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Albo d'oro
I Quaderni di Ruscio - I Caduti di Ruscio nelle guerre coloniali e nella Grande Guerra
Scritto da Francesco e Stefano Peroni   

Albo d’oro
Ministero della Difesa, Prot.llo 7-1/00577/StC/Segr. del 5 giugno 2002


Angelini Marco
Soldato nel 79° Rgt Fanteria - Brigata ROMA
Caduto per ferite sull’ Altopiano di Bainsizza il 30/08/17
PRESENTE!

Carassai Giovanni
Soldato nel 210° Rgt Fanteria - Brigata BISAGNO
Deceduto per malattia A Trieste il 25/03/19
PRESENTE!

Cicchetti Francesco
Soldato nel 17° Rgt Bersaglieri
Caduto per ferite sul Carso il 19/08/17
PRESENTE!

Cicchetti Raffaele
Soldato nel 48° Rgt Fanteria - Brigata FERRARA
Disperso in combattimento in Libia il 18/06/15
PRESENTE!

Lotti Pietro
Soldato nel 6° Rgt Fanteria - Brigata AOSTA
Disperso in combattimento in Libia il 08/07/15
PRESENTE!

Pasquali Attilio
Soldato nel 210° Rgt Fanteria - Brigata BISAGNO
Deceduto in prigionia per malattia a Sprattau (Polonia) il 23/06/18
PRESENTE!

Perelli Giuseppe
Sergente nel 85° Rgt Fanteria - Brigata VERONA
Deceduto per malattia il 18/07/17
PRESENTE!

Perelli Raffaele
Soldato nel 130° Rgt Fanteria - Brigata PERUGIA
Deceduto per malattia a Salo’ il 14/10/18
PRESENTE!


Soldato Marco Angelini

Fra coloro che non sono tornati, perché inghiottiti dalla spaventosa voragine della Grande Guerra, c’è anche mio nonno: Marco Angelini (2).
Era nato a Monteleone di Spoleto il 13 agosto 1881 da Pasquale e da Apollonia Rosati che, oltre a lui, avevano avuto Girolamo, Mariano, Giulio e Antonia.

marco angelini

Soldato Marco Angelini

                        

La famiglia Angelini, originaria di Rescia, possedeva alcuni terreni e boschi compresi tra Ruscio, Monteleone e la stessa Rescia.
Come per altri “rusciari” l’attività delle carbonaie era prevalente rispetto a quella agricola.
Infatti, le scarne notizie rilevabili dal foglio matricolare, indicano Marco Angelini come “carbonaio, in grado di leggere e scrivere e con una cicatrice sul collo”.
Pur appartenendo al mondo agricolo, era dotato di discreta cultura (per l’epoca) e di capacità amministrative. Dai suoi contemporanei era chiamato “il ministro”.
Si era sposato con Maria Belli il 18 agosto 1907 ed aveva avuto quattro figli: Orlando nel 1908, Emilia nel 1911, Simone nel 1914 e Anna Maria, detta Nannina, nel 1917.

La sera del 22 maggio 1915, un breve messaggio avvertiva tutti i comandi militari che era arrivato per l’Italia il momento di scendere in campo contro l’Austria Ungheria: “Sua Maesta’ il Re ha decretato la mobilitazione generale dell’Esercito e della Marina e la requisizione dei quadrupedi e dei veicoli. Primo giorno di mobilitazione 23 corrente mese.” Era cosi’ terminato il periodo di incertezze che aveva diviso la societa’ italiana e il mondo politico tra neutralisti e interventisti. Non era ancora la dichiarazione di guerra ma inequivocabilmente si capiva che gli indugi erano rotti.

 

 

Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra (Volume Umbria (Vol XXV), Province: PG, Pagina: 10, Sub in Pagina: 9)   

 

L’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, lo aveva colto intento, assieme ai suoi fratelli, nella cura degli interessi indivisi della famiglia di origine.
Questa, come molte altre di Ruscio, era organizzata in forma patriarcale ed inglobava, aggregandole, le famiglie che i vari figli maschi andavano man mano costituendo.
L’indiscusso capofamiglia era il fratello Girolamo, mentre la cura della numerosa prole del gruppo era demandata, per specifiche competenze, alle donne: Cecilia, Rosa e Maria rispettivamente mogli di Girolamo, Mariano e Marco.
Il foglio matricolare di Marco segnala che era stato, in un primo momento, riformato dal servizio di leva per essere, poi, reintegrato, in seguito ad una ulteriore visita medica fatta a Spoleto, il 18 novembre 1916, nella classe di leva 1881, quale soldato di 1° categoria.
Pochi giorni dopo il Natale dello stesso anno, il 27 dicembre, venne chiamato alle armi per la mobilitazione generale.
In quei giorni la situazione bellica risultava alquanto critica. L’andamento della guerra era incerto, le operazioni stagnavano, da molto tempo, in una guerra di posizione che logorava uomini e mezzi.
L’Esercito italiano aveva lanciato numerose offensive, con risultati complessivamente scarsi ed a prezzo di gravissime perdite. Il crescente bisogno di rincalzi determinò la chiamata alle armi di tutti gli uomini disponibili. Crebbe, quindi, il numero di soldati con famiglia a carico, dato che nel gennaio 1917 furono richiamati alle armi perfino i nati nel 1874; fanti contadini di quarant’anni con 5, 7, 10 figli ciascuno. Si verificò il caso di una compagnia di 230 soldati che avevano lasciato a casa 952 figli.
Marco Angelini ne aveva lasciati tre ed una quarta in arrivo (nacque, poi, il 4 febbraio del 1917). Sicuramente gli fu di conforto il saperli raccolti in seno alla sua famiglia che, amorevolmente, si occupò anche della moglie.
Dal foglio matricolare rileviamo, ancora, che fu incorporato, con il numero di matricola 6908, nel 2° plotone, della 7° Compagnia, del 2° Battaglione del 79° Reggimento di fanteria della Brigata Roma, ”… e tale giunto il 19 gennaio1917”.
Raggiunse il “ territorio dichiarato in stato di guerra” il 2 aprile dello stesso anno.
Ebbe meno di due mesi e mezzo di addestramento, sia alle armi sia all’idea della guerra.
L’esercitazione, con il fucile modello 1891, fu alquanto sommaria. Come si può rilevare dal suo libretto di tiro, infatti, fu limitata a 6 colpi sparati ogni 5 giorni, dal 23 febbraio al 20 marzo del 1917. 
Il fante Marco Angelini  percepiva il salario previsto per i soldati: 50 centesimi al giorno; alle mogli lo Stato riconosceva un sussidio di 60 centesimi al giorno oltre ai 30 centesimi, per ciascuno dei figli minori di 12 anni.
Il suo arrivo, nel teatro delle operazioni, coincise con una ripresa delle attività belliche che avevano, invece, ristagnato tra il novembre del 1916 e l’aprile del 1917.
Nel solo mese di maggio l’esercito perse complessivamente circa 128.000 uomini, tra morti e feriti. Era iniziata l’undicesima battaglia dell’Isonzo e l’esercito si apprestava a sferrare la battaglia della Bainsizza.
Nei mesi che seguirono vi fu un grande eccitazione in quel settore del fronte. Si sperava che quella sarebbe stata l’ultima battaglia, quindi, l’ultimo sforzo prima della vittoria e della pace che avrebbe posto fine a tanta sofferenza.
Ma nel mese di agosto, dopo un incoraggiante inizio, l’offensiva fallì sull’intero fronte, tranne che per un limitato successo sull’altipiano della Bainsizza dove Marco perse la vita il 30 agosto 1917.
Il foglio matricolare segnala laconicamente “morto in combattimento”, mentre l’estratto del Registro degli Atti di Morte riferisce che “mancò ai vivi nell’altopiano della Bainsizza a quota 778 a ora incerta”.
Nella sua breve e sfortunata permanenza al fronte egli ebbe un continuo contatto epistolare con i suoi cari, come documentano le numerose lettere conservate dalla famiglia.

