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La preda … troppo silenziosa E-mail
La Barrozza - Natale 2000 - anno IX n.3
Scritto da Osvaldo Perelli   

Tre cacciatori, che chiameremo Giovanni, Natalino e Zì Domenico della Ballaccetta (chi non ricorda la sua indecifrabile battuta: nini, te fa lu smirju?), si erano dati appuntamento alle otto della sera per una caccia notturna alla posta della lepre. Questo tipo di caccia consiste nell’indirizzare l’animale, tramite i cani, verso un punto stabilito dove si presume (nel nostro caso la certezza) che transiti la lepre. Più per curiosità, che per passione, chiesi a mio zio Giovanni di partecipare come osservatore alla battuta e avutone il consenso, mi aggregai al terzetto.

Ci incamminammo verso la Trogna, usufruendo di una luna piena che illuminava il sentiero. Giunti ai piedi del monte, mastro Giovanni diede le opportune disposizioni: assegnò a Zio Domenico la posizione intermedia della costa, a Natalino la parte più alta e delicata, cioè la cima del monte, sgombra di arbusti  (dove ora è l’antenna del ripetitore) riservandosi il compito di guidare i cani che a loro volta dovevano spingere la lepre verso l’alto e all’aperto.

La caccia ebbe, in verità, un inizio infelice, poiché i cani invece di trovare una lepre si intestardirono a lungo a stanare, invano, una volpe, provocando la reazione nervosa di Zio Giovanni che espresse a mezzo di improperi contro i cani.

Poi la “canizza” terminò e subentrò una breve pausa di silenzio, rotto da un nuovo e diverso abbaiare dei cani.

“Ce semo, regà” mi sussurrò zio Giovanni, e pur non essendocene bisogno, preso dall’emozione invitò a me a stare calmo; quindi, quasi vivendo le fasi e “in diretta” mi disse con quella sua caratteristica forma di intercalare le parole: “mò è … è rivata vicino a zi Domenico, eccola, mò su la costa e mò ….. mò Natalino je spara”.

Ma dello sparo sperato nessun botto.

Passò un quarto d’ora quindi mezz’ora di silenzio al  che zio Giovanni, spazientitosi, si inerpicò verso la cima, chiamando ansante: “Natalì, Na … Natalì, perché nun hai sparatu? Nun …nun l’ha vista la … la lepre?”

“La lepre?” rispose candidamente Natalino, rimasto ancora in posa di tiro: “Io non l’ho sentita!!”. “ Mica portava la campanella”, ribattè Giovanni.

A questo scambio di battute (che non erano di caccia, bensì di spirito) scoppiai a ridere, ma lo sguardo di Zio Giovanni mi gelò all’istante. In fondo, anche se lo scopo non era raggiunto, chi aveva goduto di più eravamo stati io e la lepre.

 
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