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Renato Bonanno: un figlio di Monteleone PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Estate 2012 - anno XXI n. 2
Scritto da Francesco Peroni   

... il sangue dei vinti...

Non senza una sensazione di inadeguatezza ci accingiamo a scrivere questo articolo sulla vita, o meglio sulla morte di un giovane diciannovenne, caduto sul finire della Seconda Guerra Mondiale, per mano di altri italiani, in quel periodo che molti storici hanno definito  guerra civile.

Inadeguatezza per la delicatezza che dovrebbe guidare la propria penna nel raccontare eventi che, seppure a distanza di molti anni, rappresentano tuttora una ferita aperta per i familiari, inadeguatezza per la complessità del momento storico che, nel nostro caso, non è un mero sfondo sfocato sul quale agiscono i protagonisti ma è la causa di tutto l’agire.

Ci viene in supporto Roberto Vivarelli (1) , che quella esperienza visse in prima persona: “La qualità di una causa e il giudizio storico che su di essa abbiamo il dovere di dare e tutt’altra cosa dalla qualità degli uomini che quella causa hanno onestamente servito; sicché vi possono essere tra coloro che son stati fascisti persone meritevoli del massimo rispetto , così come ci possono essere persone indegne di ogni stima tra coloro che il fascismo hanno combattuto. Trovarsi dall’una o dall’altra parte della barricata dipende il più delle volte dalle circostanze: le ragioni della vita non coincidono con le ragioni della storia” (2).

Renato Bonanno (a destra)
Fotografia fornitaci dal fratello Gino.
Si notino i pantaloncini mimetici in dotazione
alle truppe germaniche e la classica camicia nera

Scriviamo della breve esistenza di Renato Bonanno, nato a Monteleone di Spoleto il 22 maggio 1925 da Giovanni di Carmelo di Francofonte e Vittoria Forconi di Eugenio, sposatisi, sempre a Monteleone il 22 gennaio del 1919 (3).

Bonanno non è un cognome della zona: è originario di un paese in provincia di Siracusa, nella lontana Sicilia. E da li proveniva Giovanni, che, in qualità di Guardia Forestale, era stato inviato di stanza proprio a Monteleone.

Dapprima risiedette presso la Miniera di Lignite di Ruscio, successivamente prese alloggio presso la pensione di Annamaria Forconi.
Lì conobbe la figlia Vittoria, che dopo poco prese in moglie (4).

E la famiglia crebbe da subito: come nelle più consolidate tradizioni familiari i primi due figli, due maschi si chiamarono come i loro nonni: Eugenio e Carmelo, dopo nacque, nel ’25 appunto, il nostro Renato, ultimo a nascere a Monteleone, perché la famiglia si trasferì, per seguire gli impegni lavorativi del capofamiglia. Successivamente nacquero Giuseppina, morta infante, Mario, nato a Spoleto, Romano a Norcia, Gino a Spoleto. In questa ultima città la famiglia si stabilì definitivamente.
 
Renato, di statura 1,63, capelli lisci e castani, di viso giusto e naso retto, di sana dentatura, in grado di leggere e scrivere avendo conseguito il titolo di studio della classe III dell’Avviamento Professionale, si presenta, il 22 maggio 1943, al Distretto di Spoleto e lasciato in congedo illimitato provvisorio.

Bel modo di festeggiare il proprio diciottesimo compleanno!

Provvisorio era il congedo, e lo fu per pochissimo. Dopo appena 3 mesi accadde il famigerato otto settembre, e il mese successivo, il 4 ottobre sempre del ’43, fu incorporato, con il grado di “milite” nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, le cosiddette “Camicie Nere” e destinato allo Stabilimento Militare Armamenti di Baiano di Spoleto.

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) era un corpo di polizia civile, ad ordinamento militare, dell'Italia fascista;  indossava una uniforme del tutto identica a quella del Regio Esercito, eccetto che per il fez, la camicia nera, le fiamme nere sul bavero ed i fasci littori al posto delle stellette.


