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Personaggi e tradizioni di Ruscio: Immigrazione a Ruscio dal Veneto
La Barrozza - Natale 1996 - Anno V n. 3
Scritto da Isidoro Peroni   

Continua la rubrica dedicata al ricordo di persone, luoghi e tradizioni di Ruscio, che intende coinvolgere tutti coloro che volessero segnalarci proprie memorie personali e legate all’intera comunità..

Mentre una fuga continua dalla nostra vallata e dai monti circostanti, di uomini e donne, spesso dei più dotati ed intraprendenti, ha sempre caratterizzato la vita sociale della comunità di Ruscio, una eccezione importante si è verificata negli anni Trenta.

Questo evento ha portato un innesto dal Norditalia, dalla provincia di Treviso, di alcune popolose famiglie, che hanno arricchito il patrimonio genetico e culturale di Ruscio e dintorni.

L’arrivo dei contadini veneti

Mi racconta Guerrino Menegon, a tutti noto come Rino, che il 2 febbraio del 1930, in piena era fascista, un folto gruppo di Veneti arrivò qui: viaggiarono in treno da Treviso fino a Terni, poi fino a Serravalle con la famosa e ora fuori servizio ferrovia a scartamento ridotto Terni-Spoleto e infine con la corriera arrivarono a Ruscio.
Portarono con i figli anche i loro attrezzi agricoli, i loro usi e le loro esperienze di contadini, insomma la loro cultura.

Quasi tutti erano diretti ai casali a mezzadria nei comuni di Cascia e di Monteleone, per precedenti accordi col Perito Agrario Luigi Altieri di Cascia (padre dell’avvocato Vittorio e del geometra Marcello) che allora gestiva i poderi della proprietà Congiunti.

I terreni da coltivare provenivano in gran parte dal patrimonio della Chiesa, erano stati espropriati nel 1860 e divenuti proprietà dei Congiunti, che erano facoltosi commercianti e industriali di cuoio e pelli. I cinque poderi, denominati Fonticchio e Iezze in Cascia, Santa Lucia, Pian S. Maria (l’antico casale dei frati) a Ruscio e Montebello a Nempe, furono poi messi all’asta dal Monte dei Paschi di Siena che li aveva avuti con sentenza del Tribunale e in seguito acquistati dai fratelli Biagio e Mario Peroni.

A Ruscio mancavano braccia per coltivare i fondi, la meccanizzazione in Italia era appena agli inizi, e così dal sovrappopolato Veneto arrivarono i contadini con i capelli più chiari ed una serietà e operosità che contraddistingue gli abitanti del Nord.

Una prima più modesta immigrazione risale addirittura alla prima guerra mondiale con la disfatta di Caporetto e la fuga di popolazioni italiane verso sud: infatti i nuovi arrivati, i mezzadri del 1930, trovarono dei veneti che già vivevano a Ruscio e facevano i falegnami.
Può interessare, per avere un’idea dell’attività di un casale a mezzadria, la lista delle scorte affidate a Menegon Giovanni in data 12/10/1935:
2 vacche, 1 vitello, 1 mucca, 1 torello, 36 ovini (26 pecore e 10 agnelle), 1 somara e come scorte morte 120 quintali di fieno, 85 quintali di paglia, 3 metri cubi di letame oltre a seme di trifoglio ed erba medica.

Tutto questo, che costituiva il capitale di impresa, aveva un valore stimato di lire 10.940 e 85 centesimi, che può essere confrontato con il prezzo di aggiudicazione dell’asta dei 5 poderi, per un’estensione di 270 ettari, ammontante a lire 190.000.

Famiglie venete

Dal censimento del 1936 risultano nel comune di Monteleone questi capifamiglia provenienti dal Veneto:
Menegon Giovanni e Santalucia Pietro da Pederobba al Casale Santa Maria, Taschin Isidoro da Monfumo alla Tazzaretta, Peruscello Giovanni da Crocetta del Montello e Zanini Antonio da Valdobbiadene a Santa Lucia, tutti di professione agricoltori, ed inoltre troviamo Zamaretti Francesco da Cannobio, di professione falegname, abitante a Ruscio in Via Leonessa.

Usi particolari

I Veneti portarono i caratteristici carri a quattro ruote più capaci della barrozza nostrana a due ruote, introdussero l’uso della falce da fieno più piccola e maneggevole.
Le loro donne usavano un giogo, costituito da un arcione di legno da porre sulle spalle con due ganci per carreggiare due secchi bilanciati d’acqua, invece della locale corolla per la conca sulla testa, ed usavano scarpe di feltro simili a pantofole.

Conclusione

Ernesto Menegon, venuto a Ruscio dal Veneto con i genitori quando era ragazzo, cadde in guerra, all’età di soli 21 anni, all’inizio del secondo conflitto mondiale, il 2 dicembre 1940, ed il suo nome è inciso sul marmo del monumento insieme ad altri rusciani, completando così con il suo sacrificio l’affratellamento tra italiani di diverse regioni.
Riporto copia della sua scheda individuale di popolazione del comune di Monteleone ed un brano della bella poesia di Nicola Marchetti che ogni anno viene recitata nella commemorazione dei caduti il giorno della festa.

“... Menegon Ernesto de li Piani
Benedetto Marchiggiani,
Peroni Adorno che uniti li vedo
Anime Belle che all’ombra dei pini
dormite in pace con Marco Angelini ...”

In seguito alcune famiglie, come i Zanini, sono tornate nel Veneto, altri sono emigrati a Roma o nel Lazio, altri sono ormai rusciani da più generazioni, diversi matrimoni hanno mescolato geni e sangue.

Per non dimenticare questa pagina della vita di Ruscio abbiamo voluto scrivere queste note di storia locale ed abbozzare gli alberi genealogici delle famiglie di origine veneta. A proposito, quando un capace e volenteroso giovane si impegnerà a fare una ricerca e darci quelli delle più antiche famiglie locali? Le famiglie originarie locali sarebbero Cicchetti, Belli, Vannozzi, Lotti, Peroni, Salamandra, Bernabei, Perelli, Colapicchioni, Carassai, Marchetti, Agabiti, Arrigoni, Gervasoni, De Angelis, Salvatori, Reali, Giovannetti, Poli, Dolci, Orlandi ... e scusate se ne ho dimenticata qualcuna!.

Le notizie qui riportate sono state raccolte con la massima obiettività possibile, senza alcun pregiudizio e fine oltre quello di informare, ma si invita chi abbia precisazioni o aggiunte da fare di inviarle alla redazione del giornale.

 
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