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I Quaderni di Ruscio - I Carbonari
Scritto da Isidoro Peroni   

Per pionieri del mestiere di carbonaio intendiamo i paesani che avevano iniziato l’attività alla fine dell’800 e nel primo decennio del novecento e di cui abbiamo trovato notizie.

Nazzareno Cicchetti (Lu Cazziente)   n. 1840 - m. 1913

Era nato a Ruscio, dove, come risulta dai registri parrocchiali, è stato battezzato il 3 agosto 1840 , dai gentori Nunziangelo Cicchetti e  Maddalena Amori. Aveva sposato Carolina Cicchetti figlia della fornaia Annunziata Olivetti e di Pietro Cicchetti e con essa viveva a Roma. Nazzareno  è certamente tra i primi, e forse il primo in assoluto, ad avere avviato in Roma, alla fine dell’ottocento, il commercio del carbone (detto anche delle macchie), fino ad allora esclusivo dei genovesi, aprendo bottega di carbone e legna. Con i guadagni aveva acquistato in Ruscio di Sotto parecchi fabbricati vicino a “lu portone” (l’arco con cancello che si può vedere a sinistra della strada principale,  risalendo dalla chiesa ) e molti campi anche a Ruscio di Sopra dal Fossato fino a verso la fonte dell’Asola. Il loro unico figlio Doribio morì giovane senza eredi.
Nazzareno aveva oltre ad un fratello maggiore (Giovanni) un altro di poco più giovane (Zacchia) con tre figli, tra cui Urbano emigrato in America nel 1899, all’età di 18 anni.

Urbano Cicchetti, nominato erede dallo zio Nazzareno tornò in patria per gestire la bottega di Roma. L’eredità in Ruscio fu poi divisa tra Urbano Cicchetti ed Antonio Giovanetti, originario di Nempe . Quest’ultimo era marito di Rita Lotti figlia della sorella di Carolina ed ereditò anche il soprannome di Lu Cazziente (Antonio è il personaggio che i miei coetanei ricordano con questo nomignolo).
Nazzareno Cicchetti morì all’età di  73 anni nell’ottobre del 1913.
Dopo di lui Urbano Cicchetti continuò l’attività della bottega di Roma insieme al figlio Zacchia, recentemente scomparso, che ha raccontato questi fatti a Marco Perelli, mostrando una bella foto della bottega di carbone e legna, in via Attilio Regolo n. 85, bottega che è stata ceduta a Salvatore Dolci (il nonno di Anna Dolci. Mi scuso di tutte queste complicate parentele che solo i “ruciari” veraci non troppo giovani possono seguire! Un altro esercizio di carbone successivamente è stato gestito da Zacchia a Testaccio in via Mastrogiorgio 19 negli anni ’50.


Isidoro Peroni (Lu Streppe)    n. 1861 – m. 1939

Nasce, minore di quattro fratelli, da Pietro Peroni, detto “Sillani” e da Maria Belli, moglie di secondo letto, nella casa di Ruscio di Sotto, il 19 febbraio 1861, quando ancora la Valnerina era parte dello Stato Pontificio.
Fu certamente tra i primi compaesani che, dopo l’annessione allo Stato unitario e la proclamazione di Roma a capitale del regno d’Italia, emigrarono stabilmente nella città eterna, appresso ai “Piemontesi”, mentre la città si sviluppava, incrementando notevolmente la popolazione ed insieme si sviluppavano l’industria ed il commercio, fra cui anche il settore dell’energia, allora costituito essenzialmente dalla legna e dal carbone vegetale e fossile.

Suo primo mestiere in Roma fu il Facchino, poi il Carbonaio, poi il Negoziante e Produttore di carbone e legna. La sua attività si svolse nell’Italia centrale: Lazio ed Umbria specialmente, impiegando fino a varie centinaia di operai laziali, umbri, marchigiani e toscani. Il periodo di maggior attività è quello fra le due Guerre mondiali, coadiuvato dai figli Biagio e Mario che ne seguitarono l’attività.

