Home arrow I Quaderni di Ruscio arrow Chiesa della Madonna Addolorata - Ruscio a lavoro arrow Breve storia della Chiesa della Madonna Addolorata: il Fondatore

IN EVIDENZA

 
Advertisement
Advertisement
Advertisement

MENU

Selezione Notizie da Web
---------------------------------------------
La Barrozza
I Quaderni di Ruscio
Cronache Moderne
---------------------------------------------
Archivio News
La Grande Guerra in Valnerina 1915 - 2015
La Miniera di Ruscio
Il campo di prigionia PG n. 117
Notiziario Parrocchiale
---------------------------------------------
Ruscio Solidale
---------------------------------------------
Area riservata
Segreteria Pro Ruscio
---------------------------------------------
Disclaimer
---------------------------------------------
Advertisement
Advertisement

Sondaggi

La piu' bella realizzazione della Pro Ruscio:
 
Le sezioni piu' interessanti del sito www.proruscio.it
 

Area Riservata






Password dimenticata?
Breve storia della Chiesa della Madonna Addolorata: il Fondatore PDF Stampa E-mail
I Quaderni di Ruscio - Chiesa della Madonna Addolorata - Ruscio a lavoro
Scritto da proruscio   

Il fondatore

Dal libro "Monteleone e i suoi figli ", che Don Angelo Corona ha dedicato "ai giovani di Monteleone perché investendo tanta preziosa eredità trovino anch'essi un posto nelle pagine future" (migliore augurio difficilmente avrebbe potuto fare il nostro Parroco), riportiamo il passo dedicato alla figura di Don Biagio Peroni, fondatore della Chiesa di Maria dei Sette Dolori (Madonna Addolorata) di Ruscio.

“Don Biagio Peroni nacque nel 1707, morì a 87 anni il 2 gennaio 1794. Nell’atto di morte (pag. 162 del libro dei defunti) è contenuta la sintesi della sua vita. Fu per molti anni vice curato della parrocchia di San Nicola fungendo da Cappellano di Ruscio, prima nella chiesa di Sant' Antonio poi in quella dell'Addolorata. Per alcuni anni fu anche Cappellano di Trivio.
I meriti eminenti di Don Biagio furono due: fondazione della chiesa dell'Addolorata e fondazione insieme a suo fratello Gregorio, dell'Opera Pia dell'Addolorata e del Legato Peroni.
Nella prima metà del 1700 nella nostra zona era molto sentita la devozione della Madonna Addolorata.
Vi contribuirono due fatti importanti: la predicazione di Don Mattia Amadio, parroco di Mucciafora e il suo miracolo delle lacrime scaturite dal quadro della Madonna che lo stesso Don Mattia portava con sè nel 1735 predicando una missione a Norcia.

Ho trovato nei registri parrocchiali che Don Mattia predicò un quaresimale a Monteleone nel 1735. Un'altra volta lo trovo come padrino per un battesimo. Quindi frequentava questi paesi. La predicazione di Don Mattia e soprattutto il miracolo di Norcia avranno fortemente influito su l' animo di Don Biagio e sulla sua decisione di costruire la chiesa di Maria dei Sette Dolori.
Tale costruzione si può datare intorno agli anni 1750-1760. Nell' atto di morte (1794) è detto: "da alcuni anni fondatore e costruttore della venerabile chiesa".

L'altro titolo di Don Biagio fu l'istituzione dell'Opera Pia dell' Addolorata e del Legato.
Esistono quattro quadernetti manoscritti datati 2-5-1866, contenenti i beni dell'Opera Pia dell'Addolorati di Ruscio ed il Legato di Don Biagio e Gregorio Peroni. Riporto il testo della Fondazione dell'Opera Pia e del Legato. "Istitutori dell'Opera Pia dell'Addolorata di Ruscio furono i signori Don Biagio Prete e Gregorio, fratelli Peroni, che legarono tutti i loro beni alla Chiesa dell'Addolorata, espressamente volendo che dalle rendite cumulativamente prese di detti beni si soddisfacesse in ogni anno ai legati che qui sotto si noteranno.

Primo tra questi è il mantenimento di un sacerdote cappellano colla ingiunzione della messa quotidiana colla elemosina di £. 0.798 per ogni messa e di due Settenari precedenti le due annue festività dell'Addolorata (Venerdì di Passione e del 15 dicembre)". I medesimi disposero che dall'insieme delle rendite si prelevasse la somma prevista da impiegarsi nel mantenimento delle fabbrica della Chiesa e casa annessa per uso del cappellano, per provvedere agli arredi sacri, di casa e di tutt'altro occorrente al culto, alla sacrestia ed infine per provvedere allo emolumento del sacrestano custode della chiesa. I predetti legatari Peroni ordinarono altresì che, prelevata la spesa di culto e di amministrazione, con gli annui sopravanzi della rendita provenienti dai beni legati si dovesse mantenere un alunno povero del comune di Monteleone nel seminario vescovile della diocesi pagandone annualmente la dozzina ed, in mancanza di detto alunno, assegnare annualmente a una povera ed onesta zitella dello stesso comune una dote prefissata.

Sempre dall'atto di morte veniamo a sapere che fu lungamente malato (diuturna infirmitate), confortato molte volte dai Sacramenti, che il funerale si celebrò nella chiesa parrocchiale di San Nicola, che furono dati al parroco i compensi dovuti e che il suo corpo fu traslato nella stessa chiesa (Santa Maria dei Sette Dolori) e "li fu donato come un patrono nella tomba che si era costruita".
Questo atto è un condensato di vita onerosa e buona.
E così lo vogliamo conoscere e ricordare anche noi.”


Don Biagio è sepolto in un vano sotterraneo ricavato al centro del pavimento della chiesa (allora Santa Maria dei Sette Dolori) e chiuso da una pietra di marmo bianco.


Albero genealogico di Don Biagio Peroni redatto da Marco Perelli

Tra i Peroni ci fu anche Frate Angelo, eremita, figlio di Valentino Peroni ed era nativo di Monteleone ed apparteneva al III Ordine di S. Francesco.

Nel libro dei Morti del Settecento (a. f. 8v), un suo parente, don Filippo Peroni, così scrive:
“ Fr. Angelo morì il 16 sett. 1720. Era di somma umiltà, grande semplicità, massima pietà verso Dio e i Santi, specialmente verso la B. Vergine Maria della cui chiesa di S. Maria del Piano era custode. Due volte l'anno si recava al tempio della Madonna di Loreto restando a servizio per un mese e lasciando un grande esempio di devozione.
D'estate o d'inverno saliva dal piano per ascoltare la messa anche nella più decrepita vecchiaia.

Più volte salendo l'erta aspettò chi lo sollevasse da terra e sempre ripeteva: sia per l'amor di Dio, a gloria di Dio perdonatemi. Suo nutrimento era la così detta “passa” o “acquacotta”, pane bagnato con un po' d'olio. Mezza fojetta di vino gli bastava per tre giorni. Digiunava spesso e si disciplinava. Portava con sé continuamente il libro “giardino spirituale”. Io dovetti proibirgli per la debolezza, di disciplinarsi.

Caduto infermo nell'eremo di S. Maria del Piano, lo visitai spesso e confortai col santo Viatico
Fu trovato morto e fu sepolto in S. Francesco, nella tomba dei Terziari presso l'altare della Concezione.
Nel suo testamento rogato da messer Angelino, lasciò un legato di 15 scudi per due Messe annue”.

 
< Prec.   Pros. >