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Caro Andrea - In memoria di Andrea Agabiti, 1993—2013 PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Estate 2013 - anno XXII n. 2
Scritto da Stefano Peroni   

Ho più volte cominciato questo articolo cercando la forma e lo stile migliore ma spesso la mia penna si è persa tra frasi interrotte e mai più riprese.
Eppure la strada era lì, è bastato fermarsi un momento e ricordarti nelle tua spontaneità e genuinità, nell’essenza cioè del rapporto che legava te a tutti noi
E allora è venuto spontaneo, appunto, iniziare a scrivere una lettera a un amico, un amico partito per un lungo viaggio.

“Caro Andrea”
Nuovamente mi sono fermato, questa volta non perché la mia penna si fosse smarrita un’altra volta, ma per riassaporare e rileggere nel pensiero il significato profondo di quella parola appena scritta, accostata al tuo nome, caro. Mi accorgo, infatti, come queste quattro semplici lettere descrivano invero con efficacia sorprendente il sentimento che avvolge la tua persona nei nostri ricordi e nelle nostre anime.
 “Caro”, infatti, si dice di un amico vero e generoso, “caro “  si usa per descrivere una persona degna di essere amata, che ha cioè quella grande e allo stesso tempo rara capacità di attirarsi l'affetto e la simpatia altrui. “Cara” è una persona che sta nel nostro cuore, la cui memoria è per noi un bene prezioso e di cui dobbiamo avere cura. Questo sei per noi, quindi…

“Caro Andrea”,
ti scrivo da Ruscio. Ti scrivo immaginando di avere seduti qui alla scrivania tutti gli amici e tutti quelli che ti hanno conosciuto. Cerco di mettere ordine tra le loro voci e i loro ricordi. Tutti fanno a gara e si sovrappongono per raccontare di una risata in compagnia, di una canzone suonata insieme, del rock “raffinato” dei Dire Straits e di quello “polveroso” di  Bruce Springsteen, di una salita al Cornuvolo o di una partita al campetto. 
Anche io cerco di dire la mia, di quelle serate infinite passate a parlare, delle fatiche in bicicletta, del nostro viaggio in Grecia, di quei giorni di fine estate quando l’atmosfera di Ruscio diventava rarefatta quasi a rappresentare non più un luogo fisico ma un luogo dell’anima.
Tante voci che, mi accorgo, raccontano tutte la stessa cosa. Raccontano infatti della tua persona, della tua risata che esplodeva improvvisa, del tuo carattere netto e trasparente, che mai nascondeva pensieri diversi da quelli che si leggevano negli occhi, dei tuoi convincimenti che ti facevano allora un ragazzo già grande.
Raccontano di una persona che ci ha fatto un grande dono, ci ha reso più ricchi.
Ricchi di ricordi, di passioni nate insieme a te e mai più abbandonate, di canzoni che appartengono solo a noi avendo solo per noi quel sapore particolare, di luoghi solo nostri, avendo solo noi la proprietà delle sensazioni che ci richiamano. Oggi non possiamo che ringraziarti per questo patrimonio che abbiamo avuto il privilegio di costruire con te, o meglio grazie a te.

Ci hai reso più ricchi di valori, ma di quelli concreti, avendo dato un significato reale ai valori dell’amicizia e del rispetto per i nostri luoghi e per le persone, avendo dato un esempio concreto del valore della responsabilità e del divertimento sano. Vorrei che i nostri ragazzi riuscissero a leggere in queste righe tutto questo che ci hai affidato, che lo facessero proprio e lo arricchissero nella loro personale splendida occasione, come è stata la nostra vissuta con te.
Ti scrivo da Ruscio. Tutti quelli che ti hanno conosciuto sanno del tuo amore per questo paese, di quanto ti è stato caro (ancora queste quattro lettere che ritornano…).

 E’ stato lo splendido teatro dove abbiamo rappresentato la nostra giovinezza. E’ soprattutto oggi quel luogo dell’anima dove ancora ci incontriamo: quando in bicicletta alzo gli occhi per vedere quanto manca ancora alla fine della salita, quando il giorno delle Rusciadi mi giro di scatto verso il pubblico, quando nelle serate di festa sento una voce cantare più delle altre.
E sono sicuro che è lo stesso per tutti gli amici qui intorno a me, che continuano nel loro sovrapporsi di voci e ricordi, di canzoni e cross al campetto, di uno “Script for a Jester’s tears” o di serate davanti a un “giallorosso”.

Incontro lo sguardo di un amico seduto accanto a me; mi fa venire in mente i versi di una canzone. Ora più che mai capisco perchè è tra le nostre preferite:

…We liked the same music
we liked the same bands
we liked the same clothes…
…Maybe you’ll be out there on that road somewhere…
… I miss you baby, good luck goodbye,

Ciao Andrea, caro.

 
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