Nel 1892 la grande crisi economica e finanziaria che coinvolse pesantemente la Banca Romana (vedi nota) portò ad una stagnazione del commercio e costrinse il giovane Isidoro, allora trentenne a ritornare per breve tempo al paesello nativo, dove si guadagnò il soprannome di “Lu Streppe” (storpiatura di “One step” ritmo sincopato in voga in quegli anni da lui importato a Ruscio , come mi ha narrato Mario Lotti).

Poi ritornò  nella grande città dove aprì legnaie e negozi di carbone, prima a Piazza Sallustio 4, a via Flavia 1, poi a via Bellisario 2, tutti nella zona dell’allora nuovo quartiere Ludovisi, dove abitò con la moglie Francesca Cicchetti ed i figli, prima in via Emilia e poi in via Calabria 17.

 

 

Un altro esercizio, con la patente intestata al cognato Peppe Cicchetti era stato aperto a via Tirso 79, nel 1910. ed il cui impianto costò esattamente lire 500 e centesimi 5 di cui lire 65 per la basculla, lire 60 per l’impianto dell’acqua e lire 30 e centesimi 60 per il telefono e lire 5 infine per il sensale!

Per i successi riportati nella suo lavoro, i compaesani dicevano: “ lu streppe s’è fatto cerro! “

Interessante è notare quali prodotti venivano  trattati nelle botteghe di carbone: carbone di faggio, leccio, bastardo, cannello, pedagna, alicino ciocca, spacco e castagno. 

Altri prodotti in vendita erano: sapone, legna di tortori, stellato, cenice fina,  cenere, fasci da stufa e da bucato, granello, carbonella, segatura, polvere, sansa, cardiff, coke ed antracite.. Quest’ultima si distingueva in Imperio, Brow, Colombo, Rocchingi, Belletti e Soc. Roma.Ad esempio nel 1912 erano stati acquistati, per rifornire i negozi di via Flavia, piazza Sallustio e via Tirso, ben 224 tonnellate di coke dalla Società Anglo-Romana che gestiva il gasogeno, al costo di lire 42 per tonnellata con contratto della Società dei Carbonai.

Non meno interessante è leggere tra i clienti abituali (alcuni per la verità morosi), nomi illustri della nobiltà romana e di alberghi ed altre istituzioni prestigiose della zona, quali ad esempio: principe Giovannelli, conte Luardi, barone Curti, barone Lombroso, marchese Pallavicino, contessa Pietromarchi, per gli aristocratici e Grand Hotel, hotel Palace, pensione Cardiff, hotel Beausite per gli alberghi e tanti altri nomi anche di compaesani.

Nei “boni di consegna” di legna misurata in pasa (cioè una stipa di circa 5 metri cubi di legna da ardere) o in quintali da ritirare all’”imposto” dal carrettiere e dei “buoni” per il carbone di Cannello o Spacco, misurato in balle, che riproduciamo, si trova il telefono a sole 4 cifre, per il negozio di piazza Sallustio, a sole 5 cifre  per via Belisario ed infine a 6 cifre per l’indirizzo di via Calabria: ovviamente le cifre aumentavano all’espandersi della città ed al diffondersi della telefonia!

La licenza del negozio di via Flavia 1, fu ceduta alla fine degli anni ’30, ad Angelina Cicchetti (cugina di Biagio) e al marito Pietro Salamandra detto “Pietrone”, che la gestirono insieme alle figlie fino ai tempi recenti, quando il negozio si è trasferito nella vicina via Aureliana 29, dove puoi ancora trovare carbone in busta.
Ricordo da ragazzino che mio padre andava spesso nell’ufficetto di legno, detto alla francese “burò”, all’ingresso della scantinato di via Flavia, di fronte all’imponente basculla per la pesa del carbone.