Posizione in prima linea (foto Ten. Gianni Peri)

Posizione in prima linea (foto Ten. Gianni Peri)


Il tenore dei messaggi, per lo più indirizzati ai fratelli ed alla “cara consorte”, tendeva a tranquillizzare i familiari.
L’esordio è sempre “Grazie al buon Dio, sto bene e lo stesso voglio sperare di voi tutti” con un frequente richiamo alla buona sorte che lo aveva, sin lì, assistito.
Pochi i riferimenti ai timori, ai patimenti ed alle fatiche di soldato.
Anche del suo coinvolgimento in fatti bellici poco traspare, forse per espresso divieto o, forse, per risparmiare inutili apprensioni ai suoi cari.
Sappiamo che il suo reparto, attestato sul monte Maio a quota 1572, dal 24 maggio subì numerosi attacchi nemici, sempre respinti infliggendo gravi perdite.
Il 26 maggio così scrisse alla famiglia  “….e ancora mi trovo in trincea. Sto in prima linea. Ma qui dove mi trovo adesso è meno pericoloso. Stanotte abbiamo combattuto e dove stavo era molto pericoloso e, davvero, i Santi mi hanno assistito. Spero che fra otto giorni, se il Signore ci guida,  ci appartiene di andare un po’ indietro (nelle retrovie, n.d.a.) e spero che questi giorni passino subito e che prima che ritorno in questi posti verrà una santa pace. Questo io spero e, credete che io ho pensato sempre a voi”.

Il desiderio si avvera il 13 luglio quando la Brigata riceve il cambio e si sposta nella zona di Schio per un periodo di riordinamento.  Solo in quel frangente, lontano dai pericoli, svelò la durezza della vita di trincea.
Infatti, da qui scrive il 22 luglio: “anche io, caro fratello, posso ringraziare Iddio perché, come sapete siamo molto indietro a riposo. Dopo che ho passato i pericoli senza dillo, ora mi posso contentare; qui ci fanno iniezioni, molti bagni e fanno le istruzioni a piazza d’armi e lunghe marce. Presto di qui, dicono, che andremo via in un paese vicino a Vicenza. …Questo mi successe a Monte Maio, il 24 maggio, quando subimmo un forte attacco e fummo molto vicino ai nostri nemici: da una scheggia di bombarda ho avuto il fucile spezzato in mano e fui salvo…  facemmo qualche prigioniero ma mantenemmo la nostra posizione. Anche il 19 maggio subimmo tre attacchi, quasi corpo a corpo, ma noi, sempre, avemo mantenuta la nostra posizione. Santa Rita mi scampò, così spero per l’avvenire.
Traspare qui, senza enfasi e senza retorica, l’orgoglio del combattente che ha respinto il nemico.
Poi, rivolto ai fratelli, ebbe un pensiero altruistico: “sono dispiaciuto che state soli e che dovete crepare e lavorare anche per me”. 

Il pensiero è, in tutte le lettere, rivolto ai figli che non dimentica mai di raccomandare all’attenzione della moglie.
Anche la speranza de “la bona pace” è, costantemente, presente.
Ma il 15 agosto il reparto è di nuovo in linea per partecipare alla prevista imminente offensiva. Il 27 giunge al ponte di Plava e, di qui, prosegue per Leupa per operare contro le linee nemiche di quota 774 e 778 sull’altipiano della Bainsizza dove, fino al 1° settembre, si susseguiranno sanguinosi combattimenti, al termine dei quali il 79° fanteria, dopo asprissima lotta ed alterna vicenda, riesce a rafforzarsi in posizioni prossime agli obiettivi assegnati.
Marco cade durante quei sanguinosi scontri all’età di 36 anni.
L’ultima lettera scritta alla moglie ed ai fratelli è datata 27 agosto e risulta spedita lo stesso giorno della sua morte: 30 agosto 1917.


Gli ultimi suoi pensieri furono: ”Dunque, fra poco partiamo e andiamo in prima linea. Speriamo tutto bene. State tranquilli. Ho saputo che Pasquale (Pasquale Angelini, figlio di Mariano, quindi suo nipote) non appartiene più alla mia Divisione. Così spero che rimarrà indietro. Certo io non potrò scrivervi spesso, ma come posso, non dubitate, che lo farò perché non sono pigro a scrivere. Voi scrivete lo stesso.” Poi rivolto alla moglie ”Cara consorte state tranquilla che io mi fò coraggio. Sono orgoglioso che Orlando è stato promosso con boni voti e sono tanto contento che Annamaria chiama papà e mamma e ha messo due denti. Speriamo presto che questa guerra finisce così non mi sazierò di bacialla. Ricoprite di baci i nostri figli. Vi saluto di nuovo tutti, anche zii e parenti e chi domanda di me. Vi bacio Vostro Marco”.

Non tornò ed i suoi resti sono forse custoditi nel sacrario di Oslavia tra quelli dei caduti senza nome. Con il regio decreto 1241 del 29/7/1920 la Patria gli ha dato il riconoscimento postumo a fregiarsi della medaglia commemorativa nazionale della guerra 1915-18 ed ad apporre sul nastro della medaglia le fascette corrispondenti all’anno di campagna 1917; e con il regio decreto del 16/ 12/ 1920 a fregiarsi della medaglia interalleata della Vittoria.

Molto tempo è trascorso da quei drammatici eventi, ma di Marco resta viva la memoria, grazie anche alle preziose lettere che hanno consentito ai suoi discendenti di poter “scoprire” quell’uomo, quel padre e quel nonno che la tragedia della prima guerra mondiale ha impedito loro di conoscere.

 

 


  

 

[aggiornamento del 22/08/2015]

In occasione del Centenario della Grande Guerra, l'Associazione Pro Ruscio ha organizzato una Manifestazione "La Grande Guerra in Valnerina", che ha ottenuto il grande onore di utilizzare il logo ufficiale delle Celebrazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale della Presidenza del Consiglio.

CLICCA QUI PER MAGGIORNI INFORMAZIONI

Durante la Cerimonia di inaugurazione del monumento "Una pietra dal Piave",  fu presentato il volume:

 

 

Il libro realizzato in occasione del Centenario della Grande Guerra dalla nipote Anna Angelini raccogliendo le lettere del nonno Marco  

 

 


 


Soldato Carassai Giovanni
Soldato Pasquali Attilio

Trattiamo insieme la vicenda dei due nostri compaesani, Giovanni e Attilio.

La loro sorte fu strettamente collegata, coetanei, Attilio piu’ grande di poco piu’ di 3 mesi, furono arruolati quali soldati di 1° categoria e lasciati in congedo illimitato dal Distretto militare di Spoleto l’11 settembre 1915.
Entrambi furono richiamati alle armi il 24 novembre 1915 e tali giunsero - parafrasando la prosa burocratica - presso il 22° Deposito Fanteria da cui furono prelevati l’8 marzo 1916 per entrare nei ranghi del 210° Reggimento Fanteria, inquadrato nella Brigata “Bisagno”.

Attilio Pasquali, figlio di Ettore e Angela Cappelli, nasce a Cascia il 15 gennaio 1896. Alto 1,61 m, torace 87 cm, ha capelli e occhi castani, colorito roseo, di professione bracciante, sa leggere e scrivere.

Giovanni Carassai, figlio di Nicola e Giuseppina Pomella, nato il 29 aprile 1896 a Monteleone di Spoleto, e’ alto 1,72, torace 78 cm, piu’ longilineo del suo commilitone, dunque. Anche lui sa leggere e scrivere, capelli e occhi castani, colorito bruno. Esercita la professione di fornaciaro.

