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Gennaio 2010 - Anno XXXVII n.1
Notiziario Parrocchiale - Notiziario Parrocchiale

Parrocchia di San Nicola Vescovo in Monteleone di Spoleto
San Francesco 06045 Monteleone di Spoleto PG
tel. 0743/799009 Cell. 3333677450

San Antonio nella Tradizione Monteleonese

La chiesa onora San Antonio degli animali, quello con il maialino ai piedi nel giorno del 17 gennaio e quello con il Bambino in braccio che si rifà  al Santo di Padova il 13 giugno. Perché allora il paese divide le due feste: una il 17 gennaio con i muli, i cavalli, i somari con omaggio della legna portata con “il basto” al parroco e l’altra il 13 giugno con la tradizionale asta degli agnelli e la relativa processione?

Tanti anni fa la montagna era utilizzata per gli allevamenti delle pecore specialmente nei mesi estivi. In quei tempi veniva effettuata la “Transumanza”. Le pecore trascorrevano il periodo estivo e pre-invernale in montagna ove godevano di una ottima alimentazione data la qualità  eccellente delle erbe. Ne giovava la qualità  delle carni e del vero formaggio pecorino. C’era allora una certa evoluzione dell’economia locale ove se pure con molta fatica e sacrificio molti uomini di paese venivano utilizzati come pastori. Ed era questa categoria di onesti lavoratori che sosteneva l’economia locale seguendo le greggi a piedi nel periodo pre-invernale fino alle pianure delle campagne Romane e Viterbesi. Appunto nel mese di maggio si faceva ritorno, finalmente, tra le montagne di casa. Questo avvenne per decenni fintanto che il progresso creò  una industria casearia che consentiva, abbattendo i costi, di aumentare la produzione, risparmiando ma a discapito della qualità. Ancora oggi i fortunati residenti a Monteleone godono del prodotto locale, del pecorino, della ricotta, degli agnelli che ormai una sparuta entità  di eroi continuano a produrre. Ecco appunto il San Antonio del 13 giugno.

Con il ritorno a casa i pastori intendevano ringraziare il Santo portando degli agnelli davanti alla chiesa di San Francesco per cederli in una pubblica asta. Il ricavato della vendita veniva versato alla costituita società di San Antonio che utilizzava i proventi per interventi di mutuo soccorso in paese. Ma già da allora, forse un secolo fa, si usava organizzare un pranzo atto a festeggiare l’annuale evento. Alternativamente anno dopo anno, ciascun casale diventava la mensa comune dei quel giorno. Anche nel tempo difficile delle guerre si manteneva viva la tradizione per merito di Attilio Allegretti “Muratore”. Le donne di quel paese preparavano il pranzo a tutti. Ed ecco gli strascinati, l’agnello al forno, il pane cotto nel grande forno a legna. La tradizione, la qualità dei prodotti usati si incontravano e si mescolavano nell’eccellenza dello spirito di ciascun partecipante. Se mancavano i piatti, ogni casa forniva quanto necessario. Negli anni avvenire il “cocciaro” (Giovanni Battista Carrassai) forgiò i piatti destinati all’evento (a Monteleone si producevano i coppi per i tetti in località Ruscio). Vennero prodotti più esemplari e ancora oggi, quelli rimasti,  sono conservati dall’attuale presidente della società di San Antonio - Antonio Carmignani.

Sembra che con quanto abbiamo cercato fin qui di narrare, che la festa più importante sia quella di giugno. Non è affatto così. Andate con il pensiero al mese di gennaio, al clima freddo, alla neve che avvolgeva il paese da novembre ad aprile. Infatti la neve veniva tolta dai tetti e dalle strade manualmente, rallentando qualsiasi attività. La popolazione di Monteleone andava diminuendo perchè si cercava un lavoro per vivere e cercare di progredire dando un futuro migliore alle nuove generazioni. Ed ecco Roma, i negozi, i norcini, gli impiegati che ancora oggi non dimenticano i sacrifici dei tempi andati. L nostra speranza è  che i giovani raccolgano dagli anziani il testimone della tradizione che pure dovrà continuare ad essere partecipata negli anni futuri.

