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Prefazione 2
I Quaderni di Ruscio - Un'altra Ruscio, un'altra Monteleone di Spoleto
Scritto da Pierpaolo Vannozzi   

Abbiamo voluto ricordare i 35anni della nostra Associazione pubblicando questo primo quaderno su un grande fenomeno che ha riguardato il nostro Paese alla fine dell’800 e dagli inizi del ’900 e che ha coinvolto anche la comunità di Monteleone e Ruscio: l’emigrazione versoi nuovi mondi alla ricerca di quelle condizioni di vita che la giovane Italia post-- unitaria non riusciva a soddisfare.

E’ passato solo un secolo ed il problema si ripropone in tutta la sua drammaticità anche se il nostro paese, passato nella schiera della grandi nazione industrializzate,si trova ad affrontarlo in termini completamente opposti: ieri eravamo quelli che attraversavamo gli oceani per cercare fortuna in mondi nuovi, industrializzati e più ricchi; oggi siamo coloro che, posti al di là del Mar Mediterraneo, rappresentiamo per migliaia di persone la terra promessa, il luogo dove poter pensare di vivere e progettare una vita futura fuori dai cronici problemi che attanagliano intere nazioni.

Allora—come oggi – non poche furono le conseguenze sociali che le ondate migratori e portavano nei nuovi mondi. Non dimentichiamo come la mafia—fenomeno storicamente e culturalmente legato al nostro meridione—ebbe la capacità di estendere i suoi tentacoli nell’America del nord creando un profondo sistema di illegalità che di certo non ha fatto onore al nostro Paese.

Eppure, accanto a schegge impazzite, salirono su quei bastimenti uomini, donne e bambini che ovunque nel mondo ebbero la capacità di adattarsi, lavorare ed integrarsi nelle nuove patrie, raggiungendo anche posizioni sociali di prestigio ma mantenendo pur sempre uno stretto e costante legame con la madre patria. Allora -- come oggi -- quegli umili emigranti furono necessari alle nazioni che li accolsero con diffidenza: oggi -- come allora -- quelle stesse nazioni possono e devono dire di aver raggiunto il lorogrado di prosperità e di benessere anche grazie al lavoro ed al sacrificio di quegli emigranti analfabeti.

Nella sua semplicità storica e cronologica questo lavoro vuole essere la memoria storica di un evento che coinvolse la nostra comunità.Una storia che oggi si ripete per via di quei corsi e ricorsi storici di cui già parlava Giovanbattista Vico alla fine del XVI secolo. Storie e fenomeni già vissuti che ciclicamente si ripetono cambiando solo nomi, paesi e soggetti che li vivono ma lasciando intatta la sostanza del fenomeno.

Un fenomeno che oggi trovala sua razionale giustificazione nel perdurare di una diseguaglianza sostanziale tra zone diverse di questo pianeta, nella mancanza di giustizia e democrazia nelle regioni più povere della terra e nella normale ricerca, da parte dei piu umili e deboli, di una possibilità di vita più umana, dove poter pensare di costruire un future migliore per sè ed i propri figli, dove poter almeno pensare di sopravvivere.

Se questo benessere ci fosse stato a Ruscio cento anni fa di certo i trecento e passa nomi indicati in questo quaderno non avrebbero sfidato l’ignoto, non avrebbero subito le umiliazioni e gli stenti che hanno patito, non avrebbero lasciato affetti, il certo per l’incerto.

Gli scugnizzi napoletani che lustravano le scarpe sulla Fifth Avenue di New York non furono diversi dai singalesi,indiani e magrebini che puliscono oggi i vetri delle nostre autovetture ai semafori o a coloro che si rendono disponibili realizzare tutti quei lavori piu’ umili che non intendiamo piu’ svolgere.

Le loro attuali miserie e le loro difficoltà sono lo specchio fedele di ciò che vissero i nostri paesani cento anni fa!!

Per questo motivo il quaderno di storia che andiamo a leggere pur non trattando di grandi scoperte, vittorie militari o fatti eclatanti merita tutta la nostra attenzione e deve essere lo spunto per riflettere su quella umanità di ieri e di oggi ingiustamente maltrattata, non capita e spesso e volentieri non tollerata nella quale anche noi - gente fortunata – dobbiamo necessariamente riconoscerci nel presupposto universale di essere tutti comunque uomini degni di rispetto.

Pier Paolo VANNOZZI

 
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