 

 Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra (Volume Umbria (Vol XXV), Province: PG, Pagina: 77, Sub in Pagina: 24)  

 

Riguardo la posizione militare di quest’ultimo e’ necessaria una precisazione: nell’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra risulta appartenente al 141° reggimento, inquadrato nella gloriosa Brigata Catanzaro, ma riteniamo piu’ attendibile seguire le indicazioni desunte dal foglio matricolare. Occorre, infatti, considerare la situazione di confusione che, all’atto della sua morte, si doveva riscontrare nei registri dell’Ospedale di Trieste, ove confluivano malati e feriti di ogni reggimento presente in zona.

militari durante trasferimento  (foto Ten. Gianni Peri)

Militari durante un trasferimento  (foto Ten. Gianni Peri)

Giovanni giunse in territorio dichiarato in stato di guerra il 21 marzo 1915, mentre Attilio lo seguira’ appena otto giorni dopo, precisamente nella zona di Zoppola in Friuli Venezia Giulia, nell’attuale provincia di Pordenone, dove vengono impiegati per “un intenso periodo di esercitazioni e allenamento”.

Commilitoni nello stesso reggimento, probabilmente seguirono la stessa sorte; la Brigata Bisagno combatte’ con valore e senso di sacrificio meritando la medaglia d’argento al Valor Militare per i numerosi combattimenti cui prese parte dal maggio 1916, fino alla battaglia conclusiva di Vittorio Veneto del novembre 1918, e ben due citazioni nei Bollettini di Guerra da parte del generale Diaz (Boll. di guerra n. 1122 del 20 giugno 1918 h. 13.00; Boll. di guerra n. 1123 del 21 giugno 1918 h. 13.00) (4)

Durante la violenta offensiva austriaca dell’ottobre 1917, quando lo sfondamento del fronte italiano a Caporetto, costrinse le truppe ma anche le popolazioni civili a un precipitoso ripiegamento al di qua della linea del Piave, la brigata Bisagno viene chiamata ad assolvere un difficile compito: ripiegare ordinatamente a sbalzi successivi, offrendo protezione e copertura alla ritirata di altri reparti.
“Durante il tormentoso periodo del ripiegamento la brigata ha perduto 24 ufficiali e 890 uomini di truppa” (5),

Tra questi anche il nostro Attilio Pasquali, tratto in prigionia il 30 ottobre 1917.

 

 

 Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra (Volume Umbria (Vol XXV), Province: PG, Pagina: 252, Sub in Pagina: 13)   

                           

Inizia, dunque, per Attilio la penosa vicenda del prigioniero di guerra, tra umiliazioni, stenti e malattie. Trovera’ la morte a seguito di malattia (tubercolosi polmonare) nell’ospedale di Sprottau (l'attuale Szprotawa in Polonia)  il 23 giugno 1918 (comunicazione del Ministero della Guerra con elenco 652/68 in data 24 gennaio 1919).

La patria gli concesse l’onore postumo di fregiarsi della medaglia commemorativa nazionale della guerra 1915 – 1918 (RD 1241 del 29/7/1920) e ad apporre sul nastro della medaglia le fascette corrispondenti all’anno di campagna 1916, 1917, 1918 (conc. 172683g) e, inoltre a fregiarsi della medaglia interalleata della Vittoria (RD del 16/12/1920) (conc. 235620g)

 

 


 

[aggiornamento del 07/01/2017]


Della vita in prigionia di Attilio non abbiamo alcuna notizia ufficiale, possiamo soltanto ipotizzarla, sulla base delle ricerche storiche effettuate.

A Sprottau era installato, sotto il comando del V Corpo d'Armata tedesco, a circa tre chilometri dalla città, nei pressi dell'aeroporto, alla cui costruzione i prigionieri abili lavoravano, un campo di prigionia (Kriegsgefangenenlager) per truppa e sottufficiali di numerose nazionalità - Russia zarista, Serbia, Romania, Italia, Belgio, Inghilterra e Francia - con annesso un ospedale (Lazarett) destinato ai numerosi soldati ammalati di tubercolosi, che, con grande probabilità, accolse il nostro giovane compaesano.

 

 

fotografia del campo di prigionia di Sprottau (da: https://dolny-slask.org.pl/544656,Szprotawa,Oboz_jeniecki_Szprotawa.html)

 

 

Personale del "Lazarett" del campo di Sprottau (da: https://dolny-slask.org.pl/544656,Szprotawa,Oboz_jeniecki_Szprotawa.html)

 

Il campo era molto esteso a tal punto che venne  chiamato "la piccola città delle caserme"; era dotato di una panetteria, orto, una sala comune e addirittura aveva una propria moneta.

 

 

 

Nei pressi del campo, ove tuttora si conserva un piccolo monumento commemorativo realizzato dagli stessi prigionieri, era presente un Cimitero Militare, nel quale, presumibilmente, fu tumulato il nostro Attilio.

 

 

 

Il monumento ai soldati deceduti durante la prigionia (cartolina d'epoca e situazione attuale) (da http://lubuskie.regiopedia.pl/wiki/oboz-jeniecki-szprotawa-kriegsgefangenenlager-sprottau)

  

Successivamente riesumato, venne trasferito nel Cimitero Militare Italiano di Breslavia, costruito dal Governo Italiano, per raccogliere e dare degna sepoltura ai 1.016 soldati italiani deceduti nei campi di prigionia  della Bassa Slesia, tra cui appunto Szprotawa.

Oggi riposa ancora là, lontanissimo da casa.

 

 

  Il Cimitero Militare Italiano di Breslavia

            

 

 fotografia della tomba di Attilio Pasquali, Cimitero Italiano Caduti I Guerra Mondiale di Breslavia (o Wroclaw) in Polonia.(foto segnalata il 7/1/2017 da Mario Turis via facebook)  

 


  

 

 

Il Soldato Giovanni Carassai, invece, evito’ la prigionia, ma, anche lui, gravemente ammalato, mori’, terminata la guerra, all’ospedale di Trieste il 25 marzo 1919.

 

 

Ospedale di Trieste, cartolina d'epoca 

          

Nel Registro degli atti di morte del Comune di Monteleone troviamo la trascrizione dell’atto di morte comunicato dal Cap. Amm. Magellis Lorenzo:
“L’anno 1919 al 25 del mese di marzo, mancava ai vivi alle ore antimeridiane 10 e minuti 50, in eta’ di anni 22 il soldato Carassi Giovanni, celibe, [a causa di] broncopolmonite bilaterale, sepolto al cimitero militare di Trieste, [decesso certificato dall’ufficiale medico Curzio di Priamo]”.

Alla sua memoria venne concessa la medaglia commemorativa nazionale della guerra 1915 – 1918 (RD 1241 del 29/7/1920) con apposte sul nastro della medaglia le fascette corrispondenti all’anno di campagna 1916 (conc. 172662g)

 

 


   

 [ Aggiornamento 11 marzo 2018]

Con l’informazione dell’avvenuta sepoltura terminavano le notizie in nostro possesso sulla vicenda di Giovanni.

Nel marzo 2018, troviamo una interessante traccia: nel Registro delle Sepolture del Cimitero di S. Anna, si riscontrava la sepoltura di un giovane soldato di 22 anni, del 141 Reggimento Fanteria, deceduto il 23 marzo 1919.

Il suo nome CORRAZAI GIOVANNI. Nome di battesimo, Reggimento, età, data del decesso e luogo del decesso – nel registro venne indicata Via F. Severo, dove si trova, tuttora, l’edificio dell’Ospedale di Trieste, oggi trasformato in una residenza per universitari.

Solo il cognome riporta una variazione: raddoppiata la “R”, trasformata in “Z” l’ultima consonante. Nessun altro soldato mori’ quel giorno. Nel Registro degli Atti di Morte del Comune di Monteleone di Spoleto abbiamo la certezza che il nostro Giovanni sia stato sepolto nel Cimitero Militare di Trieste, essendovi stato trascritto l’Atto di Morte registrato presso l’Ospedale di Trieste.

 

 

 Documentazione da Archivio Cimitero Trieste  

 

Una annotazione ulteriore: sia nell’atto di morte che sul registro del Cimitero è riportata l’età – 22 anni – e non la data di nascita.

