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L’emigrazione dei compaesani a Roma E-mail
I Quaderni di Ruscio - I Carbonari
Scritto da Isidoro Peroni   

Contemporaneamente all’emigrazione in America, alla fine dell’Ottocento, sotto le stesse spinte economiche, sfruttando l’opportunità della istituzione di Roma a capitale del nuovo stato unitario, seguitando l’antico uso delle emigrazioni stagionali nella maremma romana e i contatti con la Città Eterna dello Stato Pontificio, come trasportatori o vetturali (specie di sale), alcuni coraggiosi pionieri emigrarono stabilmente nella capitale a fare i carbonai.

Molti compaesani, parenti amici o ex garzoni ed operai o guarda imposti seguirono la strada dei pionieri, trasferendosi a Roma in epoche successive, iniziando attività piccole, medie e grandi nel settore dei combustibili prima solidi e poi fluidi (bombole a gas e petroli): così tutto il settore inizialmente in mano ai genovesi passò ai “ruciari, “triari”, monteleonari” ed oriundi delle ville di Cascia e Leonessa.

Sfogliando le pagine, un po’ annerite d’inchiostro e polvere di carbone dei Libri di Bilancio di bottega di Isidoro Peroni, dal 1894, meticolosamente tenuti, (nonostante Isidoro fosse stato analfabeta, come quasi tutti nell’ottocento, finché non imparò a leggere e scrivere ed ottenne la licenza elementare durante il servizio militare, come risulta dal suo libro matricola), si trovano i nomi familiari di compaesani, come clienti specie nelle rubriche “Conto Carbonai”.

Ne cito alcuni ad esempio, cominciando dall’anno 1906 :Benedetto Peroni, Francesco e Giuseppe Bernabei, Carlo Sbarbaro, Cencio Belli.

Nel 1909 si aggiungono: Paolo Peroni, Maria Giovannetti,  nel 1910 Antonio Cecchetti, Giuseppe Belli e Carlo Ercoli. Nel 1911 troviamo Emilio Romoli e nel 1912 Alfonso Giovannetti, Giuseppe De Angelis, Marco Rossi, Nazzareno Ciampini,  Nazzareno Lotti e Natale Giovannetti. Nel 1913 compare Pietro Lotti e Rinaldo Lotti. Nel 1914 troviamo Sante Dolci, Sestina Salvatori ed  Isidoro Giovannetti. Nel 1915 leggiamo Pietro Baldirossi e  nel 1916 Carlo Rosati. Nel 1917 compare Adriano Cecchetti e Adolfo Marsicola e nel 1918 Italia Innocenzi.

Una figura a me sconosciuta, che ho trovato nei registri di bottega della fine dell’ottocento, è il “carbonaio ambulante”, che vendeva il carbone per la strada!

Nella “Nota del carbone da dover ripartire fra i carbonai  nella corrente stagione 1917-1918” si leggono i seguenti nomi, indirizzi e numero delle barrozze di carbone contrattate, (ogni barrozza portava circa quattordici quintali di carbone):

 Peroni Isidoro   via Flavia, 1   110 barrozze
 Peroni Paolo  via Paolo Emilio, 17 140 barrozze
 Rossi Maddalena  via Urbana, 106 70 barrozze
 Innocenzi Italia via degli Scipioni, 254 70 barrozze
 Flamini Giovanni  via dei Gracchi, 260 50 barrozze
 Rossi Maria via Giulia, 35 40 barrozze
 Trabucci Nunziata    via della Frezza, 19 40 barrozze
 Lotti Pietro  viale della Regina, 165 40 barrozze
 Lotti Rinaldo via degli Zingari, 3 40 barrozze
 Lotti Nazareno via Domenichino, 10 40 barrozze
 Morelloni    corso Umberto, 433 30 barrozze
 Baldirossi Pietro ----  30 barrozze
 Peroni Benedetto    via degli Artisti, 40 30 barrozze
 Bartoli Eliseo via Basento, 24 30 barrozze
 Remoli Pietro via della Frezza 10 barrozze
 Serangeli Renato via Raffaele Cadorna  20 barrozze

