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Una giornata di guerra a Ruscio E-mail
La Barrozza - Natale 2006 - anno XV n.3
Scritto da Francesco Peroni   

Pensare Ruscio, come a un teatro di guerra e’ davvero difficile, se non impossibile per chi la guerra non l’ha mai vissuta sulla propria pelle e per chi di Ruscio conserva il ricordo di giorni felici e spensierati.

Ma non e’ sempre stato cosi’. Chi volle fuggire da Roma, nel corso della seconda guerra mondiale, pensando di trovare a Ruscio un rifugio di tranquillita’ si sbagliava di grosso. Ruscio, Monteleone e tutta la Valnerina rappresentarono il passaggio obbligato per le truppe tedesche, dapprima, subito dopo l’otto settembre, verso Roma e la linea di difesa di Cassino, e con il precipitare degli eventi, verso l’Alta Italia, in ritirata. Senza dimenticare la costituzione, tra Leonessa e Cascia, quindi con Ruscio quale baricentro geografico, della Prima Zona Libera del centro Italia. Con la conseguenza immediata di un concentramento di forze tedesche, proprio per contrastare la Brigata Gramsci partigiana operante in zona.
Non dimentichiamo, poi, lo sventato cannoneggiamento di Monteleone, con le batterie tedesche posizionate proprio davanti alla Chiesa della Madonna Addolorata, grazie al provvidenziale intervento della Sig.ra Puccetti, giovane moglie di un ingegnere austriaco della miniera di lignite di Ruscio.

La viva testimonianza di Renato Cicchetti, che la Redazione de “La Barrozza” ringrazia per la sua sempre pronta disponibilita’ a raccontarci del Ruscio che non c’e’ piu’, corroborata dalla ricerca di fonti storiche, ci ha reso possibile riscoprire una terribile giornata di guerra a Ruscio.


Il 10 giugno 1944, un contingente di truppe tedesche in ritirata, dopo la caduta di Cassino, composto da uomini di varia nazionalita’, si trovava mimetizzato lungo la strada che da Ruscio conduce alla Miniera di lignite.

Uomini, mezzi e numerosi cavalli per il trasporto delle salmerie, si riposavano al ridosso del ciglione della strada, vicino alla Fonte dell’Asola, dopo una notte intera di cammino. Si marciava di notte per evitare di essere oggetto di raid aerei da parte degli Alleati.

La vita di tutti i giorni, a Ruscio, continuava, pur nel mezzo del secondo conflitto mondiale. Occorreva governare gli animali, lasciati liberi al pascolo, nella speranza di ritrovarli indenni dai numerosi furti, altrimenti dette requisizioni che, tedeschi e partigiani perpetravano ai danni dei pastori e contadini.

E cosi’, due cugini, Renato e Mario Cicchetti, intorno alle dieci di mattina, si trovarono ad attraversare le fila dei soldati nascosti sotto teli mimetici e frasche, quando, due ricognitori, provenienti da Leonessa, passando a bassa quota, intravidero la colonna in riposo.

Il rombo degli aerei fece immediatamente ridestare i tedeschi che, presi i nostri due compaesani, si gettarono nei fossi lungo la strada. Non accadde nulla; tra i soldati serpeggiava la speranza di non essere stati avvistati.

Renato e Mario, rialzatisi, incominciarono di buon passo, a camminare per raggiungere la localita’ Macchiacela, dove erano al pascolo le proprie bestie.
Si erano allontanati un bel po’ e si trovavano sulla collina di Scoppagamberi, quando i due aerei, tornati indietro, cominciarono a mitragliare e a spezzonare a bassa quota la colonna di tedeschi.

La breve ma dura incursione aerea lascio’ sul campo 7 morti, tutti soldati di origine slava e numerosi cavalli.

Sembra incredibile che tutto cio’ si possa essere svolto proprio alla Fonte dell’Asola, meta di tante nostre passeggiate estive!
I sette caduti furono cristianamente sepolti nel cimitero di Monteleone e il parroco di allora, Don Enrico Ricci, trascrisse i nomi dei soldati, probabilmente rintracciati sulle placche di riconoscimento, nel Libro dei Morti della Parrocchia, uniti, indissolubilmente cosi’, alla storia della nostra comunita’.

I loro nomi: Sergente Pavel Supola, Fau Petricko, Kasimir Basta, Stefan Kuruc, Fau Paulovic, Pavel Pivovarci, tutti definiti nel latino ecclesiastico “miles Slovaccus, apud Fonte dell’Asola in comunione S. Matris Ecclesiae animam Deo redditit, pyrobalorum displosione percussus; cuius corpus die eodem sepultum est in Coemeterio pubblico” (soldato slovacco, ha reso l’anima a Dio in comunione con la Santa Madre Chiesa, colpito da esplosione di proiettile, il cui corpo fu sepolto, lo stesso giorno, nel pubblico Cimitero).

I 12 cavalli uccisi, furono macellati sul posto, e portati via dai soldati.

Finita la guerra, dopo una serie di manovre militari delle truppe inglesi che, disposte nei pressi di Villa Ciavatta, eseguivano tiri di artiglieria verso le montagne di Carpellone ed Aspra, si rese necessaria una intensa e pericolosa attivita’ di bonifica della zona dagli ordigni inesplosi.

Sotto la guida di un graduato inglese, Renato Cicchetti e molti giovani della zona furono cooptati a tale incombenza.

Memori di quell’episodio, nei pressi della fonte dell’Asola, vicino al greto del Vorga fu rinvenuta una bomba d’aereo che, probabilmente per il terreno soffice e cretoso, e per la mancanza della spoletta anteriore, si era conficcata nel terreno per qualche metro, non esplodendo. I nostri furono fatti allontanare, e la bomba disinnescata. Altri improvvisati “sminatori”, che cercavano di raggranellare qualche AM-lira rivendendo il rame delle bombe da mortaio, purtroppo morirono e subirono gravi amputazioni.

A ricordo di quelle pericolose giornate di lavoro, Renato, ha ornato gli alari del proprio camino con due spolette di bomba da mortaio.
 

 
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