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I Reparti
I Quaderni di Ruscio - I Caduti di Ruscio nella II Guerra Mondiale
Scritto da Francesco e Stefano Peroni   

52° battaglione “ALPI”
“Obbedisco!”

Inquadrato in tale reparto, combatte’ il soldato Benedetto Marchegiani.
Il 52° battaglione “ALPI” discende dai tre reggimenti di volontari, formati nella primavera del 1859, in previsione della guerra contro l’Austria, nei depositi di Cuneo e di Savigliano e riuniti nella Brigata “Cacciatori delle Alpi” al comando della quale fu destinato Giuseppe Garibaldi, nominato Maggior Generale dell’Armata Sarda.
Con regio decreto del 14 maggio 1860 la Brigata fu incorporata nell’Armata Sarda con la denominazione di “Alpi” ed ordinata su due reggimenti, il 51° e il 52°. Il 20 maggio fu sciolto il battaglione valtellinese e incorporato nei due reggimenti. Il battaglione adolescenti andò a Biella; nel febbraio 1860 esso venne considerato quale succursale del battaglione figli di militari, e fu sciolto il primo gennaio 1861. Scioltesi nel 1871 le brigate permanenti, i due reggimenti vennero a chiamarsi rispettivamente 51° e 52° reggimento Fanteria (Alpi). Nel 1881 essi furono nuovamente riuniti nella Brigata “Alpi” (51° e 52° Reggimento Fanteria). Fra il 1895 e il 1896 il 52° reggimento Fanteria, per la guerra italo-abissina, concorre alla formazione dei battaglioni di Fanteria d’Africa e si batte eroicamente ad Adua il primo marzo 1896. Successivamente viene mobilitato per la guerra libica, a Tripoli, il 10 novembre 1911. L’anno successivo a Sidi Bilal il 20 settembre si scontra in durissimi combattimenti contro gli arabo-turchi che mette in fuga dopo 10 ore di lotta furiosa. Per il suo splendido comportamento, viene conferita alla Bandiera la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918) si batte valorosamente alla Marmolada, al Passo Fedaia, al Sasso di Mezzodì, al Col di Lana, al Ponte di Vidor, sul Grappa. Inviato in Francia nel 1918, combatte a Bligny, Bois de Courton, sul fiume Aisne, Sissonne, Vauxerre, Chemin des Dames , Rozoy sur Serre. Al reggimento vengono conferite la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e due Medaglie d’Argento al Valor Militare. Il primo ottobre 1934, il 52° Fanteria assunse la denominazione di 52° reggimento di Fanteria “Scuola” assorbendo la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Spoleto, e fu formato su due battaglioni allievi ed uno truppa. Concorse alla guerra italo-etiopica 1935-1936 con l’invio di complementi a reparti mobilitati in Africa Orientale. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1940, venne inviato alla frontiera occidentale.
Successivamente, il 12 gennaio 1941, venne trasferito nella tormentatissima terra di Grecia,.
 

A memoria di questa campagna, fu conferita alla Bandiera del reggimento una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Conclusa la Campagna di Grecia il Reggimento venne impiegato in operazioni di polizia in Jugoslavia, e nel 1943 disciolto. Ricostituito il 1 luglio 1958 a Cuneo, per trasformazione del 2° CAR, venne trasferito nel giugno 1963 a Fossano. Il 22 settembre 1964, nel quadro del riordinamento delle Forze destinate al presidio delle opere fortificate, il Reggimento venne trasferito nel Friuli e dislocato alla Frontiera Orientale assumendo la denominazione di 52° reggimento Fanteria d’Arresto “Alpi” alle dipendenze della Divisione Fanteria “Mantova”, con sede del Comando a Tarcento. In occasione del terremoto che ha devastato il Friuli, il 6 maggio 1976 e successivamente il 15 settembre, partecipa alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite, meritandosi una Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito. Il primo ottobre 1976, nel quadro della ristrutturazione dei reparti dell’Esercito, il 52° reggimento Fanteria viene sciolto ed il 1° battaglione eredita la Bandiera, le Glorie e le Tradizioni, assumendo la denominazione di 52° battaglione Fanteria d’Arresto “Alpi” con sede in Attimis e Grupignano alle dipendenze della Divisione Meccanizzata “Mantova”.
Dal 29 agosto 1996 i Cacciatori delle Alpi non esistono più. La Bandiera viene custodita presso l’Altare della Patria, in un sacrario che è ogni giorno di più un mausoleo di vessilli d’Unità soppresse.


