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La Barrozza - Pasqua 2011 - Anno XX n. 1
Scritto da Anna Dolci   

Siamo grati alla gentilezza delle signore di Ruscio: Antonia, Giulia, Maddalena e Pina, che, grazie ai racconti  delle loro nonne e mamme, ne hanno fatto un simpatico e interessante bagaglio di informazioni, che ci hanno trasmesso molto volentieri. 

Ripercorriamo il periodo pasquale partendo dal Venerdì precedente la domenica delle Palme. 

Di buon mattino tutti gli uomini del paese, prima di andare nei campi si recavano a Messa, cioè considerando ciò ai nostri giorni, andavano a Messa alle 6 del mattino di un giorno lavorativo!!!

Don Sestilio, ci riferiamo agli anni intorno al 1945, celebrava questa S Messa in onore della Madonna Addolorata, non riferendosi alla nostra chiesa, ma proprio al ricordo della Madonna e a tutto quello che avrebbe sofferto per la crocifissione del Suo Figlio. Per questa Messa veniva da Leonessa P. Mauro Coppari che si dedicava alla confessione di tutti questi uomini, che poi si sarebbero accostati  alla S. Comunione. Una partecipazione  numerosa e vivificante. Dopo la S. Messa gli uomini andavano al lavoro e Don Sestilio e P. Mauro processionalmente si recavano a visitare gli ammalati del paese e a portar loro la S. Comunione e a pregare insieme.
Insomma si avvicinava il clima pasquale: la domenica delle Palme, la Settimana Santa con tutte le funzioni evocative di sofferenze e di gioia.

Il Mercoledì Santo si portavano in chiesa le piantine bianche. Che cos’erano le piantine bianche? All’inizio della Quaresima si seminavano in piccoli vasi lenticchie o grano o ceci, però non si mettevano alla luce, all’aria, ma al buio, o addirittura in cantina. Pian piano i semini germogliavano ed, essendo senza luce, venivano su esili e bianchi, molto aggraziati e molto delicati.

Queste piantine si portavano in chiesa e si mettevano ad abbellire l’altare dove si esponeva, il Giovedì Santo, il Santissimo, ricordando l’Ultima Cena. Forse il concetto delle piantine nate al buio si ricollegava all’altare detto erroneamente del “sepolcro”, ma era sempre un omaggio a questo intenso periodo spirituale. 

Naturalmente nelle varie tradizioni c’e’ posto per sacro e profano.
Il Giovedì Santo si metteva il lievito per le pizze pasquali, pizze che si portavano, nei giorni seguenti, al forno prima di andare alla funzioni, lasciandole alle cure della celebre Pasquetta “la fornara” e si riprendevano poi tornando a casa. 

Venerdì Santo morte di Gesù. Uno strano rumore si avvertiva nel paese: le “gnaccole”. Due pezzi di legno battuti tra loro producevano un “suono” che sostituiva le campane. Infatti morto Gesù nessuna nota allegra aleggiava nell’aria, e queste originali note servivano  per avvisare l’inizio delle funzioni.
Sabato Santo preghiere e preparazione per la grande festa di Resurrezione.
Domenica  Pasqua di Resurrezione.  Gesù risorto!   Benedizione  di tutti gli elementi della natura:  benedizione del Cero Pasquale, del  fuoco, dell’acqua e degli olii santi. (Liturgia  anche dei giorni nostri)  Ognuno portava  a benedire i cibi per la colazione pasquale. Pizze, uova, salame,  tutto in  chiesa a benedire. Dopo la S. Messa grande  raduno di tutta la famiglia,  preghiera fatta tutti insieme e buon appetito.!

Lunedì di Pasquetta:    merenda sul prato,   pizza e salame!     
Concluse le feste pasquali cominciavano le benedizioni campestri. Tre giorni prima dell’Ascensione:  le  Rogazioni (dal latino ‘rogare’ chiedere). Preghiere di implorazioni e di richieste.  “Ab omni malo libera nos  Dominus” .  Da ogni male liberaci o Signore,   per i raccolti, per la natura, per noi, per questa e per l’altra vita.  Don Sestilio seguito dai fedeli in   processione per tutto  il paese, si fermava due volte: una sul ponte del Fossato e un’altra sul ponte di Vorga, sopra il campetto,  e da lì, impartiva la benedizione a tutto e a tutti.

Siamo giunti alla festa dell’Ascensione.   Questa ricorrenza  di Gesù che lascia la terra per tornare in cielo,  è densa di tante devozioni e tradizioni  anche originali.  C’era infatti l’uso di esporre  nella notte avanti l’Ascensione un catino di acqua  con dentro i petali dei fiori.  Quest’acqua  si riteneva benefica per la pelle e per gli occhi.  Un’altra usanza era quella  di andare  di buon mattino, il giorno dell’Ascensione, nel prato, a bagnarsi  le ginocchia  con la guazza, prevenendo dolori di reumatismi e  cadute.  Un’altra tradizione, ancora più simpatica, era  quella di mettere fuori, nella notte  precedente questa festa,  pane, acqua, sale  e… un recipiente con acqua e  dentro una chiara d’uovo.  Stranamente  alcune volte questa chiara  produceva, condensandosi al freddo della notte,  delle  forme che si potevano con un po’ di fantasia.. anche interpretare:…  filamenti  lunghi, densi e  raggruppati… un velo da sposa …e allora  matrimonio in vista .  Altre forme,  altre previsioni……       
 
Seguitando il calendario degli anniversari tradizionali si arriva alla festa del 3 Maggio detta della Croce. Ognuno, relativamente al numero dei suoi campi,  prepara  delle croci  composte da un bastone, alla cima del quale,  facendo un grosso intaglio,  infila  trasversalmente  un rametto  di Palma  benedetta, un pezzetto  di candela della festa della Candelora (2 febbraio) e un piccolo giglio. Il tutto si piantava nella terra del campo,  per  devozione e protezione.  

Certo sono tradizioni che forse vanno interpretate,  e che forse nel tramandarle possono essere anche imprecise, però alimentavano  e alimentano, per qualcuna che ancora sopravvive, quel modo di   rapportarsi  con il Padre Eterno e  con il creato.

 
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