pensarci bene ho avuto un nonno poeta (Pietropaolo), uno zio cantante (Nicola), un altro zio artista ai tempi della rivista addirittura con Wanda Osiris (Nino)… Quindi in qualche modo qualcosa scorreva nel sangue.

La strada non è stata semplice, e non lo è tuttora, perché è un lavoro nel quale di fatto non si ha mai niente in mano che assicuri un qualcosa per il futuro. Però non posso lamentarmi: soprattutto ho la fortuna di fare  il lavoro che ho scelto e che dopo 18 anni a me non sembra comunque un lavoro.

E sicuramente il sostegno e l’energia che arriva da tutti quelli come voi che mi conoscono, mi seguono o in qualche modo chiedono mie notizie non è cosa da poco. Come pure i gruppi che si formano per vedere i miei spettacoli. Per “Bulli e Pupe” al Sistina, lo scorso ottobre, eravate ben 60! Certo, parlando con alcuni di voi, ci faceva effetto l’idea che 20/25 anni prima in quello stesso teatro, in quella stessa galleria eravamo insieme a vedere “Rugantino” o “Aggiungi un posto a tavola”, ed ora all’ingresso del teatro c’era un mega-manifesto con il mio nome come regista e coreografo.

Però io ho cercato di rimanere la stessa persona di quando cantavamo con i fustini del detersivo, anche se ora a Ruscio non mi vedete spesso, in quanto noi si lavora quasi sempre anche d’estate (sì, a ferragosto, come a capodanno, a Natale, a Pasqua…).

Ed è per questo che approfitto di questo spazio per ringraziare tutti dell’affetto e della partecipazione. E chissà che un giorno o l’altro non si riesca, come diciamo spesso con Pierpaolo, a rimettere in scena quello spettacolo in Piazza dei 6… Ma certamente con i vostri figli come protagonisti: io non ho più l’età per fare il “giovine innamorato”…!

        

 
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