E una suggestione che lasciamo alla valutazione del lettore:sotto al nome, sul registro del S. Anna è scritto: “Ruccio”. Una storpiatura dovuta all’interpretazione del dialetto umbro da parte di un friulano del nome del paese natio? Una sorta di dichiarazione d’amore per la propria casa natale, magari raccolta in fin di vita da un Cappellano Militare? Ruscio e non , come ci saremmo aspettati, Monteleone, il comune di nascita.

Riteniamo molto probabile che tale Carrozai Giovanni, di anni 22, del 141 Reggimento Fanteria, deceduto a Trieste, presso l’Ospedale Militare il 25 marzo 1919, sia il nostro Giovanni.

In seguito, il Cimitero Militare di S. Anna, nel 1927 venne eliminato: le salme dei soldati trasferite nel cimitero di Villesse Zaule, in provincia di Gorizia. Il nostro Giovanni fu tumulato nella tomba 903.


Le nostre ricerche, da qui in poi, segnarono una battuta di arresto, finchè scoprimmo che successivamente anche il cimitero di Villesse fu rimosso, trasferendone le sepolture nel vicino Sacrario Militare di Redipuglia, la cui costruzione iniziò nel 1935, per dare degna sepoltura alle spoglie di 40.000 caduti noti, i cui nomi figurano incisi in singole lapidi di marmo.


Qui un’altra scoperta: nessun Carrozai risultava lì sepolto, bensì Giovanni CARROZZAI, soldato del 141 Reggimento fanteria, deceduto il 25 febbraio e non marzo 1919. Sembrerebbero due persone differenti: la data di nascita è diversa. In realtà il Carrozzai proviene dall’esumazione della tomba 903 di Villesse Zaule.

 

 

  ricerca effettuata sul sito  http://cadutigrandeguerra.net

 

 

La lapide della tomba intestata a Giovanni Carrozzai al Sacrario Militare di Redipuglia 

 

Da questa ultima informazione abbiamo la certezza che il Carrozzai di Redipuglia sia lo stesso Carrozai di Trieste.


Inoltre, nessun Carrozai o Carrozzai risulta essere iscritto nell’Albo dei Caduti della Grande Guerra.


Di concerto con i familiari, l’Associazione Pro Ruscio sta curando l’istanza di verifica del nome del Caduto presso il Ministero della Difesa, Direzione Onorcaduti, affinché, qualora confermata la nostra supposizione, venga modificato il cognome sulla lapide. 
 

Seguiranno ulteriori aggiornamenti.

 

[aggiornamento del 22/06/2019]

 

Con nota del 28/8/2018  il COMMISSARIATO GENERALE PER LE ONORANZE AI CADUTI richiedeva alla Direzione del Sacrario  Militare di Redipuglia di procedere alla correzione nel nome riportato sulla lapide posta sul loculo 7573 4° gradone CARROZZAI in CARASSAI.

Successiva comunicazione del 14/06/2019 lo stesso Commissariato testualmente scriveva: "spiace comunicare che, per vincoli Storico – Architettonici insistenti sul Sacrario Militare in parola, non sarà possibile procedere alla correzione della pietra tombale, ma si modificheranno i dati solo sui registri cimiteriali e nel “Data Base” in uso a questo Commissariato Generale."

 

 

ricerca effettuata sul sito  http://cadutigrandeguerra.net con evidenziata la correzione effettuata 

   

Certo, non potremo leggere il nome "Carassai" sulla lapide del nostro concittadino ( a dire la verita' per una motivazione burocratica poco comprensibile) ma siamo lieti e orgogliosi di aver restituito al nostro Giovanni la dignita' di una tomba riconosciuta. 

     


  

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NOTA GENEALOGICA DEL SOLDATO ATTILIO PASQUALI
Da non confondersi con i Pasquali di Monteleone, Attilio e’ figlio di Santino Pasquali, cantoniere, proveniente da Cascia, che sposa nel 1913 Rosa De Angelis (figlia di Giovanni detto il “Pecchio”- vedi nota genealogica del soldato Giuseppe De Angelis-). Fratelli di Attilio furono Angelo, Maria, morta per malattia all’eta’ di 5 anni, Fernanda, ed un’altra Maria, anch’essa morta per malattia.

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NOTA GENEALOGICA DEL SOLDATO GIOVANNI CARASSAI
     Giovanni e’ uno dei numerosi figli (ne sono stati individuati nove) di Nicolino Carassai di Tolentino e Giuseppina Pomella “de Aliena”.
Di questi figli però risultano poi nel registro dei matrimoni solo Assunta (1891) che sposa Antonio Moretti (nonna della Mariassunta nostra coetanea) e il (Giovam)Battista Carassai che in prime nozze aveva sposato Marianna Cicchetti (vedi nota genealogica dei fratelli Cicchetti), padre di Giovanni, indimenticabile titolare dell’osteria in Ruscio; gli altri figli di Nicolino erano morti infanti.
L’altro ramo Carassai di Ruscio (quello nella piazza di Ruscio di sotto) fa invece capo a Severino che era fratello di Nicolino (un terzo fratello di Nicolino, Gaetano, era, invece, scapolo).

Soldato Cicchetti Raffaele

Triste la vicenda della famiglia di Costantino e Annunziata Salamandra che piansero a distanza di poco piu’ di due anni la morte di due figli, Raffaele, il maggiore, e Francesco, di tre anni piu’ piccolo, accaduta su due fronti lontanissimi, i deserti libici e il Carso.

Costantino Cicchetti

Costantino Cicchetti

Gia’ Costantino e Annunziata avevano perso il loro primo figlio Francesco nato il 10 aprile 1882 in tenera eta’ e successivamente avevano dato il medesimo nome al loro ultimo nato, e nel 1918, un altro loro figlio, Edoardo (6), nato l’8 febbraio 1885, che, ritornato dal fronte a causa della morte in guerra degli altri due fratelli (in quanto esonerato dal servizio effettivo sotto le armi con scadenza non fissa – circ. 552 Giorn. Militare 1917), si ammalo’ di febbre spagnola, morbo che colpi’ Ruscio con particolare virulenza.

Edoardo Cicchetti

Edoardo Cicchetti

Nel liber defunctorum della Parrocchia di San Nicola in Monteleone si legge:

Anno Domini 1918 die 13 Novembriis, Edoardus Cicchetti, filius Costantini, annorum 33, confessus, SS. Viatico refectus est et S. Olei unctione roboratus, animam deo redditit, eius corpus post exequias in pubblico Coemeterio sepultum est.

Raffaele, il maggiore dei due fratelli Cicchetti riportati sulla lapide, dunque, nasce a Monteleone di Spoleto il 24 aprile 1893, alto 1,67, torace 88 cm, di professione contadino, in congedo illimitato quale soldato di 1° categoria, fu inquadrato nel 48° reggimento fanteria il 7 dicembre 1914.

 

 

  Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra (Volume Umbria (Vol XXV), Province: PG, Pagina: 100, Sub in Pagina: 14 e 15)  

                          

Il 13 dicembre 1914 fu imbarcato a Taranto con destinazione i territori della Tripolitania e la Cireaica, e vede, dunque, le proprie sorti divise da quelle dei suoi commilitoni che combattono, invece, insieme al grosso del 48° reggimento fanteria, inquadrato nella Brigata Ferrara, sul fronte di San Martino del Carso, sul Monte San Michele, sul Piave, meritando numerose citazioni sui Bollettini di Guerra.

 

 

 

 

                               

Muta profondamente il teatro delle operazioni: dal fronte Carsico, caratterizzato da un territorio rotto e frastagliato, sferzato dal gelido vento della bora, al rovente deserto libico, ove si contrappone non un esercito regolare quale quello Imperiale, ma un numeroso stuolo di bande, in un contesto politico certamente variegato e di difficile comprensione per i nostri generali abituati a un’arte delle guerra ben diversa.