Il collegamento tra le generazioni viene necessariamente trasmesso tramite la grande organizzazione che è “La famiglia”. I giovani “credono”, che i tempi passati non abbiano la necessaria importanza. Il nostro paese è il loro paese e perciò è necessaria la loro collaborazione per ricostruire e a loro volta ritrasmettere questi  valori. In tutta Italia si stanno riscoprendo i Borghi antichi con le loro tradizioni e noi non vogliamo essere da meno. Se siete a Monteleone, fermatevi un momento a guardare intorno e domandatevi dove sia una uguale meraviglia. Questo è Monteleone di Spoleto, questo è il nostro paese.
Tornando dopo queste premesse alla celebrazione del 17 gennaio possiamo ora capire il vero senso della tradizionale benedizione degli animali. In quella giornata si ripeterà la tradizione dell’ omaggio della legna trasportata a dorso di mulo sino alla canonica del parroco. Gli anziani ricordano che per due giorni e più si susseguivano le “some” e c’era una gara per chi caricava di più. Ora e pur vero che con la diminuzione della popolazione sono diminuiti i muli, ma forse la verità  è che il progresso ha portato a sostituire gli animali con più moderni mezzi meccanici.

La speranza che la comunità si augura è che la legna non  manchi alla parrocchia. In quella giornata il parroco come consuetudine, benedirà gli animali presenti consegnando a ciascuno la tradizionale pagnotta di pane benedetto ed oltre all’effige del santo un calendario di San Antonio.

Una fattiva collaborazione alla buona riuscita della festa viene data da una associazione locale di appassionati dediti alla cultura dell’allevamento ed all’uso sportivo della razza equina. Per le “Belve dell’Appennino” il cavallo si sposa ottimamente con l’ambiente montano circostante. La natura da queste parti è infatti molto prodiga di soddisfazioni per l’occhio e lo spirito dei visitatori. Dobbiamo sviluppare molto di più la vocazione turistica utilizzando quello che c’è, intensificando gli scambi interculturali con le città vicine.

Gli argomenti non mancano, forse manca la necessaria collaborazione ed anche il pieno utilizzo dei mezzi che le istituzioni mettono a disposizione. Ogni 17 abbiamo ricordato con il pensiero i nostri avi precursori di questa tradizione:

Allegretti Attilio  “Il Muratore”  Monteleone
Bartolomei Primo  “Spaghetto”  Monteleone
Durastanti Antonio  “Tripletta”  Monteleone
Poli Claudio      La Villa
Poli Vincenzo   “Cencio”  Nempe
Giovanetti Battista     Nempe
Rosati Giacomo  “Giacomino”  Nempe
Rosati Giuseppe  “Pelliccione”  Nempe
Giovanetti Costantino  “ex Sindaco”  Nempe
Peroni Giorgio  “Giorgetto”  Butino
Giovanetti Angelo     Casale Bocco
Giovanetti Vincenzo     Casale Bocco
Vannozzi Sante     Casale Moretto
Poli Riccardo      La Trogna
Giovanetti Giuseppe  “Ferrone”  Villa Cesi
Tartarini Giuseppe  “Peppacchione” Monteleone
Perleonardi Giuseppe     Monteleone
Rosati Vincenzo  “Cenciarone”  Nempe
Vannozzi Albino     Colle del Capitano
Vannozzi Savino  “Pistolone”  Colle del Capitano
Vannozzi Isidoro     Colle del Capitano
Carmignani Luigi  “Spallone”  Monteleone
Salamandra Paolo  “Ministro”  Monteleone
Vannozzi Nunzi Angelo “Trotterello”  Monteleone


Certamente che sa quanti ne abbiamo dimenticati, ma sarà la Vostra cura, per lo spirito di collaborazione che auspichiamo, contattare la Parrocchia allegando i documenti e Vostre considerazioni che useremo nella stesura di prossimi notiziari che ci proponiamo di produrre in concomitanza di future cadenze festive tradizionali Monteleonesi.
Buona Festa a tutti!

Don Camillo e
Collaboratori del Notiziario

 
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