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Dell’elogio della politica dei piccoli passi PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Natale 2015 - anno XXIV n. 3
Scritto da Stefano Peroni   

Osservando quello che succede ormai da anni al nostro Paese (intendo dire l’Italia…ma…) mi è venuta in mente questa piccola storiella, una favoletta. In un primo momento ho pensato che potesse passare un messaggio tendente alla banalizzazione ma correrò il rischio sperando che invece al lettore arrivino molti spunti di riflessione nella loro semplicità e per certi versi nella loro essenza.

I due paesi ovvero dell’elogio dei piccoli passi.

C’era una volta un paese povero, poverissimo, talmente povero che non aveva neanche un nome.
Sulla collina di fronte invece si ergeva un paese ricco, ricchissimo. Nessuno si ricordava da dove venisse quella ricchezza, nemmeno i più anziani.
Il paese si chiamava…si chiamava…beh un nome vero e proprio non l’aveva. Al momento si chiamava Paese 2.0. Questo era il nome che un progetto che durava da anni aveva nella sua fase prototipale assegnato al Paese in attesa che la seconda fase desse i suoi frutti. Eh già Paese 2.0 era ricco anche di bellissimi progetti, altisonanti  con nomi molto importanti. Il “Gran Titolista”, una delle cariche più importanti del paese aveva l’incarico di trovare nomi che richiamassero grandezza e magnificenza: “La Grande Porta”, “La Portissima”, “Il Port…ONE”.

Il momento più importante e atteso della giornata di Paese 2.0 era la riunione dei progetti. Tutto il paese si riuniva nella piazza principale (Piazza delle Riunioni) e venivano declamati tutti i progetti in corso. Tutto il popolo applaudiva e esultava quasi come allo stadio a sentire il Gran Titolista che snocciolava i nuovi nomi.
Intanto una piccola crepa era nata nel muraglione principale del paese.
Il momento più importante della giornata di… del paese povero era invece la riunione delle lamentele. In Piazza del Lamento si levava il famoso “Lamento comune”, un insieme di invettive e recriminazioni che partiva dapprima in sordina per poi arrivare ad un vero e proprio ululato. E potevi lamentarti di tutto, proprio di tutto e soprattutto di tutti.

Un giorno, quando il gran lamento stava per raggiungere il suo apice, si udì uno strano rumore provenire dal fondo della piazza. Era un antipatico e costante “Toc Tup” che stava rovinando forse uno dei più bei lamenti della storia. La folla un po’ infastidita si girò verso l’origine di quello strano rumore. “Toc Tup” “Toc Tup”.
Fu grande la meraviglia quando i cittadini videro un bambino, probabilmente stufo e annoiato per l’ennesima riunione delle lamentele, che aveva incominciato a spostare le pietre franate dalla porta principale di accesso al paese. Non gli era mai piaciuto quell’ammasso di calcinacci e inoltre era costretto a fare un giro lunghissimo per poter andare a scuola. In effetti anche altri bambini dovevano aver pensato la stessa cosa, perché subito si unirono a quel bambino in molti: prima un compagno di scuola, poi un altro, eppoi un altro ancora… Diventarono centinaia nel giro di pochi minuti moltiplicando i “Toc-Tup”.
In breve la strada fu sgombra e anche i cittadini più grandi incominciarono ad apprezzare quella nuova prospettiva: una strada pulita, una porta finalmente sgombra, il paesaggio che finalmente si intravedeva. Già si trattava solamente di una piccola nuova prospettiva ma fu in grado di mettere in moto in breve tutto il paese. Chi aggiustava quelle vecchie persiane ormai cadenti per cui aveva incolpato la Pioggia, che tirava su quel vecchio cartello per cui aveva inveito contro il Vento, chi infine riparava il tetto di casa per cui aveva urlato contro il Fuoco. Dappertutto “Toc Tup”.

Giorno dopo giorno, piccolo passo dopo piccolo passo, “Toc Tup” dopo “Toc Tup”, il paese incominciò a risplendere. E tutto grazie a quella nuova prospettiva. Ormai mancava solo una cosa: un nome. I cittadini chiesero allora al bambino della Rivoluzione (ormai lo chiamavano così) come avrebbe voluto chiamare il loro paese. Dopo un po’ di tempo, la faccia del ragazzo si illuminò: ”CREDIBILE, lo chiameremo CREDIBILE”.

Il nome fu subito adottato e un grande cartello fu issato sulla porta della Rivoluzione (anche quella fu chiamata così). Tutti vissero felici e contenti, direte voi. Non fu proprio così: erano mesi che i cittadini di Paese 2.0 erano ossessionati dal quel “Toc Tup”.
Ormai, da quando quella piccola crepa aveva fatto il suo dovere nel muraglione principale facendolo diventare un cumulo di macerie, CREDIBILE era ben visibile dalla piazza delle Riunioni, con quei tetti sistemati, con quelle mura ben restaurate, con quel campanile comparso non si sa da dove. Tutti a Paese 2.0 si chiedevano da dove venisse la ricchezza necessaria a tutti quei lavori… ma quando videro issare il cartello con il nuovo nome del paese, la rabbia e l’incredulità furono incontenibili.

Fu subito indetta la Riunione delle Riunioni per trovare il nome definitivo del paese. Quella riunione doveva essere ricordata come la più grande e magnifica e dopo cinque giorni ininterrotti, finalmente fu trovato. Il paese aveva un nuovo nome: Paese 3.0!

 
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