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Quando la “fantastoria” prende piede PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Pasqua 2015 - anno XXIV n. 1
Scritto da Stefano Vannozzi   

Il caso di Trivio e l’iscrizione di Tito Varrutio di Trevi

Tempo fa rimasi molto incuriosito da un’affermazione scritta da Mons. Ansano Fabbi (Preci, 12.02.1916 - Roma, 20.11.1980), assiduo ricercatore e divulgatore della storia locale umbra, già pubblicata una prima volta nel 1976 sulle pagine della rivista Leonessa e il suo Santo.

La notizia, molto accattivante e finora mai smentita (e che mi ritrovo per ragioni di veridicità – obiettività storica a dover sconfessare in questa sede) ruota intorno al presunto ritrovamento nella frazione di Trivio, nel comune di Monteleone di Spoleto (PG), di un importante testo epigrafico di epoca romana. Scrive a tal proposito il Fabbi:

“Il Franceschini (ms.) riporta un’epigrafe romana trovata presso il Trivio. In essa si parla di Tito Verruzio, nursino, quadrunviro dell’edile potestà e dell’erario di Spoleto, ottunviro “duonviralis potestatis” della tribù Quirina. Fu offerta da Busia sua sposa con lui vissuta 42 anni”.

Lo studioso si riferisce, senza ulteriore specifica del caso, a uno scritto autografo di Don Marco Franceschini (Cascia 25.10.1763, ivi 26.08.1839), arciprete della chiesa collegiata di S. Maria della Conciliazione, collezionista e ricercatore d’antichità, nonché studioso e autore di diverse opere rimaste purtroppo in gran parte manoscritte. Il Fabbi deve averne appreso la notizia dalla consultazione del primo tomo delle “Memorie Storiche di Cascia e suo territorio” o dalla “Raccolta delle lapidi esistenti in Cascia e nel suo territorio” del 1810, conservati presso gli eredi a Cascia, nel Palazzo Franceschini.
Sebben ci si proponga, per il futuro, l’approfondimento della questione attraverso la disamina e lo studio delle copie microfilmate dei manoscritti del Franceschini, gelosamente custodite nell’Archivio Storico e Biblioteca Comunale di Cascia “Tranquillo Graziani”, è un peccato dover comunque smentire le affermazioni diffuse dal testo del Fabbi riguardo alla provenienza monteleonese dell’iscrizione romana.
Quest’antica lapide si trova infatti da oltre cinque secoli tagliata e rilavorata come parte dello stipite destro del portale tardo quattrocentesco, a circa un metro di altezza dalla soglia d’ingresso, sulla facciata della cattedrale di Trevi (PG) dell’Umbria (antica Trebiae). Non ha dunque nulla da condividere con il nostro Trivio.

L’equivoco non è dato ancora sapere, allo stato attuale degli studi, se creato dal Franceschini o dal Fabbi. Quest’ultimo è certamente un ottimo storico quando posto di fronte a documenti, ma dimostra altresì una fluente capacità di formulazioni ipotetiche in presenza di lacune e vuoti temporali nella documentazione, con il risultato di tesi assai suggestive ma talvolta anche fuorvianti. Egli è, ad esempio, ideatore della notizia dell’esistenza di un focolaio monteleonese del culto alla dea Cibele - Cubara - Cupora, non altrimenti attestato e anzi basato su una frettolosa interpretazione di alcune emergenze archeologiche (che non mancano affatto in tutto il territorio) e sull’assonanza fonetica di un vicino colle detto Cupra.

TREVI (PG): 
Il portale della Cattedrale di Trevi
Foto Stefano Vannozzi

Tornando alla provenienza dell’epigrafe romana, se pure il Fabbi l’avesse ripresa dal Franceschini, restava comunque allo studioso l’onere di verificare la veridicità dell’affermazione riferita, che negli ultimi decenni ha ormai preso piede e che molto difficilmente potrà essere accettata come falsa e, in quanto tale, rimossa. Infatti la notizia, così riportata e peraltro non priva di errori dovuti a una cattiva trascrizione, ha indotto all’erronea credenza che il ritrovamento sia avvenuto a Trivio di Monteleone di Spoleto.