Tale impiego, probabilmente di vigilanza all’importante impianto militare, lo esonerò dalla chiamata alle armi del 4 novembre del ’43. Nel frattempo, i reparti della MVSN, furono incorporati, assieme agli agenti della Polizia Africa Italiana e reparti dei Carabinieri Reali, nella neonata Guardia Nazionale Repubblicana, con compiti di polizia interna e militare sul territorio della Repubblica Sociale Italiana e Renato transitò nella Compagnia TO 601 (6).
Questa annotazione, con meticolosa precisione, successivamente alla fine della guerra, ai sensi della circolare 313 Giorn. Mil. del 1945, fu depennata: si trattava di cancellare con un tratto di penna tutte le direttive emanate dagli  organi della Repubblica Sociale di Salò!

Foglio Matricolare di Renato Bonanno - particolare  (5)

Da questo punto in poi, sul foglio matricolare, documento che dovrebbe tracciare tutta la vita militare del soldato, nessuna altra informazione.

Possiamo presumere che, con l’avanzata del fronte, e il conseguente ritiro delle forze germaniche e quelle italiane della Repubblica di Salò, - la liberazione di Spoleto avvenne il 15 giugno 1944 - il reparto dove Renato prestava servizio, sia stato inviato in Alta Italia.

“Presunto morto nel comune di Pragelato (provincia di Torino) in seguito a fucilazione ad opera della Brigata Partigiana M. Assietta”, così risulta da un rapporto della tenenza dei Carabinieri di Ulzio (oggi Oulx, riacquistato il toponimo di origine francese): tale annotazione viene poi “parificata” dal comando di Spoleto il 26 aprile del 1949.

Quindi dal 1944 al 1949, certamente nessuna notizia alla famiglia che, in attesa del congiunto disperso, avrà passato momenti terribili di angoscia e attesa speranzosa.

In quegli anni, il triste epilogo scioglie ogni dubbio. Un commilitone di San Giacomo di Spoleto racconta un’altra storia: un agguato al quale lui stesso sfugge miracolosamente, nei boschi intorno ad Avigliana e Sant’Ambrogio (7) , due comuni poco distanti da Torino. Era l’11 novembre del 1944, un gruppo di partigiani, appostati dietro il parapetto di un ponticello, attacca i due militi e Renato cade ferito a morte (8) .

Il Tribunale di Torino, sei anni dopo, fa chiarezza: la fucilazione non vi è stata, probabilmente Renato era riuscito a sfuggire alla cattura da parte della Brigata Partigiana Assietta, in quel di Pragelato, ma nella concitazione di quei momenti la relazione dei Carabinieri lo aveva incluso nel novero dei caduti (9), seppure quel “presunto morto” lasciasse adito a tenui speranze.

Renato, sepolto nel cimitero di Avigliana, pietosamente, fu riportato, nel 1950, a riposare nella sua cara Spoleto (10), dai fratelli maggiori Eugenio e Carmelo.

Il nome di Renato Bonanno, figlio di Monteleone, non compare inciso sul Monumento dei Caduti di Monteleone tra quello degli altri soldati e partigiani che, anche loro giovanissimi, persero la loro vita nell’assordante turbine della II Guerra Mondiale, nè viene ricordato ed onorato nelle annuali Cerimonie di Commemorazione.
 
Questi i fatti.

Ci sia consentito un personale auspicio: che la nostra Amministrazione Comunale, inserisca il nome di Renato sulla lapide dei Caduti del nostro Comune, per onorarne la memoria, in rispetto della sua giovane vita, sacrificata per la Patria.

E possa non valere l’odiosa distinzione tra chi ha avuto la sorte di combattere tra le fila dei vincitori, piuttosto che nell’esercito degli sconfitti!

