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Una finestra sulla Valnerina: La Scuola chirurgica di Preci E-mail
La Barrozza - Estate 2000 - anno IX n. 2
Scritto da P. Brunetti   

UNA FINESTRA SULLA VALNERINA

Continua la nostra rubrica che intende divulgare i luoghi, la storia, la cultura della nostra terra.

LA SCUOLA CHIRURGICA DI PRECI

Della Valle del Nera, nell’Umbria sud orientale, sono note le bellezze paesaggistiche e la ricchezza delle opera d’arte disseminate nei suoi castelli ma non tutti sanno che in questa vallata è nata, agli albori del medio evo, e si è sviluppata fino a tutto il XVIII secolo, una fiorente Scuola di Medicina e Chirurgia la cui fama era diffusa ben al di là dei confini della Regione, in tutta Europa.
In realtà  il nucleo principale di questa scuola ebbe sede nel Castello di Preci e da qui la denominazione di Scuola Chirurgica di Preci come essa è abitualmente conosciuta. Preci si affaccia sulla valle Campiana (“Vallis Campii”, così citata da San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi) dal nome del torrente Campiano cha la percorre per confluire poi nel Nera ma denominata anche Valle Castoriana dal Culto dei Di oscuri (ispiratori dell’arte medica) Castore e Polluce, discepoli del medico centauro Chitone, culto trasformato inera cristiana in quello di SS Cosma e Damiano.
Cosma e Damiano, medici nativi di Egea in Cilicia, esercitavano la loro professione senza compenso per pura opera di misericordia ed incontrarono il martirio sotto Diocleziano nel 303. Sono questa anche le radici della Scuola di Preci di cui i SS Cosma e Damiano furono i protettori.
Numerose furono le influenze culturali che, nel corso dei secoli, confluirono in questa area geografica creando un humus favorevole alla nascita ed allo sviluppo di una sapienza medica.
Nel V secolo la Valle Castoriana era una Tebaide di santi eremiti che vivevano in vari asceteri vicino ai piccoli oratori secondo la regola di San Basilio. Con ogni probabilità provenivano dall’Oriente e precisamente dalla Siria che abbandonarono per sfuggire al clima di tensione e di contrasti che segui al Concilio di Efeso del 431. La loro vita di preghiere e di penitenza e le opere miracolose ad essi attribuite trovarono uno storico attento e fedele nel Papa S. Gregorio Magno che ne dette una accurata descrizione nel I libro dei Dialoghi. Fra essi si ricordano S. Spes, vissuto nell’eremo di Campli e i suoi seguaci, S. Fiorenzo  e S. Eutizio  al cui nome fu in seguito dedicata la Chiesa Abbaziale sul luogo del primitivo oratorio di Santa Maria.
La fama della loro santità era ben conosciuta  nella vicina Norcia dove, nella seconda metà del V secolo, fra il 470 ed il 480, nacque S. Benedetto. S. Benedetto visse quindi nel clima di grande spiritualità creato in questa vallata dai monaci eremiti traendone ispirazione per la stesura della sua regola. Gli eremi della valle Campiana, che del movimento benedettino costituirono la culla spirituale, ne acquisirono quindi la regola, trasformandosi in monastero a partire dal IX secolo e, dopo, nella imponente Abbazia di Sant’Eutizio centro di cultura e di spiritualità per molti secoli successivi.
L’Abbazia di Sant’Eutizio, da poco per buona parte restaurata, era dotata di una “scriptorium”, di una scuola di miniaturisti, di una biblioteca ricca di testi religiosi e profani e certamente anche di una infermeria alla quale era preposto un “Monacus Infirmarium” e che poteva disporre di un’ampia collezione di erbe disseccate fornite di proprietà medicinali, raccolte nella Valle Castoriana.
Al ricettario monastico che illustrava le proprietà terapeutiche della malva come antinfiammatorio, della gramigna, utile a controllare la calcolosi renale, del sambuco indicato nella gotta e più in generale nei reumatismi, del carciofo, del papavero, dell’erba muraiola e di altre innumerevoli essenza, faceva riferimento la medicina del tempo praticata nel monastero  e anche al di fuori di questo. Il ricettario era il frutto della esperienza locale tramandata dai monaci siriani e sviluppata nei monasteri benedettini concepiti, secondo la Regola, come cittadelle interamente autonome e quindi anche dotate di una “Studium medicinae”.
Vari elementi caratteristici dell’operosità della gente della vallata contribuirono a formare l’esperienza medica e chirurgica che detto origine alla Scuola di Preci. Fra gli abitanti della zona era infatti diffuso il mestiere di “norcino” e giustamente famosa – e lo è ancora – la loro grande attitudine alla sezione della carni suine ed alla castrazione. Essi divennero, perciò grandi conoscitori dell’anatomia, traendo esperienza anche dalla osservazione di calcoli, cisti ed altre patologie osservate nei suini.