4° reggimento fanteria "PIEMONTE"
“Omnia fervent pro patria”

Inquadrato in tale reparto, combatte’ il soldato Ernesto Menegon.
Il reggimento festeggia la battaglia di Novara dove si guadagna la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Due volte decorato dell'Ordine Militare d'Italia, due Medaglie d'Argento e quattro di Bronzo ed una Croce di Guerra al Valor Militare. Costituito nel 1636 si scioglie il 30 aprile 1991 ad Asti.


1° reggimento Artiglieria “Cacciatori delle Alpi”
“Ultra primum”

Inquadrato in tale reparto, combatte’ il soldato Alfredo Vannozzi.
Nel 1870 si costituisce, in Foligno, per effetto del decreto 13 Novembre, l’11° reggimento Artiglieria con reparti ceduti dal 4° reggimento Artiglieria da piazza (cinque compagnie) e dal 5°, 7°, 8° Artiglieria da campagna (otto btr da battaglia, talune delle quali avevano partecipato alle campagne del Risorgimento).
Il 1° Gennaio 1874 assume il nome di 1° reggimento Artiglieria, in quanto il 1° reggimento Artiglieria Pontieri lascia l’Artiglieria e passa a far parte dell’Arma del Genio.
Il 25 giugno 1882 prende il nome di 1° reggimento Artiglieria da campagna. Durante la 1° Guerra Mondiale il deposito costituisce i comandi del 37° e 55° rgt. a. cam., una btr. a. mon., due btr. a. d’assedio e reparti minori.
Nell’ottobre 1934 assume la denominazione di 1° reggimento Artiglieria di Divisione di Fanteria che dal 1° gennaio 1935 cambia in quella di Reggimento Artiglieria «Cacciatori delle Alpi», inquadrato nella Divisione omonima, con la quale partecipa alla 2a Guerra Mondiale.
Nel Settembre 1943, in seguito all’armistizio, viene sciolto.
Il 1° Dicembre 1948, viene ricostruito a l’Aquila con il nome di 1° reggimento Artiglieria da campagna e inquadrato nella Divisione di Fanteria «Granatieri di Sardegna».
Nel Maggio 1953, utilizzando il personale ed i mezzi dal disciolto 133° rgt. a. cor. divenne il 1° Reggimento Artiglieria Corazzata «Pozzuolo del Friuli», inquadrato nella Divisione Corazzata omonima, con sede a Civitavecchia. -
 

Il 31 Dicembre 1958 viene disciolto unitamente a tale divisione cedendo i suoi gruppi semoventi alle Divisioni di Fanteria «Legnano», «Folgore» e «Granatieri di Sardegna».
Il 2 Maggio 1976, il gruppo eredita la Bandiera, le tradizioni, lo stemma araldico e la cravatta rossa del rgt. a. cam. «Cacciatori delle Alpi», già disciolto nel 1958.
Nell’anno 1981 il gruppo assorbe 2 btr. campali del disciolto 180° gr. a. cam. «Gran Sasso» ed assume la denominazione di 1° gruppo Artiglieria «Cacciatori delle Alpi».. Il 12 novembre 1999 il 1° gruppo viene sciolto e la sua Bandiera torna al Sacrario delle Bandiere all'Altare della Patria in Roma

Lo Stemma Araldico
Lo stemma araldico del reparto ne blasona con precisione la storia centenaria, mettendone in risalto gli elementi più importanti.
Lo scudo è pieno, cioè non suddiviso, tutto di rosso a ricordo dell’epopea garibaldina e del sangue generosamente versato dagli artiglieri del 1° per la libertà e l’indipendenza della Patria. Al centro dello scudo una cotissa d’argento ricorda gli alamari dei Granatieri di Sardegna, dei quali il Corpo costituì per alcuni anni l’indispensabile supporto di fuoco. La testa di medusa d’oro sottolinea l’appartenenza del gruppo alla specialità da campagna, mentre il leone rampante d’argento sul monte che esce da un mare fluttuoso ricorda che il 1° da campagna è stato impiegato oltremare.
Sullo scudo il fregio dell’Arma di Artiglieria, specialità da campagna con l’indicazione del numero del gruppo, sormontato da un elmo legionario romano cimato da tre foglie d’oro di quercia. Sotto lo scudo, su lista d’argento con le estremità bifide di nero filettate d’oro, il motto: « Ultra primum».

La Bandiera
Il 14 Novembre del 1935 con il Regio Decreto 2043 viene concesso a tutti i reggimenti di Artiglieria l’uso dello stendardo; lo riceve solennemente anche il 1° reggimento di Artiglieria da campagna.

