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Storia di un eccidio dimenticato |
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La Barrozza - Natale 2013 - anno XXII n. 3 | |
Scritto da Francesco Peroni | |
E’ umano che gli accadimenti piu’ dolorosi vengano dimenticati per poter affrontare con rinnovato slancio le incognite del futuro, senza essere gravati da un fardello spesso troppo pesante da portare sulle spalle. Talvolta, pero’, e’ necessario, fare uno sforzo e riportare lo sguardo nel passato, a costo di riaprire ferite mai rimarginate, affinche’ ciascuno, in piena, libera coscienza, ne possa trarre i dovuti insegnamenti per il futuro. L’occasione di incontrare, nel dicembre 2012, insieme ad Andrea Martocchia - autore del libro I partigiani jugoslavi nella resistenza italiana Roma, Odradek, 2011 - il partigiano di Monteleone, Sante Giovannetti, meglio conosciuto come “Merenna”, ci consente di squarciare il velo dell’oblio e di approfondire una triste vicenda della quale, proprio, in questi giorni ricorre il settantesimo anniversario: l’uccisione di tre partigiani, di cui uno certamente jugoslavo, nei pressi del Cimitero di Monteleone, avvenuta il 30 novembre 1943, per mano di soldati tedeschi. Partigiani del Battaglione Tito (Martocchia et al, op.cit.) Gli avvenimenti successivi al tragico eccidio, vedranno, grazie sempre e soprattutto alla massiccia presenza di jugoslavi inquadrati nella Brigata Gramsci, la nascita della prima Zona Libera d’Italia, che prende il nome dai centri piu’ importanti Cascia e Norcia ma che si estendeva piu’ a sud comprendendo tutto il territorio di Monteleone. Anche Ruscio venne citato espressamente, nella dichiarazione di Zona Libera, quale punto di confine del territorio liberato dall’influenza nazi-fascista. Ma questa e’ un’altra storia che ci ripromettiamo di riprendere in seguito. Ormai, al lettore piu’ attento, dopo l’approfondito lavoro di ricerca sul campo di prigionia di Ruscio, cui rimandiamo per approfondimenti, non desta piu’ stupore la massiccia presenza di jugoslavi in Umbria e piu’ precisamente in Valnerina. Torniamo alla premessa di quei tragici fatti. Mucciafora, nel novembre del 1943, diventa la base di un raggruppamento autonomo di partigiani di cui circa 55 di origine slava e 10 italiani, evasi in armi il 13 ottobre precedente dal carcere della Rocca di Spoleto. All`alba del 30 novembre 1943, circa 300 tedeschi, informati che il paese era base di gruppo di partigiani, accerchiarono Mucciafora. Dopo un durissimo combattimento i partigiani riuscirono a spezzare l`accerchiamento ed sganciarsi, lasciando sul campo tre caduti. Altri tre catturati, furono fucilati sul posto. Per i sette soldati tedeschi rimasti uccisi furono per rappresaglia fucilati sette mucciaforini, bastando il semplice sospetto d`aver simpatizzato coi "ribelli”. Il 1 dicembre 1943, furono trovati tre cadaveri nei pressi del Cimitero di Monteleone. Di questo evento ne abbiamo conferma sul Libro dei Morti della parrocchia San Nicola di Monteleone: Don Enrico Ricci, annota con la sua minuta grafia, in latino, le informazioni che riesce a reperire cercando un qualche indizio della loro identita’; nessun dubbio sulla causa della morte: occisus est a militibus germanici, tutti e tre i cadaveri sono stati ritrovati “il giorno seguente" e sepolti "il 3 di dicembre... insieme con i suoi compagni, separatamente dagli altri" nello stesso cimitero: Libro dei Morti della Parrocchia di San Nicola - particolare Diversa la testimonianza di Sante Giovannetti "Merenna", che rammenta che i tre cadaveri furono ritrovati in una strozzatura di un corso d'acqua che alimentava due mulini, nel quale erano stati fatti precipitare ostruendolo. In base a quanto riportato in un memoriale dal partigiano Francesco Spitella, tra i fucilati gli italiani sarebbero invece due: "De Angelis Claudio e il biondino romano, che come ho già detto erano evasi [dalla Rocca di Spoleto] con me, furono catturati e condotti con uno slavo a Monteleone e lì fucilati dietro il muro del cimitero. Il custode di questo, più tardi, appena la liberazione, raccontò che Claudio implorava in ginocchio di voler rivedere i propri genitori e chiedeva di essere fucilato a Roma, ma mentre due ufficiali tedeschi discutevano sul da farsi coadiuvati da un interprete, un fascista appartenente all’esercito tedesco, estrasse la pistola ed esplose tre colpi al cuore al povero Claudio, che cadde in avanti vomitando sangue sugli stivali dell’ufficiale." Questi i fatti. Il nostro auspicio e’ che trascorsi settanta anni da quei tragici avvenimenti, si possa ritrovare la serenita’ d’animo necessaria per ricordare, come si conviene, il sacrificio di tre giovani vite, che non e’ mai stato onorato, neanche con un piccolo segno di ricordo, con una pietra “d’inciampo” che ci costringa a riflettere su quanto avvenuto. ------------- MARTOCCHIA ET AL., I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, Roma, Odradek, 2011 RICCI DON ENRICO, in La zona libera di Norcia e Cascia, Tavola rotonda tenuta a Norcia e Cascia nei giorni 11 e 12 ottobre 1975 Regione Umbria - Consulta per le Celebrazioni del XXX della Liberazione in Umbria SANTI UBALDO, La Resistenza a Spoleto e in Valnerina, Spoleto, 2004 |
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