Porto libico (foto Ten. Gianni Peri)

Porto libico (foto Ten. Gianni Peri)

Il 19 dicembre 1914, qualche giorno dopo lo sbarco di Raffaele sul suolo africano, il governatore della Tripolitania, ten. gen. Luigi Druetti comunica, ai comandi militari dipendenti, l’intenzione, di voler abbandonare l’interno della Colonia, per attestarsi saldamente sulla “linea costiera nelle sue localita’ principali, fra il confine occidentale e la Sirte, e la linea marginale del Gebel, fra Fessato e Homs” (circ. del 19/12/1914).

La notizia del previsto ripiegamento di numerosi presidi interni contribui’ ad alimentare la gia’ dilagante rivolta, addirittura coinvolgendo quelle tribu’ amiche che, lasciate al proprio destino, senza l’aiuto e l’appoggio italiano, avrebbero subito le sanguinose rappresaglie dei ribelli.

L’inattesa e pesante disfatta di Gars Bu Hadi, subita il 29 aprile 1915, ad opera principalmente dell’ammutinamento delle bande di Tarhuna e Msellata, passate ai ribelli Senussi, segno’ l’inizio della catastrofe militare e il crollo di tutto l’edificio politico-militare della Colonia.

Dopo tale disastro, l’incendio insurrezionale dilago’ per tutta la colonia, mettendo in pericolo i presidi dell’interno: Tarhuna, Beni Ulid, Misurata, Sirte, oltre a numerosi piccoli villaggi disseminati ai margini dell’altipiano.
Dopo la fucilazione dei maggiori capi della citta’ di Tarhuna, macchiatisi di tradimento nella vicenda di Gars Bu Hadi, avvenuta nel forte della Sirte, la popolazione lascio’ il paese, abbandonando il locale presidio di Tarhuna nell’isolamento piu’ completo. Il Governo di Tripoli, preoccupato dagli sviluppi della situazione, decideva di rinforzare quel presidio, inviando un forte contingente di truppe, al comando del ten. col. Rossotti: un battaglione del 5° Bersaglieri, due compagnie del I libico, uno squadrone, plotone meharisti, oltre a una carovana di rifornimento. Partiti da Aziza il 12 maggio, la colonna Rossotti giungeva il giorno successivo all’Uadi Milga, dove pero’ incontrava consistenti forze ribelli ed fu costretta a ripiegare sull’Uadi Megenin, dopo aver rinviato alla base la colonna dei rifornimenti.
Da Aziza partiva allora in soccorso un’altra colonna, al comando del ten. col. Billia (XV eritreo, due compagnie del 48° fanteria a cui appartiene il Nostro, una batteria da montagna), che si univa alle truppe del Rossotti e proseguiva fino a Tarhuna, raggiungendo l’obiettivo il 16 maggio, ma senza i rifornimenti indispensabili alla sopravvivenza del presidio.

Riuscita ad entrare nel forte la colonna Rossotti – Billia, i ribelli ripristinarono il blocco, rendendo cosi’ ancora piu’ precarie le condizioni di vita delle truppe assediate, ammontanti, ora, a 2.600 uomini.
Fu inviata un’ulteriore colonna di soccorso, al comando del ten. Col. Monti che, partita da Aziza il 20 maggio, con una carovana di rifornimenti, e duramente attaccata a Ulid, fu costretta a ripiegare con gravi perdite.
A seguito di tale insuccesso si tento’ di portare aiuto al forte assediato da Nord, ma mentre la colonna del ten. Col. Cassinis si apprestava a muovere verso l’altopiano da Cussabat, giungeva notizia che il forte era caduto nelle mani dei ribelli.
Sul tragico destino del presidio di Tarhuna, e quindi del nostro Raffaele, si trova una particolareggiata relazione del cap. Moretti, gia’ residente militare del presidio, e, in aggiunta, una approfondita analisi del gen. Cadorna, che consente di ricostruire le fasi piu’ significative degli avvenimenti.

Viste le difficolta’ di ricevere aiuti dall’esterno, dopo aver informato il Governo di Tripoli, all’alba del 18 giugno il ten. Col. Antonucci, comandante del presidio di Tarhuna, decideva di abbandonare il forte e di ripiegare su Azizia.
La colonna Antonucci, composta da un battaglione dell’82° fanteria, XXII bersaglieri, una compagnia del 48° fanteria, XV eritreo, I libico, reparti del III libico, unita’ di artiglieria, cavalleria e un convoglio con feriti e borghesi per un totale di 1.500 nazionali e 700 indigeni, abbandonava, dunque, il forte.
Giunto all’altezza delle gole dei Valloni, la colonna veniva violentemente attaccata da forze preponderanti. Ben presto le nostre truppe, ormai scosse e in preda al panico, cedevano alla pressione avversaria e si dissolvevano rapidamente senza poter opporre resistenza. Gruppi di cavalleria nemica irrompevano allora sui resti della colonna in disordinato ripiegamento, facendone strage.
I dispersi arrivarono in ogni luogo ad Azizia, a Fonduc Ben Gascir e perfino a Ain Zara.
Il XV eritreo, autore delle esecuzioni al forte della Sirte, veniva interamente distrutto.

Dei 2.400 uomini costituenti la forza del presidio si salvarono 16 ufficiali, e 150 uomini di truppa fra nazionali ed indigeni.
La caduta di Tarhuna provocava il crollo di tutto il sistema difensivo compreso tra il Gebel Orientale e quello Occidentale.

Sul foglio matricolare di Raffaele Cicchetti si legge:
“disperso nel fatto d’arme durante la marcia di ripiegamento da Tarhuna a Ainzara”, 18 giugno 1915.


Soldato Cicchetti Francesco

Francesco, fratello minore di Raffaele, di Costantino e Annunziata, nato il 19 febbraio 1896, statura 1,69, torace 90 cm, capelli lisci castani, colorito bruno, dentatura sana, sapeva leggere e scrivere, di professione, come probabilmente suo padre e, certamente, suo fratello maggiore, era contadino.

francesco cicchetti

Soldato Francesco Cicchetti

Soldato di leva di 1° categoria, classe 1896, in forza al Distretto militare di Spoleto venne chiamato alle armi il 24 novembre 1915 e destinato al 14° Reggimento Bersaglieri e “tale giunto” il 3 dicembre 1915.

“Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra e tale nel 17° reggimento Bersaglieri” il 6 febbraio 1917, reparto che in provincia di Padova, nei comuni di Teolo, Bastia e Cervarese Santacroce, si stava costituendo in forze.
L’unita’, che entrera’ a far parte del III Brigata Bersaglieri, composta in massima parte di giovani reclute del 1896 e 1897, cui furono aggiunti provati combattenti di classi anziane, persegue la fusione ed il perfezionamento dei loro elementi in accelerate istruzioni.
Il 17° e 18° regg. Bersaglieri, raggiungono il 26 marzo 1917 la Val Sugana (attuale provincia di Trento) e le pendici settentrionali dell’altopiano di Asiago

Asiago: feriti a Campo Mezzavia (foto Ten. Gianni Peri)

Asiago: feriti a Campo Mezzavia (foto Ten. Gianni Peri)

Fino ai primi di luglio non ha luogo alcun avvenimento importante se si eccettuano scontri di pattuglie, bombardamenti pressoché quotidiani ed un inizio d’azione, subito sospesa, del 17° bersaglieri contro il M. Civaron.
Nei giorni 20 e 21 luglio la brigata si porta a Sagrado sul fiume Isonzo (attuale provincia di Gorizia), da dove si trasferisce nel Vallone sostituendo in linea, nel settore di Castagnavizza, reparti della “Novara”.
Dopo breve periodo di riposo, all’inizio della seconda quindicina di agosto su tutta la fronte della 3° armata si riprende l’offensiva per la conquista del gruppo dello Stol, della linea intermedia Temnizza-Voiscizza-Krapenka-q.213 e dell’Hermada.
Alla III brigata bersaglieri è affidato il compito di conquistare, in un primo tempo, il caposaldo di q. 346.