L’informazione è stata saldamente accolta dall’opinione pubblica e riportata, senza alcuna ombra di dubbio, anche nel web e nel sito istituzionale della locale Pro Loco.
Invece, com’è mia normale consuetudine prima di riportare l’informazione, sentendo la necessità di chiarire la circostanza e averne un quadro completo, privo di congetture e dotato di prove tangibili, ho innanzitutto provveduto a individuare e ricostruire le vicende già note sull’epigrafe. Nel marzo del 2014 ho poi affrontato un apposito viaggio finalizzato a visionare il reperto in loco e fugare ogni minima incertezza.

TREVI (PG):  
particolare dell’iscrizione
Foto Stefano Vannozzi

La nostra iscrizione, nota agli specialisti della materia come C.I.L. XI 5006, negli anni è stata ampiamente studiata e corredata di una consistente bibliografia, a cui si è aggiunta la recente indagine del Prof. Cordella, che fra le altre ne riporta le misure di “cm. 15,5 in altezza, 79 in larghezza e 19,5 in spessore” con lettere alte cm. 6,5 ed eleganti interpunzioni triangolari. L’iscrizione, drasticamente ridotta e lavorata a torciglione, era originariamente incisa su un cippo o altare funerario in marmo, ancora integro nella seconda metà del XV secolo, quando fu vista e trascritta integralmente dallo spoletino Severo Minervio (morto nel 1529), autore di una pregevole storia di Spoleto.
Questi descrisse l’iscrizione come posta “In Divi Emiliani apud Trevium” ovvero “In Sant’Emiliano presso Trevi” (Trevi dell’Umbria). Venne infatti messa in opera nel grande cantiere per la ricostruzione della chiesa di Sant’Emiliano (o Miliano) come pregiato materiale da costruzione per il nuovo portale, in un breve arco temporale che gli storici collocano fra il 1480 e il 1485.
Di questa opera storiografica ne sono pervenute fino ad oggi alcune copie tardive, seicentesche, tutte o quasi, chiosate dal sacerdote e storico Serafino Serafini (Beroide, 1573 - Spoleto (?), 1659). Una copia di queste, attualmente dispersa venne svista e studiata dal grande epigrafista Theodor Mommsen (Garding, 30.11.1817 - Charlottenburg, 01.11.1903) nella disciolta Biblioteca Morbiana (svenduta a biblioteche nazionali e straniere dopo la dipartita del proprietario nel 1881) e utilizzata nella redazione del suo Corpus nel volume pubblicato postumo nel 1901 da Eugen Bormann (Hilchenbach, 1843 - Klosterneuburg, 1917).

Altri due esemplari manoscritti, conosciuti come Serafiniano I e Serafiniano II, sono rispettivamente conservati nell’Archivio di Stato di Spoleto (ms. 33, del fondo B. Campello) e nella Biblioteca Comunale di Spoleto (ms. 165). Un’altra trascrizione con il testo ancora integro è, invece, conservata nel Codice latino Vaticano 6040 "Sabiniense" di Johannes Matalius Metello alias Jean Matal (Poligny, c.a. 1520 - Amburgo, 1597), databile alla prima metà del XVI secolo e pertanto basato su quanto già visto dal Minervio. L’iscrizione è riportata chiaramente anche dal Muratori (Vignola, 21.10.1672 - Modena, 23.01.1750), che nella sua pubblicazione edita a Milano nel 1740 la indica come presente “In Sancti Æmiliani Apud Trevium agri Spoletini E(x) schedis Severi Minerbii” ovvero “presso Trevi nell’agro spoletino, in Sant’Emiliano come dallo scritto di Severo Minervio”.

Il testo epigrafico completo è il seguente:
D(is) M(anibus) / T(ito) Varrutio T(iti) f(ilio) / Quir(ina) Sabino, / IIII vir(o) aed(ilicia) potest(ate), quaest(ori) / aerari Spoleti item / VIII vir(o) II viriali) pot(estate) Nursiae. / Vibusia L(ucii) f(ilia) Ionice / viro suo carissimo fecit / cui viro coniunx et vixit cum eo annis XLII.
Agli Dei Mani. A Tito Varruzio, figlio di Tito, Sabino, Quattuorviro, Edile, Questore dell’Erario di Spoleto e inoltre ottoviro di Norcia con i poteri di duumviro, Vibusia, figlia di Lucio, Ionice al suo uomo carissimo fece al quale uomo fu moglie e visse con lui anni 42.
Ringrazio vivamente quanti mi hanno aiutato in vario modo in questo lavoro di verifica e studio, accogliendo le mie richieste e in particolare il Sig. Alberto Vannozzi di Roma, cultore di storia monteleonese, P. Anavio Pendenza, O. F. M., direttore della rivista Leonessa e il suo Santo e il Prof. Romano Cordella, valente studioso del territorio umbro.