Scrive, Velia Belli, nel suo appassionato “Elogio delle donne di Ruscio”, nel “La barrozza” (anno 14, n.1): (...)
“L’emigrazione da Ruscio a Roma non si può lontanamente paragonare a quella americana, ma fu anch’essa difficile e dolorosa per chi, lasciando la propria terra (a quei tempi matrigna), sapeva di dover affrontare una vita grama fatta di quotidiani sacrifici il cui unico obiettivo (dopo un sofferto apprendistato come garzone) era quello di aprire una propria attività. Molti ci riuscirono, migliorando nel tempo il proprio tenore di vita, raggiungendo anche benessere e agiatezza,  grazie sempre al sacrificio costante delle loro mogli e madri; quasi tutti riuscirono ad avere una vita semplice, dignitosa, permettendo ai loro figli di studiare, cosa che  loro non era stato permesso. Quasi nessuno ritornò ai campi."

Un’altra ondata migratoria, dopo quella dei pionieri al seguito dei “piemontesi”, avvenne fra le due guerre mondiali in piena era fascista, nella quale molte famiglie si trasferirono a Roma ad esercitare il mestiere del carbonaio.

E’ da ricordare in questo periodo il delitto e conseguente processo di via Adda 127, dove fu assassinato Felice Salamandra, marito di Teodora Lotti, lasciando orfani Raffaele, Renata e Giovannina, delitto avvenuto il 17 maggio 1930.

A questo proposito, dal “Fascicolo dei rilievi tecnici eseguiti in occasione del sopralluogo per l’omicidio in persona di Salamandra Felice = via Adda n.127 A”, della Scuola superiore di Polizia di Pubblica Sicurezza, in data 26 maggio 1930, riportiamo l adescrizione dell’interno della bottega ripresa dagli operatori fotografi all’epoca del delitto, “nella bottega di carbone ove fu ferito a morte il Salamandra Felice”. Nella relazione analitica che l’accompagna, vengono   nominati vari oggetti, quali attrezzi, varietà di combustibili solidi e generi affini, tipici della vita quotidiana di un esercizio di vendita e deposito dell’ epoca.: “ un martello....alcuni fiaschi ripieni di  sbianchina …… pezzi di sapone da bucato …… una vecchia giacca scura ……pezzi di legna per stufa……mezze gerle per il trasporto del carbone……parti di sedie ……. mazzette di legna secca……palle di polvere di carbone……aste di legno……una scure con il manico ……ripiegati sacchi vuoti……un mucchio di polvere di carbone……un setaccio del diametro di 57 cm……una basculla……due sacchi pieni di carbone legati con spago……un mucchio di carbone……una vecchia scala di legno con 6 pioli……un po’ di carbone … sparso sul pavimento……un berretto in vecchio stato con righe bianche e nere di tela con la visiera……un pezzo di candela stearica……una pala con il manico……un cassone alto  metri 1,5 e alto 1,35 ripieno di carbonella sulla quale vi sono ripiegati sacchi vuoti ed una bicicletta da bambino( forse del piccolo Raffaele)……un mucchio di antracite……un carretto smontato con le due ruote appoggiate….

Il periodo, nonostante le ombre e violenze, fu di sviluppo economico e sociale, con la città che si espandeva, costruendo nuovi quartieri tutt’intorno.    
Anna Dolci, chiedendo a carbonai, figli di carbonai ed ex carbonai e basandosi sui suoi ricordi di figlia di carbonaio ha ricostruito una piccola mappa con indirizzi e intestatari di negozi situati nella vecchia Roma, centro storico e Trastevere intorno agli anni trenta (quelli  in grassetto ancora esistenti) scusandosi per ogni eventuale dimenticanza:

 Achilli     Giovacchino        via      del Teatro Pace
 Achilli     Giulio      via      del Parione
 Achilli     Giovanni     via       dei Banchi Nuovi
 Achilli     Vito     via       Panico
 Angelini   Ascenzio   via      della Luce
 Angelini   Nello  via       dei Crescenzi    
 Cerri         piazza Coppelle, 71
 Dolci     Angelo   via       dei Falegnami, 67
 Dolci    Ferdinando    via      del Pellegrino
 Dolci    Benedetto  vicolo del Cinque
 Farina           Vittorio              via       del Gallo
 Giovanetti    Leonardo via      del Moro
 Giovanetti    Settimio piazza  S.Maria in Monticelli
 Giovannoli         Eugenio      via       della Scala
 Giovannoli     Eugenio   vicolo Leutari, 22
 Jacorossi       Daniele  via      dei Chiavari, 42
 Mazzapioda     via      dei Balestrari
 Olivieri  Pietro via       di Monserrato
 Orlandi       Tullio piazza in Piscinula
 Petrucci      Luigi   piazza Cenci, 8
 Piermarini      vicolo delle Grotte
 Ricci              Ettore   vicolo Sugarelli
 Rossetti          fratelli  piazza S.Agostino, 7a
 Tamburri     via       S.Ambrogio
 Trabucchi     Natale via       dei Coronari
 ---------  via      degli Specchi 
 ---------  piazza  Zanardelli
 --------- 

Vicolo  del Governo Vecchio 


         
                                                              
Da un vecchio ELENCO ABBONATI di ROMA, della Società Telefonica Tirrena (TeTi), del 1942, cioè in piena Seconda Guerra Mondiale , quando il carbone era tesserato e molti compaesani potevano evitare di partire per il fronte perché impiegati nell’industria boschiva, nella categoria CARBONE E LEGNA, vediamo che vi erano circa 150 utenti e di questi almeno una metà erano di compaesani, infatti i cognomi più frequenti che vi compaiono sono:
Angelini (4), Belli, Bernabei, Biggio,  Cacciotti (3), Congiunti, Di Cesare, Dolci (3), Ercoli, Giovannetti (7), Jacorossi (4), Innocenzi (4), Lotti (2), Mammonati, Marchetti (2), Mercuri (5), Olivetti (2), Perelli (4), Peroni (4), Poli (2), Rosati (2), Rossi (2), Salamandra (2), Tazza, Vannozzi (4).

Una terza ondata , si ebbe alla fine della seconda guerra mondiale, con Roma liberata e con l’avvento della Repubblica.
Il mestiere andava intanto evolvendosi, aumentando l’importanza della vendita dei generi complementari. Mentre prima i carbonai vendevano solo sapone “Scala”, varechina e scope di saggina, con il boom dei detersivi, il mucchio del carbone diventava sempre più piccolo e gli scaffali si riempivano di fustini e articoli da bucato e pulizia confezionati. Le bombole di gas liquido per cucina e riscaldamento diventavano una parte importante del lavoro. Molti esercizi di paesani si specializzavano in articoli da regalo ed addirittura di mobili per arredamento (inizialmente erano solo i mobiletti portabombola!).
Altri “carbonai” diventavano “petrolieri” rifornendo abitazioni ed uffici di Kerosene e gasolio per riscaldamento.
 
Nelle PAGINE GIALLE del 2000 alla voce LEGNA DA  ARDERE CARBONE E CARBONELLA  su circa 20 utenti troviamo:
Angelini, Di Cesare, Dolci, Gervasoni, Iacorossi, Mercuri, Perelli, Perleonardi.
Questo indica che mentre molti hanno cambiato mestiere, sono sorti anche altri operatori delle nostre parti.
Infine sul sito attuale  paginegialle.it cercando  carbone e legna a Roma   troviamo 16 nominativi fra cui:
Angelini, Dolci, Di Cesare, Cicchetti, Gizzi, Innocenzi, Perelli, Poli, Vannicelli, Vannozzi.
Come si vede i compaesani sono sempre la maggioranza nel settore!

 
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