Nella notte sul 18 agosto le truppe serrano sotto, completando lo schieramento ed il mattino seguente le prime ondate si allontanano veloci dalle nostre trincee puntando sulla posizione intermedia di q. 315, che viene in breve raggiunta.
Ma la violenza del fuoco delle artiglierie avversarie, i continui contrattacchi in forza e la difficoltà di tenere i collegamenti, fanno sì che, dopo una lotta cruentissima durata l’intera giornata del 19 agosto, i nostri sono costretti a ripiegare nei trinceramenti di partenza.
Le perdite sofferte dalla brigata, durante questo episodio, sono ingenti, sommano a 40 ufficiali ed 848 uomini di truppa.

 

 


 

 [aggiornamento del 9/6/2018]


L'ordine di operazione n° 3470 emanato dal XXV CdA comunicò alla 4^ divisione che l’attacco dei Bersaglieri a Castagnevizza sarebbe dovuto scattare all’alba del 19 agosto 1917, ore 5.33. Cinque barili e trentatrè bottiglie, nel linguaggio convenzionale.

L’Ufficiale del Genio Paolo Caccia Dominioni, noto soprattutto per la sua successiva partecipazione alla battaglia di El Alamein, fu testimone del valore dei Bersaglieri non solo in quella triste e nota circostanza, ma già sin dai primi mesi del conflitto, durante il quale accadde spesso che … la fortuna non potè essere pari al valore di quel Corpo speciale che, creato per una guerra di movimento, si ritrovò a dover agire nella nota guerra di posizione, fatta di attese interminabili fra i bombardamenti sulle linee e di assalti mal organizzati, affidati quasi sempre davvero solo alla fortuna e al valore delle truppe.

 

 

Paolo Caccia Dominioni, Castagnevizza del Carso, Valletta Forlì, 24 settembre 1917 

 

Nell’agosto del 1917 anche l’allora Tenente Dominioni si trovò, con la 2^ Compagnia Lanciafiamme, in quel settore che fu forse il luogo più terribile e temibile di tutto il fronte italiano; ecco come lo descrive Dominioni nel suo diario: “Castagnevizza è nome che farebbe vacillare i più tremendi e pettoruti e celebrati guerrieri dell’antichità. Nome di leggenda. Decine e decine di assalti, in nove mesi, sono state lanciate su per il pendio mortale. Qualche ondata è arrivata, decimatissima, alla cima, sorpassando trincee e difese: ed è scomparsa sul rovescio senza restituire nessuno e le ondate successive si sono trovate davanti le trincee, che credevano conquistate, già guarnite di nuovi austriaci, sorti come fantasmi da invisibili ripari.”

 

 

Paolo Caccia Dominioni, Notturno in trincea a Castagnevizza, 8 settembre 1917 

 

E piu' oltre: “I Bersaglieri si sono buttati fuori con molto slancio […] Nella dolina Lecce Bassa si è formato un pandemonio terribile: torme di feriti cenciosi affluiscono da tutte le parti: il posto di medicazione rigurgita di barelle e gente insanguinata. Lo sbarramento picchia sodo sulla prima linea e la dolina è già piena di morti […] . Trovo un Capitano dei bersaglieri … urla ordini a destra e a sinistra… “Cerchi la 5^ compagnia, che è già in paese” grida, e mi stringe la mano, ritto fra due cadaveri […] Continua la confusione e lo sbarramento a base di 305 e 420. Chi ha mai visto roba simile? Uomini che ti muoiono attorno come formiche calpestate”.

Davanti al paese di Castagnevizza, sul Carso, vennero decimate le migliori brigate dell’esercito italiano nel tentativo di espugnare quella roccaforte austriaca.  

   

Riferimenti bibliografici     

http://www.0766news.it/il-battaglione-del-capitano-piroli/
Caccia Dominioni, P. 1915-1919.Diario di guerra, Ugo Mursia Editore 

 

 


 

 

 

Tra questi il nostro soldato Francesco Cicchetti, morto in combattimento a Castagnavizza (Atto di morte inscritto al n. 53 del registro degli atti di morte del 17° reggimento Bersaglieri) il 19 Agosto 1917.

medaglia francesco cicchetti

Decorazione del Soldato Francesco Cicchetti

Di tale atto di morte si trova una trascrizione sul medesimo registro tenuto presso il Municipio di Monteleone (anno 1918 sez. C.):

“L’anno 1917 alli 19 del mese di agosto a Castagnevizza, mancava ai vivi alle ore [non specificato] in eta’ di anni 21 il soldato Cicchetti Francesco del 17° rgt. Bersaglieri, 11° compagnia n° 2419 di matricola  […] celibe, morto in seguito a combattimento, sepolto a [non specificato] come consta al verbale di morte mod. 147 compilato e firmato dal C.te interinale dell’11° compagnia Aspirante [Ufficiale] Turchiaruto Giovanni […]”

Nella notte sulla 20, rilevati dalla “Barletta”, i resti dei due reggimenti, si trasferiscono sulla cosiddetta linea delle quote, per una prima riorganizzazione resasi necessaria per le gravi perdite subite.

Successivamente, in conseguenza dell’offensiva austriaca che ha provocato la rotta di Caporetto, il 27 ottobre la brigata ripiega su Perteole, poi, con marcia ordinata raggiunge il 29 la sponda sinistra del Tagliamento, ove si dispone a difesa del ponte di Madrizio ed a protezione delle truppe della 3° armata che defluiscono oltre il fiume.

Il III Reggimento Bersaglieri verra’ valorosamente impiegato, l’anno successivo, anche nei momenti antecedenti la Vittoria (4 novembre 1918), sempre lungo il fronte del Piave.

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DECORAZIONI DEL SOLDATO FRANCESCO CICCHETTI
Autorizzato a fregiarsi della medaglia commemorativa nazionale della guerra 1915 – 1918 (RD 1241 del 29/7/1920) e ad apporre sul nastro della medaglia le fascette corrispondenti all’anno di campagna 1917 (conc. 172663f)
Autorizzato a fregiarsi della medaglia interalleata della Vittoria (RD del 16/12/1920) (conc. 7278sg)

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NOTA GENEALOGICA DEI SOLDATI RAFFAELE E FRANCESCO CICCHETTI
Raffaele e Francesco sono figli di Costantino (1855) fu Raffaele (1819) fu Giuseppe (1782) fu Pietro (1751) fu Felice (1714) fu Nunziangelo (circa 1680) fu Giuseppe (circa 1645-50). I Cicchetti, insieme ai Peroni, sono le uniche due famiglie (almeno tra quelle non estinte) presenti in  Ruscio già prima della metà del ‘600.
Costantino sposò il 24.7.1881 Annunziata Salamandra e morirà nel 1923 a 67 anni. La casa avita è quella dietro S. Antonio. Sono stati  rintracciati undici suoi figli. A parte i due caduti in guerra e cinque morti piccolini, tra gli sfortunati ci sono anche Edoardo, nato nel 1885 e morto il 14.11.1918 a 33 anni, e Marianna, nata nel 1889 e prima sposa di Battista Carassai (vedi nota genealogica del Soldato Giovanni Carassai) che però morì a soli 29 anni qualche giorno dopo il fratello Edoardo (nel registro il 17.11.1918).
Rimangono dunque solo due figli: Giovanna del 1887 (che sposa Raffaele Di Biagio) e soprattutto Isidoro, che sposò nel 1922 Caterina Di Cesare che generò Costantino (padre delle contemporanee Alessandra, Annamaria e Raffaela)  e altre figlie più, inoltre, un Raffaele.

Soldato Pietro Lotti

Pochissime notizie, nella nostra ricerca, abbiamo rintracciato sul conto del nostro compaesano Pietro Lotti.
Dall’Albo d’Onore, che raccoglie i nomi dei Caduti nella Grande Guerra, si desume che, inquadrato nel 6° reggimento fanteria, facente parte della Brigata Aosta, fu dichiarato disperso in combattimento il 8 luglio 1915, in Tripolitania.

