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La passeggiata a Gavelli PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Natale 2019 - anno XVIII n. 3
Scritto da Marco Ventura   

Ogni anno, superata la settimana dei tanti impegni sociali la nostra associazione è solita proporre una “camminata sociale” e nell’estate appena trascorsa è stata rinnovata questa tradizione per la gioia di tutti i partecipanti grandi e piccoli, ma soprattutto del sottoscritto.

Trovo appagante e intrigante percorrere i sentieri che solcano i nostri monti, rendono la pienezza del territorio che ci appartiene e sollevano tante fantasie sugli uomini che un tempo li percorrevano come principali vie di comunicazione. Sebbene non ci si stanchi mai di vedere e tornare in posti già frequentati, quest’anno c’era di desiderio di esplorare qualcosa di “nuovo”.

Così, dopo essere stati ripetutamente a Madonna delle Grazie, alle pagode del vecchio crossodomo, fonte Verogna e Rescia, con Francesco Belli abbiamo tentato la carta della vecchia miniera di ferro.

 

I piccoli camminatori 

 

Pochi sanno che ai piedi del monte Motola, sopra Butino, in epoca papale veniva estratto il ferro da un piccolo giacimento per essere poi trasportato al ponte delle “ferriere” (il ponte dopo Santa Lucia andando verso Cascia, e da qui il nome) per essere lavorato sfruttando la forza dell’acqua che all’epoca evidentemente abbondava. Purtroppo, abbiamo mancato la meta perché la vecchia miniera non giace esattamente a bordo sentiero, ma per rintracciarla è necessario conoscere il punto esatto in cui abbandonare la carrareccia ed inerpicarsi nei boschi. Peccato, ci siamo detti è stata un’occasione mancata, ma non ci siamo dati per vinti e così abbiamo ripiegato su qualcosa di più sicuro. Perché non andare ai laghetti di Gavelli, dove da bambini ci portavano i nostri genitori a fare i pic nic?

 Dopo un sopralluogo in jeep con Roberto, che ringrazio per la disponibilità, il Ruscio tour operator ha organizzato una camminata con partenza dal valico per Gavelli fino ai laghetti. In realtà il suadente nome “laghetti” fa pensare a qualcosa di alpino, ma trattasi di qualcosa piuttosto fuorviante. Innanzitutto perché ve ne è solo uno, e secondo poi perché l’unico esistente a prima vista può sembrare poco più di una “marana”.

Con nostra sorpresa, invece, abbiamo scoperto che questa pozzanghera è assai preziosa da un punto di vista dell’ecosistema perché ospita specie preziose di piante acquatiche e animali protetti che hanno trovato lì il loro abitat naturale.
Essendo il percorso quasi completamente in piano, è a portata di tutti e il gruppo rusciaro è partito con un gran numero di bambini, che hanno rallegrato e tenuta viva la giornata. Si sono infangati e bagnati con l’acqua di scolo della fontana fino a che la gara a chi prendeva più fango non ha fatto intervenire i genitori.

Al di là della bella giornata e del bellissimo posto che è la piana di Gavelli, curato e attrezzato,  queste giornate rusciare di fine vacanza offrono la possibilità di rivivere il senso pieno dell’associazionismo: stare insieme in gratuità, senza chiedere nulla a sé e agli altri.

Se è possibile parlare di “misura” del valore di queste giornate ciò mi è stato fornito proprio dai bambini infangati. Infatti, qualche giorno successivo alla gita, trascorrendo del tempo e giocando davanti alla proloco ho incontrato uno dei bambini che era presente alla gita che mi ha detto “Marco! Lo sai che oggi ho fatto i compiti e ho raccontato quanto mi sono divertito alla gita”. Altri bambini mi hanno chiesto di tornarci il mattino seguente. Stessa cosa i miei figli che lo hanno raccontato alla maestra la quale ha chiesto cosa fosse e dove fosse Gavelli, ma si è dovuta accontentare di un “dove ci sono le rane”.

Sono convinto che i nostri figli si ricorderanno a lungo di questa giornata e di quelle simili, e mi auguro che il prossimo anno saremo ancora di più a godere della reciproca compagnia.

 
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