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Prefazione
I Quaderni di Ruscio - I Caduti di Ruscio nella II Guerra Mondiale
Scritto da Mario Lotti   

All’arrivo dei novant’anni è una soddisfazione osservare il legame che tiene uniti tutti i Rusciari, per quella comune origine da un paese che continuiamo ad amare, nonostante i tremendi eventi che hanno sconvolto l’umanità in questi anni.

Monumento ai Caduti del Comune di Monteleone

Monumento ai Caduti del Comune di Monteleone

Quando la guerra sconvolse la nostra vita e la nostra gioventù, la comunità di Ruscio - ansiosa e premurosa su tutto - dimenticò le liti e le controversie ed ogni notizia, buona o cattiva, era una notizia per tutti e tutti se ne dolevano o ne gioivano.

Scrivendo la prefazione di questo IV Quaderno di Ruscio che ricorda ed onora i nostri compaesani caduti durante la Seconda Grande Guerra Mondiale, anch’io ho ripercorso quegli anni passati nel Regio Esercito Italiano. Nel Natale del ’40 fui richiamato e mandato in Africa settentrionale e, sottotenente d’artiglieria, servii anche sotto il comando del famoso generale tedesco Rommel. Tornai alla fine del ’41: avevo ventisette anni, ma ho dovuto arrivare agli ottantasette per leggere su un libro scritto da un generale inglese quanto ero bravo ed eroico; patii la fame, la sete e la paura, ma è tutto bene quel che finisce bene! Restai sotto le armi fino al ’43, fino alla caduta del Regno.

La drammatica fine della guerra portò lo sconquasso: gli ex-amici ce li trovammo nemici in casa, i bombardamenti, le fughe, gli sfollati, i passaggi per Ruscio degli ex-prigionieri fuggiti verso il sud liberato.

Una domenica mattina eravamo tutti riuniti nella chiesa dell’Addolorata, paesani e sfollati; come al solito la chiesa era piena, quando ci fu una leggera scossa di terremoto. Tutti fuggimmo, soprattutto per la paura. Destino volle che, contemporaneamente, passava un camion di soldati tedeschi sulla strada romana che sicuramente interpretarono la nostra fuga come paura di loro, quindi “banditen”!
La continua presenza di tedeschi a Ruscio ci costrinse, per un certo periodo, ad andare a vivere a Rescia, da Simone.

E’ encomiabile e doveroso tenere vivo e ricordare gli eventi passati che tennero uniti la nostra comunità nei giorni dolorosi e paurosi del passato conflitto mondiale. I partigiani, le rappresaglie, i parenti, gli amici, i paesani deportati a lavorare sotto le bombe a Cinecittà. L’eroismo delle nostre donne che gli portavano da mangiare e li confortavano tutti i giorni.

Quei giorni dissolsero in un baleno tutte le rivalità, i rancori e le antipatie che la vita quotidiana crea e tornò l’affetto, l’amore della grande famiglia, della comune origine e diciamo pure della “paesanità” che ci unisce e ci fa sentire legati a quelle quattro case nella vallata di Ruscio.

Anche quell’anno la mattina della terza domenica di settembre era la festa dell’Addolorata. Come ogni anno il paese era festoso, pieno di gente: l’autobus aveva riportato per la festività gli assenti per lavoro a Roma. Gli archi di fronde di quercia ornavano le vie del paese, la banda musicale strimpellava qua e là in attesa di esibirsi in grande nel pomeriggio e tutti si salutavano, si radunavano in crocetti parlando di affari o del più e del meno. Tutto era contentezza e gioia, tutto era sfarzoso nella sua semplicità, allegro e spensierato anche se si sentiva l’ansia opprimente dell’incerto domani. La festa finì, la guerra iniziò e disperse i giovani per l’Europa, l’Africa e la Russia: qualcuno non tornò più.

Mario Lotti
Sottotenente di Artiglieria
Presidente ad honorem della Associazione Pro Ruscio

 
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