Si noti, pero’ che dal diario storico della Brigata Aosta, composta dal 5° e 6° reggimento fanteria, si evidenzia che era il 5° reggimento ad avere distaccato in Libia uno dei suoi tre battaglioni e non il 6°.
Anche la sua sorte fu divisa da quella dei commilitoni che combatterono, invece, sul fronte del Monte Grappa

Purtroppo non siamo riusciti a reperire il foglio matricolare dal quale avremmo potuto conoscere ulteriori informazioni.

 

 

Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra (Volume Umbria (Vol XXV), Province: PG, Pagina: 185, Sub in Pagina: 10)   

                            

Possiamo presumere che abbia fatto parte della guarnigione di stanza al presidio interno di Nalut, che a seguito dell’ordine di ripiegare verso la costa, dopo le note vicende di Tarhuna, l’8 luglio abbandonava il forte.

Dopo alcune ore di marcia la colonna cadeva in una imboscata che provocava lo sbandamento dei reparti, tanto che il comandante fu costretto a chiedere la resa.

Ma una parte della colonna non si arrendeva e, benche’ decimata e sfinita, riusciva a passare il confine e a ripiegare in territorio tunisino dopo tre ore di inseguimento.

Il 10 luglio il Consolato italiano a Tunisi informava il Ministero degli esteri che: “Presidio Nalut si e’ ritirato oggi in territorio tunisino. Nostre perdite 700 uomini tra morti e feriti.“

Riteniamo, ma le nostre ricerche continueranno, che il nostro Pietro, abbia trovato la morte durante le concitate azioni di quei giorni.

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NOTA GENEALOGICA
Lotti Pietro nasce a  Monteleone il 12/03/1893 da Francesco (fu Giuseppe) e Elisabetta (una delle figlie di Pietro Cicchetti e di Annunziata Olivetti), sposi nel 1882.
Fratelli del disperso Pietro sono: Rita (sposa Antonio Giovannetti), Mariagrazia (vedi nota genealogica del Caporale Rinaldo Peroni), Enrico e Giuseppe detto “Peppelotti”. Questo e’ il ramo dei Lotti della piazza di Ruscio di sopra; da non confondersi con il ramo del Presidente Mario Lotti (figlio di un altro Pietro Lotti, figlio di Erasmo).

Sergente Giuseppe Perelli

Durante il nostro viaggio nella memoria, incontriamo un’altra triste storia dei due fratelli Perelli: Giuseppe e Raffaele entrambi pianti dai genitori Giovanni e Anna Angelini.

 

 

 Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra (Volume Umbria (Vol XXV), Province: PG, Pagina: 260, Sub in Pagina: 25 e 26)

 

Dal foglio matricolare di Giuseppe, nato a Monteleone il 28 febbraio 1894, apprendiamo che era alto 1,62, torace 87 cm, di professione contadino. Lasciato in congedo illimitato il 6 aprile 1914, fu richiamato alle armi nel settembre dello stesso anno e inquadrato nell’85° reggimento fanteria, facente parte nella brigata di fanteria Verona.

Sempre dal foglio matricolare apprendiamo un particolare interessante circa la chiamata alle armi contemporanea di più fratelli, che mette in risalto la evidente necessità di non privare la famiglia di origine di troppe braccia contemporaneamente in un territorio come il nostro fortemente legato al lavoro dei campi. Giuseppe, infatti, in virtù dell’articolo 6 della legge 15 dicembre 1907 procura il ritardo della chiamata alle armi al fratello Raffaele che si sarebbe dovuto presentare otto giorni dopo il congedo del fratello.
Negli anni in cui si trova sotto le armi Giuseppe guadagna i gradi di caporale fino a diventare sergente di squadra il 5 novembre 1916.                           

Giuseppe giunse in territorio dichiarato in stato di guerra il 17 gennaio 1917, raggiungendo il fronte Carsico.

 

camminamento sul Carso (foto Ten. Gianni Peri)

Camminamento sul Carso (foto Ten. Gianni Peri)

 

Fino a quell’anno, la Brigata Verona si era distinta sul fronte del Carso soprattutto nella battaglia di San Michele nel 1915 e nell’anno successivo sul Monte Pasubio. Per le azioni sul S. Michele e sul Monte Pasubio, alle bandiere di entrambi i reggimenti della brigata venne concessa la medaglia d’argento al valore militare.

 

Scoglio Rosso del Pasubio (foto Ten. Gianni Peri)

Scoglio Rosso del Pasubio (foto Ten. Gianni Peri)

 

All’inizio del 1917, dunque, Giuseppe giunge in territorio di guerra. Da marzo a giugno i reggimenti sono impegnati in operazioni di presidio e di rafforzamento delle linee difensive prima nel sottosettore di Vallarsa poi nel settore di Ala. Il 4 giugno lungo il tratto S. Giovanni di Duino, il nemico sferra un poderoso attacco; i reparti della brigata dopo epica resistenza ed ingenti perdite, sono costretti a cedere e a ripiegare su di una linea arretrata.

Probabilmente proprio in questi difficili giorni, caratterizzati da violenti scontri con il nemico, Giuseppe giunge ammalato all’ospedale da campo installato presso San Giorgio in Nogaro (ospedale da 200 letti, numero 204), dove muore il 18 luglio 1917.

Nel Registro degli atti di morte (fascicolo III, pag. 32 n° d’ordine 128) il Capitano Amministrazione Foscale Umberto dichiara che:
“L’anno 1917 alli 18 del mese di luglio a San Giorgio di Nogaro, frazione di Torri di Duino, mancava ai vivi alle ore 23 in eta’ di 23 anni il Giuseppe Perelli, sergente della 16° Compagnia 85° rgt. ftr., figlio di Giovanni e Angelini Anna, sepolto a San Giorgio di Nogaro […]”

Di tale atto di morte si trova trascrizione nel Registro degli atti di morte tenuto presso il Municipio di Monteleone (anno 1918 sez. C).

Prima della fine dell’anno 1917, dopo il ripiegamento causato dallo sfondamento delle linee italiane a Caporetto, la brigata conosce altri giorni di lotta violenta fino al suo scioglimento a causa delle ingentissime perdite subite. Solo a giugno del 1918 la brigata Verona verrà ricostituita in Albania dove sarà impegnata in diverse azioni belliche fino alla proclamazione dell’armistizio.

 

 


 

 [aggiornamento del 15/02/2018]

 

Il Sergente Giuseppe Perelli fu probabilmente sepolto  in un cimitero di guerra nei pressi dell'Ospedale, e successivamente trasferito nel Cimitero del Tempio Ossario di Udine, la cui costruzione inizio nel 1920.

 

 

Udine - Tempio Ossario 

 

 

Lapide della tomba del Sergente Giuseppe Perelli 

 

(fotografie gentilmente realizzate a concesse dalla Sig.ta Federica Faìa in data 15/02/2018)  

 

 

  

[aggiornamento del 17/02/2018]

L'ospedale di guerra N. 204, presso il quale fu ricoverato il nostro Giuseppe, faceva parte del Secondo gruppo ospedaliero della III Armata e dipendeva dal Direttore Generale, nonché Preside dell'Università Castrense di San Giorgio di Nogaro,  Giuseppe Tusini. L'edificio, ora condominio a tre piani, è tutt'ora visibile e si trova nel comune di Torviscosa, una frazione che si è staccata da San Giorgio nel 1938 con la costruzione della fabbrica SNIA VISCOSA. 

L'Universita' Castrense (da castrum = accampamento militare) fu istituita nel 1915 al fine di formare quanti piu' medici possibili per le necessita' della guerra e per la cura degli ammalati.