"In Italia la vera divisione, almeno sul piano morale, non sia tanto tra chi ha combattuto in buona fede da una parte della barricata, e chi dall'altra; bensì tra coloro i quali, una minoranza, sia pure sulla base di convinzioni diverse e basate su una diversa percezione dei fatti e quindi di una diversa valutazione, hanno messo a repentaglio la loro vita, e coloro i quali, invece, la maggioranza, hanno preferito stare alla finestra e vedere come andava a finire (11)"


Ai militari che combatterono per la Repubblica Sociale è riconosciuta la qualifica di combattenti  alla stregua di quanti indossarono una divisa, qualsiasi fosse; a noi il compito di ricordare il sacrificio di quanti “hanno perso la vita per un ideale o per onorare il proprio impegno personale, senza dimenticare (…) i loro leali avversari. (13)”

Concludiamo con le illuminate parole di Don Enrico Ricci, parroco di Monteleone, allorquando, nell’ottobre 1975, fu chiamato a rievocare gli anni della guerra, nel corso della tavola rotonda “La zona libera di Norcia e Cascia”: “La giustizia non può diventare favoreggiatrice di gruppi particolari e la libertà non può vestirsi di colori: non è certamente nera; ma non è rossa (…), badate che non è nemmeno bianca: essa ha la trasparenza del cielo, la purezza dell’aria che nel vento travalica i monti”(14) .

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Annotazioni

1. Roberto Vivarelli (Siena, 8 dicembre 1929) è uno storico italiano, professore di storia contemporanea. Aderì da giovanissimo alla causa fascista della RSI. Combattente nelle “Brigate Nere” fino all’ultima ora, dal 1948 avvierà una percorso culturale e politico che lo porterà su posizioni assai lontane da quelle di partenza. Ma non si pentirà mai di aver combattuto per l’Esercito di Salò.

2. R Vivarelli, La fine di una stagione, Il Mulino, 2000, pag. 104.

3. Informazioni tratte dalle ricerche svolte da Marco Perelli: Archivio della Parrocchia di San Nicola in Monteleone di Spoleto, Libro dei Matrimoni, pag. 130, Libro dei Battesimi, pag. 231.

4. Informazioni raccolte nel corso di una serie di colloqui telefonici del novembre 2011 dell’Autore con Gino Bonanno, fratello di Renato.

5. Sezione di Archivio di Stato di Spoleto, Distretto Militare di Spoleto, Fogli matricolari, 360, matr. 15454.

6. Arturo Conti (a cura di), Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, Fondazione RSI – Istituto Storico, 2010, pag. 101.

7. In Arturo Conti (op.cit.) si fa menzione al fatto che il Bonanno fosse stato comandato in missione per Brescia.

8. Comune di Sant’Ambrogio di Torino, Ufficio di Stato Civile, Certificato di Morte, n.2, parte II, serie C, anno 1950.

9. Risultano caduti a seguito di fucilazione a Pragelato/Oulx il 3/8/1944 i seguenti militari appartenenti alla G.N.R.: Ten. Giuseppe Camerini, Milite Piero Fioravanti, Milite Ernesto Marchina e il Vice Brig. Arnaldo Toma. Quest’ultimo appartenente alla medesima compagnia TO 601 del nostro Bonanno. Da questa coincidenza potrebbe essere stata ingenerata la confusione sull’identità dei Caduti. Dati tratti da Elenco Livio Valentini, www.laltraverita.it, 2011, in parziale  disaccordo con Arturo Conti (op. cit.) che individua i medesimi Caduti, sempre nei pressi di Oulx, però in data 2/8/1944.

10. Commissariato Generale Onoranze ai Caduti in Guerra, Notizie sulle sepolture dei Caduti in Guerra, www.difesa.it.

11. R. Vivarelli, op.cit. pag. 106.

12. Tribunale Supremo Militare, sentenza del 26 aprile 1954 n. 747.

13. Alfonso Pessolano Gen. CA, I nostri Caduti, in La Barrozza, anno XX n. 3, Associazione Pro Ruscio, 2011.

14. Enrico Ricci, in La zona libera di Norcia e Cascia, Regione dell’Umbria, 1975, pag. 65.

 
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