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Il restauro dell’Addolorata di Ruscio PDF Stampa E-mail
La Barrozza - Estate 2011 - anno XX n. 2
Scritto da proruscio   

Questa e’ certamente la tela che, Giuseppe Garibaldi, sempre per restare in tema risorgimentale, qualora fosse entrato in Chiesa (su questo avremmo alcuni dubbi), nella fredda mattinata del 29 gennaio 1849, accolto dall’allora parroco don Pietro Marinelli, avrebbe potuto ammirare sull’altare. Infatti, per chi ricorda la sistemazione dell’altare prima dei restauri (e su questi continuiamo a nutrire altri dubbi), la nicchia che dal 1923 avrebbe accolto la statua della Madonna Addolorata, veneratissima in Ruscio, aveva lo stesso profilo della tela d’altare, restaurata, nel 2009..

A futura memoria riportiamo la relazione del restauro eseguito dalla dr.ssa Mariella Farinelli.

 


Il dipinto, che presumibilmente era collocato sull’altare maggiore della chiesa, risale al sec.XVIII, dall’analisi dei caratteri stilistici risulta essere opera di un pittore di scuola romana dei primi decenni del sec.XVIII. In Umbria era notevole la presenza di pittori di scuola romana fra la fine del secolo XVII e nel secolo XVIII, l’intera richiesta di quadri d’altare si rivolgeva a Roma e da Roma provenivano quasi tutti gli artisti chiamati a presentare la loro opera in situ. L’autore “dell’ Addolorata”, secondo l’opinione del prof. Bruno Toscano,sembra aver tratto ispirazione nella raffigurazione della Madonna dal pittore Giuseppe Ghezzi, uno dei tanti pittori di scuola romana del tardo Seicento presenti in Umbria. Il Ghezzi eseguì per la chiesa di San Nicola a Monteleone di Spoleto un dipinto raffigurante “Santi”, per la chiesa di San Vito ad Agriano il dipinto raffigurante San Vito, altre pale d’altare nelle varie chiese del territorio spoletino. 

Relazione di restauro

Il dipinto realizzato con la tecnica ad olio su tela, è in cattivo stato di conservazione. Presenta deformazioni, un notevole allentamento della tela di supporto, e lacerazioni.
A causa del cattivo tensionamento della tela ed alla conseguente perdita di adeguamento elastico alle variazioni termoigrometriche ambientali, le stesse deformazioni hanno favorito una localizzata disarticolazione della pellicola pittorica con sollevamenti, crettature e cadute di colore.
La superficie pittorica risulta scurita dal fumo delle candele ed inaridita.

Nell’intervento di restauro si è proceduto con i seguenti interventi:

FODERATURA  a colla di pasta (applicando una nuova tela di canapa tipo ”patta” simile per armatura e densità a quella originale) con montaggio su nuovo telaio estensibile in legno, finalizzata a risanare deformazioni, consolidare sollevamenti della pellicola pittorica dalla preparazione e distacchi di quest’ ultima dal supporto, restituire portanza alla tela originale. Propedeutica alle operazioni di foderatura è stata  la ricomposizione delle lacerazioni del supporto, eseguita riaccostando ogni filo della tela con il proprio corrispettivo fissandoli con colletta, per ricostituire l’unità strutturale del supporto ed impedire il rilassamento della zona circostante la lacerazione.

PULITURA della pellicola pittorica,  finalizzata alla rimozione delle sostanze sovrammesse quali polveri grasse, fumi, vernici, eseguita rigonfiando e solubilizzando gli strati mediante miscele di solventi organici e soluzioni basiche (opportunamente scelte  al fine di non  intaccare  gli strati originali), applicate ad impacco di carta giapponese o con tamponcino di cotone idrofilo. Durante l’intervento si è evidenziata la presenza di alcuni ritocchi pittorici sulla veste della Madonna vicino la cinta (vedi foto).

 Questi ritocchi, eseguiti dallo stesso pittore che ha dipinto la tela, sono da identificarsi come ”pentimenti” cioè ripensamenti che il pittore ha avuto nel corso della realizzazione dell’opera. A volte questi ripensamenti non avvenivano per volontà del pittore ma per volere della committenza a cui non piaceva il modo in cui il pittore aveva ideato il quadro e ne richiedeva quindi una trasformazione durante l’esecuzione dell’opera. Il ritocco sulla veste della Madonna nascondeva due spadini (secondo l’iconografia classica dell’Addolorata sette spadini trafiggono il petto della Madonna e simboleggiano i sette dolori da lei patiti). Il pittore deve aver quindi sostituito i sette spadini, interrompendone la realizzazione, con un'unica grande spada che trafigge il petto di Maria.

REINTEGRAZIONE PITTORICA, eseguita in corrispondenza delle cadute di colore e delle lacerazioni, per ricostituire il tessuto cromatico e ridurre l’interferenza visiva delle lacune.

 
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