Dal Giugno del 1940 assieme al reggimento, la Bandiera partecipa gloriosamente al 2° Conflitto Mondiale. Per non far cadere la Bandiera nelle mani dei tedeschi, il 9 Settembre del 1943 il drappo e la lancia vennero nascosti nello zaino dell’Alfiere del Reggimento e seguirono quest’ultimo nelle amare vicissitudini della prigionia nei campi di concentramento. Alla fine della Guerra la Bandiera fu riconsegnata al ricostituito 1° reggimento, fino al 31 Dicembre 1958 data in cui fu sciolto.
Conseguentemente alla costituzione del 1° gruppo da campagna semovente «Cacciatori delle Alpi», in data 2/5/76, la Bandiera venne consegnata al gruppo. Il 12 novembre 1999 il 1° gruppo viene sciolto e la sua Bandiera torna al Sacrario delle Bandiere all'Altare della Patria in Roma


4° reggimento Genova Cavalleria"

Inquadrato in tale reparto, combatte’ il dragone Adorno Peroni.


Trae origine dai "Dragon Bleu" creati il 26 gennaio 1682 dal Duca Amedeo II e "debuttano" a Carignano durante la campagna del 1690-93, contro i Francesi. Partecipano a tutte le azioni dal 1703 al 1713 e durante la battaglia di Torino, a Madonna di Campagna, in una critica fase del combattimento per il valoroso comportamento i "Dragon Bleu" divennero "Dragoni di Sua Altezza Reale (S.A.R.)".
Denominati nel 1713 "Dragoni del Re", il 21 Aprile 1796, per coprire la ritirata della fanteria piemontese impegnata contro Napoleone, sul colle del Bricchetto, caricano e volgono in fuga Dragoni e Ussari francesi. Per tale azione Re Vittorio Amedeo III concesse due Medaglie d'oro poichè "una sola non basta a premiare tanto valore". La data è divenuta festa del Reggimento.
Il 9 dicembre 1796 passa al servizio della Repubblica Piemontese e nel 1799 assume la denominazione di "1° Reggimento Dragoni Piemontesi".
A seguito della partecipazione ai moti del 1821, il Reggimento viene sciolto.
Con un distaccamento del reggimento rimasto fedele al Re Carlo Felice, vengono costituiti i "Dragoni del Genovese", area a sud di Ginevra sottoposta al Re Carlo Felice. Il nuovo Reggimento rimane depositario delle tradizioni e delle due medaglie d'oro del Bricchetto.
Dal 1821 il assume la mostreggiatura gialla, colore tuttora conservato.
Nel 1832 Re Carlo Alberto dispone che tutti i Reggimenti abbiano funzioni e denominazione identica e il reggimento prende il nome di "Genova Cavalleria". Combatte nella campagna del 1848, con "Savoia", "Aosta" e "Nizza" a Goito e Governolo. Nella campagna del 1859 si distingue a Vinzaglio. Inquadrato nella Brigata Soman, nella campagna del 1866 riesce, a Villafranca, a contenere l'avanzata austriaca, consentendo la ritirata a due divisioni di Fanteria ed a reparti di Artiglieria Piemontese.
L'inizio della prima guerra mondiale trova "Genova" raccolto al confine. Il reggimento, come tutta la cavalleria lascia i quadrupedi e combatte in trincea. Nel 1917 rimonta a cavallo, e con "Novara", scrive a Pozzuolo del Friuli, il 30 ottobre di quell'anno, una delle sue più belle pagine, lasciando sul terreno il 60% degli effettivi ma fermando il nemico.
Impegnato con uno squadrone mobilitato in Etiopia nel 1935 occupa Neghelli. E' quindi impiegato in Jugoslavia nel 1941, in Albania e Africa Settentrionale. Nelle dure giornate dell'armistizio combatte a Porta San Paolo a Roma ed a Tirana in Albania.
Ricostituito nel 1946 ad Albenga, quale gruppo esplorante divisionale 4° Dragoni, diviene nel 1949 4° reggimento di cavalleria blindata "Genova Cavalleria", con sede in Palmanova, ove è tuttora dislocato. Nel 1958 riassume il nome tradizionale di reggimento "Genova Cavalleria" (4°). Nel 1975, con la ristrutturazione dell'Esercito, diviene 4° gruppo squadroni meccanizzato "Genova Cavalleria", dando vita anche al 28° gruppo squadroni carri "Cavalleggeri di Treviso".
Il 14 settembre 1993, un nuovo decreto stabilisce la trasformazione del gruppo nel reggimento "Genova Cavalleria" (4°).
Lo Stendardo del reggimento si fregia di due Medaglie d'oro e due d'argento al Valor Militare ed una di Bronzo al Valore dell'Esercito.