Riporto una parte dell’elogio, scritto dai figli alla morte di Isidoro, avvenuta a Roma in via Calabria, il 10 dicembre 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver vissuto 78  operosi anni, suddivisi equamente tra l’800 ed il 900:

Da Ruscio ove trascorse la sua fanciullezza, nella serena pace dei campi, si
 trasferì giovanissimo a Roma, solo patrimonio, una grande fede nell’avvenire,
 che con il suo costante lavoro poté realizzare.
Conservò sempre la bontà degli umili e l’altruismo proprio di chi conobbe
 i sacrifici di una vita, tutta vissuta per il lavoro e la famiglia
Industriale, fu padre per i suoi operai, non dimenticò mai le sue origini e
 la sua terra che amò profondamente. Agricoltore con la passione di chi dalla
 nascita  apprese la poesia dei campi, Cattolico fervente e professante, Cittadino
 esemplare,  Sposo e Padre affettuoso….

 

 Nota storica: la Banca Romana

 La Banca Romana, che era stata la banca dello stato Pontificio annesso all’Italia, era uno degli istituti autorizzati ad emettere biglietti a corso legale (insieme alla banca Nazionale del Regno, alla banca Nazionale Toscana ed ai Banchi di Napoli e di Sicilia). La Banca Romana ne approfittò per la speculazione edilizia nella capitale tra il 1889 e il 1893.
Per finanziare l’industria edilizia ed alimentare i cantieri che sorgevano continuamente, mise in circolazione carta moneta in eccesso sui 65 milioni di lire che costituivano il limite legale ed addirittura per coprire le insolvenze, emise ben 40 milioni di lire clonate in serie doppia! Quando il boom edilizio si esaurì, iniziarono i fallimenti. Nello scandalo che esplose furono coinvolti politici e ministri del Regno. L’inchiesta che ne seguì si concluse nel 1894 con la clamorosa assoluzione degli imputati, con la motivazione che importanti documenti erano stati sottratti.


Bernabei Giuseppe   n. 1865 -  m. 1940

Giuseppe, figlio di Pietro ( Pietraccio) dell’antica famiglia del casale  Bernabei, situato vicino alla Chiesa del Trivio (le greggi  del Casale fornivano la lana nera per le tuniche ecclesiastiche allo Stato pontificio) e di Angela Peroni, emigrò a Roma, nel nuovo Regno, all’età di 25 anni. Aprì negozio di carbone e legna in via Sicilia 30, all’angolo di via Veneto vicino all’abitazione al numero 50. Il fratello minore Giocondo lo seguì aprendo negozio sempre a via Sicilia presso piazza Fiume. La zona di Villa Ludovisi era infatti allora in grande espansione, lungo via Veneto da Porta Pinciana in giù, sorgevano molti alberghi e nelle strade limitrofe nuovi palazzi popolati di nuovi romani che portavano lavoro e commercio.

Assestatosi economicamente, tornò al paese per prendere moglie, sposò Santina Cicchetti, la più grande di una numerosa famiglia di Ruscio. Ebbero un figlio Renato che morì nella Grande Guerra e tre figlie , che sposarono romani veraci, tra cui la più piccola Ida che tutti ricordiamo, sposò il “pianofortaro” Giulio Alfonsi .
L’attività nel settore del carbone e legna fu abbandonata dai Bernabei, per le mutate condizioni sociali ed economiche, nel 1920.
Il figlio Gigi Alfonsi, che ha fornito queste notizie, mi ha raccontato un piccolo significativo aneddoto della sua infanzia: “Quando, nelle classiche discussioni familiari tra nuora (Ida) e suocera (Celeste Bugli), quest’ultima più aristocratica, si  rivolgeva alla nuora chiamandola “carbonara !”, il piccolo Luigi, allora ignaro dei tempi passati, ma che aveva studiato a scuola i Carbonari, patrioti del Risorgimento Italiano, non riusciva a raccapezzarsi !”