 


 

Bibliografia minima sull’iscrizione di Tito Varrutio:

Minervio S., Severi Minervii Spoletini de rebus gestis Spoletinorum libri duo, manoscritto, (s.d.), p. 92.
Muratori L. A., Novus thesaurus veterum inscriptionum: in praecipuis earumdem collectionibus (…), tomo II, Milano, 1740, p. 754, n. 5.
Franceschini M., Memorie Storiche di Cascia e suo Territorio che incominciano dalla fondazione di Cascia sino ai nostri tempi, che contiene le memorie sudette sino all’anno di nostra salute MDCC, tomo I, Cascia, 1802 (manoscritto di 311 carte).
Orelli (von) J.C., Inscriptionum latinarum selectarum amplissima collectio ad illustrandam Romanae Antiquitatis (…), volume 2, Zurigo, 1828, p. 206, n. 3966.
Gennarelli A., Sui marmi ottovirali (…), in «Bullettino dell’Instituto di corrispondenza archeologica per l’anno 1839», Roma, 1839, p. 56, n. 7.
Bragazzi G., La rosa dell’Umbria, ossia piccola guida storico-artistica di Foligno, Spello, Assisi, Nocera, Trevi, Montefalco, Bevagna, Tipografia Campitelli, Foligno, 1864, pp. 188-189.
Guardabassi M., Indice - Guida dei Monumenti Pagani e Cristiani riguardanti l’istoria e l’arte esistenti nella Provincia dell’Umbria, Tipo-Litografia di G. Boncompagni e C., Perugia, 1872, p. 343.
Bormann E., Inscriptiones Aemiliae, Etruriae, Umbriae Latinae, Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. XI, parte II, Fascicolo I, Berlino, 1901, n. 5006.
Dessau H., Inscriptiones latinae selecta, pars I, Weidmann, Berlino, 1902, p. 620.
Sansi A., Iscrizioni antiche spoletine, in «Storia del Comune di Spoleto (…)», vol. IV, Accademia Spoletina, Volumnia Editrice, Perugia, 1972, p. 277, n. 47.
Fabbi A., Monteleone di Spoleto, in «Leonessa e il suo Santo», rivista bimestrale di vita leonessana, anno XIII, n. 68, gen. - feb., 1976, p. 13.
De Sanctis G., Scritti Minori, volume V (1931-1947), Storia e Letteratura Raccolta di studi e testi 124, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1983, p. 414.
Signorelli A., Nuove acquisizioni del lapidario Zeri di Mentana, Istituto Italiano per la storia antica, Roma, 1988, p. 197.
Cordella R., Criniti N., Nuove iscrizioni latine di Norcia, Cascia e Valnerina, Quaderni di «Spoletivm» 5, Edizioni dell’Accademia Spoletina, Spoleto, 1988, pp. 25-26, fig. 23 e coperta.
Marchi S., Trevi. Forma urbana, in Quilici L., Quilici Gigli S. (a cura di), «Città dell’Umbria», «L’Erma» di Bretschneider, Roma, 2002, p. 171.
Forni G., Le tribù romane, scripta minora, vol. 4, Giorgio Bretschneider Editore, Roma, 2006, p. 395.
Fabbi A., Pagine di storia di Monteleone di Spoleto (raccolta postuma di scritti), II edizione, Pro Loco di Monteleone di Spoleto - Banca popolare di Spoleto, Grafiche Millefiorini, Norcia, maggio 2007, p. 16.
Petrini C.R., La Collegiata di sant’Emiliano di Trevi: vicende storiche e fonti della fabbrica, Edizioni Era Nuova, Perugia, 2010, pp. 34-35.
Sensi L., La raccolta archeologica di Trevi, in Toscano B. (a cura di), «Raccolta d’Arte di San Francesco di Trevi», Catalogo Regionale dei beni Culturali dell’Umbria, Giunti, eBook, 2014, pp.107 -109.
Cordella R., Criniti N., La tradizione epigrafica casciana e don Marco Franceschini (1763-1836): appunti d'archivi, in «Ager Veleias», Rassegna di storia, civiltà e tradizioni classiche, 9.11, 2014.

 
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