L’Arma del Genio
Peritus et audax

Inquadrato in tale Arma, combatterono l’artiere Marco Angelini e il marconista Primo Vannozzi.
L'11 giugno 1775 è formato il Corpo Reale degli Ingegneri al servizio dell'Armata Sabauda, che, per effetto dell'occupazione francese, è sciolto dal giuramento di fedeltà al Re di Sardegna il 9 dicembre 1798.
Con la restaurazione, nel maggio 1814 ha inizio la ricostruzione che si completa, nel maggio 1816, con la formazione del Corpo Reale del Genio Militare e Civile, denominazione modificata nel 1823 in Corpo Reale del Genio.
Il 24 gennaio 1861 è sancita, di fatto, la nascita dell'Arma del Genio che comprende i due reggimenti all'epoca esistenti.
Negli anni che seguono, i reggimenti aumentano di numero e comprendono varie specialità come gli zappatori, i ferrovieri, i telegrafisti ed in seguito specialisti, minatori e pontieri.
Per Regio Decreto 23 dicembre 1909 è concessa all'Arma la Bandiera che sarà custodita dall'Ispettore dell'Arma prima e, dal 1903 dalla brigata (battaglione dell'epoca) più anziano dislocato nella Capitale.
Con l'attuazione dell'ordinamento 1910, il genio può disporre di sei reggimenti di cui 2 zappatori, 1 telegrafisti, 1 pontieri, 1 minatori, 1 ferrovieri ed un battaglione specialisti.
Durante la guerra 1915-18, l'Arma mobilita un considerevole numero di reparti delle varie Specialità (zappatori, minatori, telegrafisti, pontieri, lagunari, ferrovieri, fotoelettricisti, radiotelegrafisti, aerostieri, lanciafiamme, teleferisti, motoristi, lanciagas, elettricisti, idrici, pompieri, guide fluviali, manovratori, idraulici, colombaie fisse e mobili) che trovano largo impiego durante la terribile guerra di posizione.
Assunto nuovamente l'ordinamento di pace, nel 1923 sono presenti 10 raggruppamenti di Corpo d'Armata, che saranno trasformati in reggimenti genio con l'ordinamento 1926, ed i reggimenti: radiotelegrafisti, pontieri, lagunari e, ferrovieri. Successivamente questo ordinamento è più volte modificato. A maggio 1940 l'Arma si appresta ad entrare in guerra ordinata in: 18 reggimenti genio, 2 reggimenti minatori, 2 reggimenti pontieri, un reggimento ferrovieri.
Nel corso del secondo conflitto mondiale sono inoltre mobilitati vari raggruppamenti, un reggimento per l'Etiopia, battaglioni delle varie Specialità, battaglioni misti divisionali e per Corpo d'Armata oltre ad un numero imprecisato di reparti minori.
Durante la guerra di liberazione sono in vita il LI battaglione misto genio con il I Raggruppamento Motorizzato, i battaglioni misti che operano con il Comitato Italiano di Liberazione ed i Gruppi di Combattimento ed i battaglioni ferrovieri riuniti in raggruppamento.
Nel dopoguerra hanno vita compagnie e battaglioni artieri (dal 1950 pionieri) nonché compagnie e battaglioni collegamenti (dal 1953 trasmissioni) assegnati alle grandi unità. Sono poi ricostituiti 6 reggimenti (3 pionieri, 1 pionieri d'arresto (poi guastatori), 1 pontieri ed 1 ferrovieri) che si affiancano ai battaglioni di Corpo d'Armata e divisionali ed alle compagnie di brigata.
Nel 1952 la componente "collegamenti" si distacca fino a divenire l'Arma delle Trasmissioni. Ridimensionata già con la ristrutturazione del 1975, attualmente l'Arma comprende: 6 reggimenti guastatori, 1 reggimento ed un battaglione pionieri, battaglione Guastatori paracadutisti, un reggimento pontieri ed un reggimento ferrovieri.
FESTA: 24 giugno - anniversario della Battaglia del Piave (1918). PATRONA: Santa Barbara (4 dicembre).CONCESSIONE BANDIERA: decreto 23 dicembre 1900.


Scudo: Inquartato a croce di S.Andrea. Nel primo d'azzurro al silfio d'oro reciso di Cirenaica. Nel secondo di rosso alla croce d'argento accantonata in capo da due stelle dello stesso di otto raggi (Treviso). Nel terzo d'azzurro attraversato da una testa d'ariete d'oro innestata a una trave spezzata. Nel quarto di rosso alla croce d'argento caricata in cuore di una stella d'azzurro a cinque raggi (Piemonte). In cuore uno scudetto di argento alla fascia di rosso, caricata da una stella (Bolzano).
Ornamenti esteriori: sullo scudo corona turrita d'oro, accompagnata sotto da nastri annodati nella corona, scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo, rappresentativi delle ricompense al Valore. Sotto lo scudo su lista bifida d'oro, svolazzante, con la concavità rivolta verso l'alto, il motto "Peritus et audax".

 
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