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Una generazione scomparsa? E-mail
La Barrozza - Estate 2006 - anno XV n. 2
Scritto da Francesco Peroni   

E’ il momento dell’impegno per la generazione dei nati negli anni ’60 e ’70. Tanto hanno ricevuto da Ruscio: e’ il giunta l’ora di ricambiare, perche’ si possano mantenere e creare i presupposti affinche’ a Ruscio si possa continuare a vivere e villeggiare!


Spesso ci viene rivolta la domanda: “Ma cosa ci trovate in Ruscio?”. Certamente la risposta e’ complessa.
Bellezze architettoniche o ambientali particolari, peculiari al nostro piccolo paesino, non ve ne sono. E’ un agglomerato di case cresciuto, diciamoci la verita’, un po’ a casaccio, senza una caratteristica unitaria di costruzione.
Convenienze economiche proprio non ve ne sono; la difficolta’ del vivere quotidiano a Ruscio (ma anche a Monteleone) di chi a Ruscio continua ad abitare tutto l’anno e’ senza dubbio notevole: scuola, comunicazioni, lavoro…

Eppure, residenti e villeggianti rimangono indissolubilmente legati a questo pezzetto di terra, uguale, e forse anche peggiore di tanti altri.

E’il luogo degli affetti e dello spirito, della memoria dei nostri avi e delle nostre famiglie. E’ il luogo dove incontrarci, villeggianti e residenti, dove ritrovarci parenti ed amici.
E’ il luogo della nostra infanzia e dove, la generazione degli anni sessanta e settanta, dopo estati “in liberta’”,trascorse in altri luoghi certamente piu’ ameni di Ruscio, ritorna in massa ora che e’ “impedita”, nel girovagare vacanziero, dai propri bambini.

Anche perche’, ne sono sicuro, rimane in tutti noi, trentenni e piu’, il ricordo indelebile delle spensierate estati rusciare. Marco Perelli, nel suo articolo “My football generation”, pubblicato nella Barrozza del Natale 2005, tratteggia un interessante e azzeccatissimo profilo sociologico della nostra generazione e del suo rapporto con Ruscio: “Negli anni Settanta eravamo bambini o adolescenti ed eravamo tanti. Le mamme romane, quasi tutte casalinghe, si sparavano  tre mesi a Ruscio con i figli.  I papà lavoravano nella capitale dal lunedì al sabato (non esisteva la settimana corta). Raggiungevano la famiglia il sabato pomeriggio per ripartire la domenica sera, salvo trattenersi in ferie per l’intero agosto.
Questo contesto sociale ha permesso alla mia generazione di vivere il paese con una certa intensità. Non così intensamente come i nostri genitori o tantopiù i nostri nonni ma a sufficienza da renderci ‘meticci’, metà romani e metà rusciari. Forse è stata l’ultima generazione di bambini-adolescenti romani che ha avuto la fortuna di vivere  in Ruscio e dintorni, e per ben tre mesi l’anno, l’ultima versione di un mondo poi estinto.”

Quindi un fortissimo rapporto con questo fazzoletto di terra, che tanto ci ha dato, e al quale, qualcosa dobbiamo restituire. Facciamoci un esame di coscienza “collettiva”: la nostra generazione, a dire il vero, non ha poi tanto restituito!! Basti considerare che il 90% dei consiglieri della Pro Ruscio e’ nato prima dell’ultima guerra, e che proprio a loro dobbiamo quanto realizzato per Ruscio!! La nostra generazione sembra scomparsa, e non da’ segni di voler contribuire, non dico allo sviluppo socio economico del paese, ma almeno al mantenimento dello status quo.

Esercizi commerciali chiudono e attivita’ economiche muoiono per una sorta di “asfissia”, questo e’ cio’ che sempre ha denunciato la Pro Ruscio che, nel suo piccolo, ha come obiettivo, non lo sviluppo di un turismo di massa proveniente dall’esterno (per poi vedere cosa?), ne’ di una industrializzazione pesante (per produrre cosa?), ma di offrire qualche ragione in piu’, un pretesto, a coloro che hanno una casa di villeggiatura a Ruscio, di tornare durante le vacanze, estive ed invernali, nel tentativo di sostenere una economia, che potremmo definire, di “turismo degli oriundi”, che possa generare un minimo di indotto economico.

A Ruscio si tornera’ a villeggiare e, finche’ sara’ un paese vivo ed abitato tutto l’anno; potremo sperare che i nostri figli (per necessita’, purtoppo, non piu’ “meticci”, per dirla con Marco Perelli) tornino o rimangano a vivere a Ruscio.

E cosi’ anche per le attivita’ economiche legate all’agricoltura, all’edilizia, all’estrazione dei minerali di cui la zona e’ ricca: occorre creare una zona industriale che possa, opportunamente dislocata, ottenere il duplice obiettivo di non offendere l’ambiente, e di creare nuovi posti di lavoro.

Alle Autorita’ Comunali il compito piu’ arduo di indicare la strada, alla Pro Ruscio il compito del sostegno e della fattiva collaborazione.

Perche’ Ruscio deve vivere!

E’, dunque, determinante che la nostra generazione di trenta e quarantenni, villeggianti e rusciari, prenda su di se’ questo piccolo, grande impegno, collaborando e operando in prima persona per Ruscio. Un’occasione ci e’ data con le prossime elezioni del Consiglio Direttivo!!

Ruscio siamo noi!
 

 
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