Dalla esperienza animale alla pratica chirurgica sull’uomo il passo dovette essere brave avendo  in ciò l’ausilio delle opere mediche trascritte nello “Scriptorium” e conservate nella biblioteca dell’Abbazia. Fu così che si sviluppò l’arte di asportare i calcoli vescicali o litotomia o di operare le ernie.
Nel XII secolo tuttavia la sapienza medica monastica passava dall’Abbazia ai laici in virtù del divieto posto ai monaci, con il Concilio di Reims, dell 1311, poi confermato in Concili successivi fino a quello Lateranense del 1215, di esercitare la professione chirurgica (“Ecclesia abhoret sanguine”). Ciò consentì una ancora maggiore diffusione della conoscenza medica fra la popolazione locale e la creazione di numerose scuole. Nella scuola Chirurgica preciana si distinguevano due categorie di operatori: gli “empirici” ed i “professionisti”. Gli “empirici” esercitavano la cosiddetta “mezza chirurgia”, consistente soprattutto nella litotomia e nell’abbassamento della cataratta. Essi formavano il Collegio dei SS. Cosma e Damiano  e vanivano denominati a seconda della loro specialità “Medicus vulnerarius, Phlebotomus, Ophtalmicus e Lithotomus”. Erano estremamente esperti nella loro arte che si tramandavano di padre i figlio fino a costituire delle vere e proprie dinastie di cui è possibile ricostruire la storia e l’attività chirurgica anche per più secoli. A loro si deve la elaborazione di un ricco e talvolta originale armamentario chirurgico oggi conservato in vari musei. Essi usavano, a differenza di altri, cauterizzare le ferite, il che consentiva loro vantare un’alta percentuale di guarigioni fino all’80/90%. A loro si deve anche la stesura di veri e propri trattati adottati nelle scuole mediche del tempo. Le prime documentazioni delle attività dei chirurghi preciani risalgono al secolo XIII ma, come abbiamo visto la loro esperienza ha radici più antiche che affondano nella tradizione religiosa e medica della Valnerina: comunque, all’inizio del 1200, questa pratica doveva essere ben consolidata se nel periodo che va dal 1222 al 1246 un “Magister Petrus Perusinus”, assai stimato a Bologna, di probabile origine nursina, operava a Perugina in un Centro di studi di medicina che precedete la successiva fondazione dello “Studium Generale”.
La seconda categoria di operatori è quella dei “Doctores Physici” sorta nel secolo XVI sulla base della tradizione empirica. I “Doctores Physici” o “professionisti” erano abilitati alla chirurgia universale pur restando specializzati in litotomia e oculistica. Molti di essi frequentarono le Università di Bologna, Padova e Perugina conseguendo ala laurea in filosofia e medicine ad a loro volta furono richiesti come lettori in molte università  e come primari e litotomi in vari ospedali e Comuni.
Preci ebbe la più alta concentrazione di famiglie dedicate all’arte chirurgica – fino a 30 – mentre a Norcia ve ne erano solo 15. A Cascia, in molte famiglie, fu coltivata la chirurgia della cataratta. Fra i Chirurghi preciani si distinguono gli Scacchi, gli Accoramboni, i Cattani, i Carocci, i Censurati, i Salimbeni e molti altri dei quali è possibile ricostruire l’albero genealogico dal XIII al XVII secolo. In Preci si possono ammirare molti palazzi gentilizi appartenenti a queste dinastie di medici contrassegnati da stemmi gentilizi o da iscrizioni umanistiche o illustranti le loro attività.
La fama dei chirurghi preciani si diffuse presto in tutta Italia e fuori di essa. Durante Scacchi fu Archiatra di Sisto V ed il fratello di lui Francesco operò di cataratta al regina Elisabetta di Inghilterra nel 1588. Orazio Cattani fu medico del Sultano Mehemed intorno al 1620 ed i fratelli Carocci furono chiamati del 1648 da Eleonora Gonzaga per l’intervento alla cataratta.
Fra i vari Comuni della Valnerina anche Cerreto fu sede di numerosi medici senza che peraltro si formassero vere scuole dinastiche. Si ricordano a proposito il medico chirurgo Evangelista Arrighi del XV secolo, gratificato di cittadinanza onoraria da parte dei Comuni di Foligno, Trevi e Spoleto, Stefano Pontano, medico di Gregorio XIV nel 1590, Antonio Filippo Ciucci primario Chirurgo di Macerata mentre un altro Cerretano spettò l’onore del XV secolo di essere lettore di Medicina presso l’Università di Padova.
La scuola di Preci può forse non vantare gli stessi titoli di nobiltà della scuola di Salerno o di quella di Montpellier ma resta tuttavia una delle fonti più importanti, anche se meno conosciuta della nostra tradizione medica.

(tratto dall’agenda UMBRIA 2000 della Regione)

P. BRUNETTI

 
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