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La Valle dei Principi
La Barrozza - Estate 2005 - anno XIV n. 2
Scritto da Pierpaolo Vannozzi   

Con la realizzazione del Campetto da parte della Pro Loco, grandi e piccini hanno finalmente potuto trovare un luogo dove giocare, fare sport e divertirsi. Un tempo, questo spazio attrezzato, non esisteva e tutti i prati che circondano il nostro paese diventavano improvvisi campi da calcio e da tennis, dove poterci scatenare.

Se da un lato si faceva sentire la mancanza di un punto di aggregazione, dall’altro eravamo più portati a scoprire i luoghi che circondavano Ruscio, a muoverci e vagare per monti e valli. Fu così che, per un certo periodo, la meta preferita delle nostre passeggiate pomeridiane fu il Fiume Corno e, precisamente, un prato che si stende ai piedi del monte Alto, verso gli scogli marinari, delimitato ancora da un immenso pioppo. Quel prato divenne la Valle dei Principi. Non ricordo perché a quel luogo fu dato quel nome: forse, è legato a qualche simpatia o primo amore sbocciato all’ombra dei pioppi o, forse, ai miti fantasiosi e principeschi che la valle evocava (se c’è qualcuno che ricorda il motivo si faccia avanti!!).

Si partiva il pomeriggio con i tascapane pieni di panini con la nutella e bottigliette di gassosa, comprate alla bottega di Nello e Marino. Armati di bastoni e con uno sfavillante “mangiadisco” azzurro, ci si incamminava sul letto del fiume, fino ad arrivare alla nostra meta. Spensieratamente, si giocava a tre tre giù giù, rubabandiera, con un pallone s’improvvisava una partita di calcio o pallavolo; in seguito, il gioco della bottiglia la faceva da padrone e si ballava al suono di Giuseppe in Pensilvania (n.d.r. Gigliola Cinguetti) o di Stasera mi butto  (n.d.r Rochy Roberts), con i 45 giri trasportati dentro l’apposita valigetta di plastica, fino a quando il sole non tramontava dietro le cime del monte Alto: a quel punto, era necessario riprendere la strada di casa.

 

 
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