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Montagne verdi - Ricordi e suggerimenti... PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Estate 2013 - anno XXII n. 2
Scritto da don Isidoro Taschin   

Ringraziamo l’amico Pietro Fioravanti che e’ riuscito a ricucire i rapporti con il caro Don Isidoro Taschin, che, nonostante la lontananza, rimane tuttora molto legato alla bellissima natura di Ruscio e dintorni.
Siamo lieti di ricevere e di pubblicare….

Comincia ad essere lontano il Giugno 2009, quando il Cardinal Vicario mi chiese la disponibilita' a cambiare parrocchia.
Pochi giorni dopo, come da tempo programmato, ho fatto il mio ultimo "campo" coi ragazzi del Santa Maria Goretti. Ma quanti ne avevo fatti nei quasi quaranta anni precedenti, grazie all'accoglienza di don Sestilio, di don Angelo e ultimamente di don Camillo?

Penso di aver superato abbondantemente il numero delle dita dei mani e dei piedi.
Ovviamente potrei raccontare una marea di aneddoti; ma questo ricordare il passato metterebbe in evidenza il mio ormai essere "diversamente giovane"...

Mi piacerebbe piuttosto invitare (e sfidare) i giovincelli, che questa estate passeranno giorni felici tra i verdi monti di Ruscio e Monteleone, a lasciar riposare per qualche ora i vari aggeggi elettronici e, con cappelletto in testa e un po' di pane, formaggio e affettato, salire al Trivio e puntare a Cornuvolo.

Vi assicuro che mangiare quelle semplici cose nostrane, lassu', all'ombra della striscia di faggi poco sotto la cima (ben visibile da Ruscio), ha tutto un altro sapore.

Per scendere, altra goduria e' buttarsi giu', dritto per dritto, (si dice ad Azimut) per raggiungere Rescia.

I miei rinselvatichiti "bamboli" non hanno mai resistito alla tentazione di "gavettonarsi" abbondantemente alla fontana, mentre il sole cominciava a calare e l'aria si addolciva...

Se poi siete un gruppetto di amici con un po' di fiato, potreste salire alla sinistra di "Gigetto" fin su alle "Grazie", proseguire alle fonti di Terrargo, raggiungere la "Forchetta del Motola" e salire alla cima dell'Aspra. (Una volta ci trovammo degli splenditi mughetti fioriti!). Per mangiare qualcosa all'ombra, basta scendere al sottostante laghetto (si fa per dire!). Salutatemi i cavalli allo stato brado, prima di prendere la via del ritorno alla base, via Crossdromo o Piccinesca (Che miele qui, quando ero ragazzo!). Oltre a un'ottima tintarella, e' assicurata una notevole apertura di polmoni e di panorama sulla piana delle Ville di Leonessa, verso Tilia, il Cambio e il Terminillo.

E se poi siete devoti al Santa Rita, potete scendere al Ponte delle Ferriere e seguire il Corno. Si va per prati e se siete fortunati potrete trovare acqua, facile occasione di giochi e scherzi, arrivando dritti dritti a Roccaporena e allo "Scoglio di Santa Rita". Poco prima della meta, vi segnalo un enorme roccione scuro e liscio. E' divertente risalirlo fino ad una piccola cengia orizzontale: l'impressione e' dolomitica, ma vissuta sotto casa.

Per il ritorno e' consigliato il "sentiero di Santa Rita", quasi parallelo alla strada asfaltata; ma tra i boschi, al lato opposto del torrente (frequentato da ottime trote...). Tra l'altro potrete constatare che il "metro macchina" e il "metro piede", sono due misure radicalmente diverse. Arrivati a Cascia potrete usufruire della navetta per Monteleone.

Con tutto questo non volevo diventare un operatore turistico; volevo solo augurarvi di non restare "ammosciati" nel Campetto di Ruscio o al Parco della Croce e che vi entri nel DNA la capacita' di godere di queste dolci, verdi montagne dove affondano le nostre radici.

P.S. Spero che la Pro Loco sia fornita di cartine al 25.000 per seguire questi ed altri percorsi (la miniera, Colle Capitano, Monte Alto, Monte Birbone, la Madonna della Stella, Gavelli, Monte Coscerno...)

P.S. Chi salisse alla Madonna delle Grazie in macchina prima di aver compiuto i 75 anni, anathema sit!

 

 
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