Pietro Lotti   n. 1890 -  m. 1960

Figlio di Giuseppe Lotti del Trivio e di una “ ruciara”  Marianna Peroni, sorella di Isidoro, sposò Lavinia Cicchetti dell’antica e popolosa famiglia di Ruscio, figlia di Antonio detto Garibaldi (probabilmente per avere incontrato l’Eroe dei due mondi nel suo passaggio a Ruscio, nel 1860).
Pietro per parte di madre e la moglie Lavinia per parte di padre erano nipoti rispettivamente di Isidoro Peroni e della moglie Francesca Cicchetti, e giustamente Mario Lotti loro figlio primogenito poteva chiamare Isidoro “Ziosidoro”.
Nel 1914, alla nascita di Mario, Pietro era già residente a Roma ed era negoziante di carbone e legna in viale della Regina 233.

Anche Pietro infatti era venuto a Roma ragazzino, sulle orme dello zio Isidoro per andare a garzone dal genovese Gigino Sbarbaro nel negozio di via delle Tre Cannelle, vicino alla centralissima Piazza Venezia.. Poi aveva acquistato da un altro genovese (Fossati) la licenza per viale della Regina.
In seguito, col lavoro tenace ed il risparmio costruì un palazzotto nel nuovo quartiere africano in Piazza Annibaliano 11, ovviamente con negozio di carbone e legna, attivo fino al 1958, dove, dopo completa ricostruzione, ancora oggi risiedono figli e nipoti.

Riporto una ricevuta di consegna degli anni ’40, della ditta Lotti Pietro, con tutta la lista dei prodotti disponibili in cui si può leggere che  le “ forniture complete per riscaldamento SI FANNO ANCHE A FORFAIT”, che ”non si accettano reclami dopo avvenuta la consegna della merce “ e che “ si prega di fare un giorno prima le ordinazioni” !


Dolci Salvatore    n. 1869  -  m. 1927

Venne a Roma all’inizio del novecento ed aprì il primo di una serie di negozi di carbone in via dei Falegnami 66/A. Il suo nome compare come carbonaio cliente nei libri di bottega di Isidoro Peroni nel 1914..
Il figlio Angelo (Picchietto) seguitò l’attività paterna, come documenta la bolletta di consegna a lui intestata come “Negoziante di carbone e legna” con “Deposito: Antracite – Coke – Fascinotti- Segatura - Carbonella da forno” in “Roma – via dei Falegnami, 66 A – 67 ”   ed  una foto del 1965 davanti alla porta del negozio.

I figli di Salvatore, tornando dalla guerra del 1915-18, ne fecero il punto di partenza per espandere l’attività nella città. Ferdinando aprì in via del Pellegrino, Benedetto al vicolo del Cinque, mentre un negozio in via Fabio Massimo ed altri furono aperti e dati in gestione (oggi si direbbe in “leasing”).

I figli di Giovanni De Angelis ( Lu Pecchio) n. 1862 - m. 

Lu Pecchio era coetaneo e fratello di latte di Isidoro Peroni, oltre che fratello di Giuseppe De Angelis, caduto valorosamente a Dogali nel 1887, ricordato oltre che sul monumento e su una via di Ruscio, anche sull’obelisco di piazza dei Cinquecento a Roma.
Lu Pecchio era popolare a Ruscio per il suo allegro organetto e perché era in grado di procurare pollame ed altro per ogni occasione!

I figli di Giovanni: Giuseppe dello stesso nome dello zio caduto in Africa, Isidoro e Domenico emigrarono a Roma dove gestivano vari negozi di carbone.
Giuseppe aveva il negozio in via della Luce fino al 1925, anno della sua morte: lo troviamo citato tra i clienti di Peroni Isidoro nel 1912.
Domenico, nato il 13 novembre 1897, gestiva fino al 1940 il negozio  alla Madonna del Riposo in via Bartolo di Sassoferrato..
Isidoro, nato a Ruscio il 10 maggio 1892 e morto a Roma il 26 novembre 1946, abitava in via Urbana 125,  ed aveva il negozio al numero 33. Si forniva di carbone e legna da Pietro Lotti e da Augusto figlio di Paolo Peroni. Ha lasciato il negozio quando Roma  era occupata dai Tedeschi perché il carbone non arrivava più. Queste notizie sono state fornite da Fernanda figlia di Isidoro e sorella di mio suocero Marino.

 
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