In San Giorgio di Nogaro, dunque, con l'appoggio di Casa Savoia e del Comando Supremo, il 13 febbraio 1916 furono inaugurati i Corsi accellerati di medicina e chirurgia. La Facolta' Castrense, nata per la volonta' e intuizione di un ufficiale medico, gia' docente universitario, Giuseppe Tursini, fu frequentata da 1.187 studenti di medicina, richiamati sotto le armi, per il proseguimento degli studi universitari e 467 furono gli allievi che coonseguirono la laurea.

Il nostro Giuseppe, fu ricoverato e morì  presso l'ospedale 204, il cui edificio tuttora esiste, trasformato in condominio di civile abitazione.

 

 

 Ospedale n.° 204, edificio condominiale, situato in Via Stradone Zuino Nord

 

Foto aerea con evidenziata la localizzazione dell'Ospedale 204 -Torviscosa gia' Torri d Zuino

 

 

San Giorgio di Nogaro - Torre Zuino, S.S.14, fine agosto 1915.
L' incontro di due brigate: una diretta e una proveniente dal fronte del Carso.
Emblematici gli sguardi dei nuovi arrivati….nel carnaio

 

 

 

La lavanderia della III Armata di Torre Zuino, 1915- 1917.
Donne dei paesi viciniori mentre lavano le divise delle truppe impegnate sul Carso.
La lavanderia era stata allestita in una grande baracca ubicata nel piazzale ferroviario di Torre Zuino, oggi Torviscosa: un paese di risorgive, ricco d'acqua e con la roggia che scorreva vicinissima ai binari ferroviari. Durante il periodo dei combattimenti sul fronte del Carso isontino, spesso queste donne trovavano nei taschini, delle divise insanguinate, fotografie, monetine e lettere dimenticate…

 

      

La documentazione e relative immagini del presente aggiornamento sono state gentilmente fornite dalla Dr.ssa Daniela Baldo, ricercatrice storica della Sanità militare nella Grande Guerra, ed in particolare della storia dell'Università Castrense e coautrice, insieme a Euro Ponte del libro, edito da CLEUP DP, nel 2017, "Gli eroi dell'Universita' Castrense - Gli aspiranti medici caduti della Grande Guerra", oltre che curatrice del sito http://www.eroiuniversitacastrense.info, che Vi invitiamo a consultare per ulteriori informazioni.]

 


 

   


Soldato Raffaele Perelli

Raffaele, il minore dei due fratelli Perelli, nato a nato a Monteleone il 15 Giugno 1895, alto 1,54, torace 80 cm, di professione carbonaio, viene chiamato alle armi solo il 1 giugno 1915 in virtù, come dicevamo, del ritardo di cui godeva in attesa del congedo del fratello Giuseppe ed inquadrato nell’81° Reggimento fanteria.

Pur essendo più giovane, Raffaele conosce il fronte dei combattimenti ben prima del fratello Giuseppe giungendo in territorio dichiarato in stato di guerra il 1 ottobre 1915. Il 4 marzo 1916 viene trasferito al 130° Reggimento Fanteria (Brigata Perugia) ed assegnato successivamente dopo circa un anno, il 2 gennaio 1917, al reparto Salmerie dello stesso.

Fino al 20 febbraio di quell’anno il reparto di Raffaele permane nel settore M. Zebio - M. Colombara per giungere a metà agosto dopo una serie di trasferimenti nella zona del fronte presso Boschioni Superiore. In questa zona, già teatro di sanguinose lotte, la brigata intraprende un periodo di intenso lavoro di sistemazione difensiva ostacolata dal nemico particolarmente aggressivo.

Trasporto truppe (foto Ten. Gianni Peri)

Trasporto truppe (foto Ten. Gianni Peri)

In ottobre e novembre, troviamo la brigata ancora impegnata in Val Miela a contenere violenti attacchi del nemico. La battaglia è particolarmente aspra e vede la brigata pagare lo sforzo con gravi perdite: 102 ufficiali e 2.883 militari. A fine anno, la brigata ormai stremata viene sostituita e mandata a riposo nelle zone di retrovia dove inizia il suo riordinamento.

Solo i primi giorni di giugno del 1918 troviamo i reparti nuovamente impegnati sul fronte di guerra, e il 15 dello stesso mese, ai primi indizi dell’offensiva austro-tedesca sul Piave, questi vengono schierati per sostenere, nei giorni successivi, numerosi e violenti attacchi del nemico. Ancora una volta la tenace resistenza dei reparti, pur colpiti da numerose perdite, riesce a contenere il nemico, che non guadagna alcuna posizione significativa. Quei giorni di violenti combattimenti e soprattutto il contegno con cui gli uomini della brigata li affrontarono, fanno meritare per la terza volta la citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo ed una particolare menzione nella motivazione della medaglia di argento concessa alle sue Bandiere.

Da questo momento in poi fino al termine della guerra, la brigata non viene più impegnata in combattimenti ed è proprio in questi giorni che lo sfortunato Raffaele, quando ormai le ostilità volgevano a termine e verso la vittoria finale viene ricoverato nell’ospedale militare di tappa di Salò. Probabilmente provato dagli anni di guerra, Raffaele trova la morte per malattia il 14 ottobre 1918.

 

 


 

 

[aggiornamento del 19/02/2018.

Gli ospedali militari di tappa, impiantati a cura delle direzioni delle tappe, d'accordo con quelle di sanità d'armata, rappresentavano strutture "di passaggio" per i feriti che necessitavano una lunga degenza. Il trasferimento dei feriti presso questi ospedali, di norma, avveniva con autocarri o con i treni ospedali poiché si trovavano distanti dal fronte lungo la cd. "linea di tappa o di sgombero", ovvero lungo la direttrice logistica per i servizi alla fronte, di solito in centri di una certa importanza, soprattutto per le infrastrutture dei trasporti e delle comunicazioni.

Nel 1917, si contavano 27 ospedali di tappa. (da http://www.sanitagrandeguerra.it)] 

Raffaele fu tumulato in un cimitero di fortuna e, successivamente nel Sacrario del Cimitero Comunale di Salò.

Lì riposa, ancora.

Tomba del Soldato Raffaele Perelli, nel Sacrario di Salò 

 

 

per gentile concessione della Parrocchia di Salo'  

 

 


 

 

Nel Registro degli atti di morte (anno 1919 sez.) del comune di Monteleone si trova la trascrizione dell’atto redatto dal segretario municipale di Salo’, Giacomo Cappetti, che ricevuto un avviso in data 15 ottobre 1918 dalla direzione del locale ospedale militare, dichiarava:
“[…] che a ore pomeridiane 7 e minuti [non specificati] del giorno 14 corrente mese nella detta Opera Pia in via Zambellini Bolzati al numero 105 e’ morto Raffaele Perelli di anni 23, agricoltore […] celibe”.

Il 4 novembre cessano le ostilità.

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NOTA GENEALOGICA DEL SERGENTE GIUSEPPE PERELLI E DEL SOLDATO RAFFAELE PERELLI
Raffaele e Giuseppe sono figli di Giovanni Perelli detto “Miluccio” (figlio di Giuseppe Perelli) e Anna Angelici. Giovanni aveva altri figli: Carletto, Romeo, Annamaria e Tullio. I primi due hanno avuto una discendenza in Monteleone fino ai nostri tempi; in particolare Carletto ha chiamato i suoi due figli proprio Raffaele e Giuseppe. Annamaria sposa Vincenzo Arrigoni detto Mastrocencio e Tullio ha generato quattro femmine (di cui tre spose Cicchetti) ed un solo maschio di nome Renato (sposo anche lui con una Cicchetti, Rosalba).
Inoltre, “Miluccio” (il padre dei due caduti) aveva, oltre ad almeno cinque sorelle, un fratello più giovane di 13 anni, di nome Paolo. Questo Paolo (sposatosi nel 1914) ha avuto i suoi figli in tempo di guerra e ad uno di essi ha dato il nome di Giuseppe, per rilevare quello del nonno del battesimato e probabilmente anche quello del cugino Giuseppe appena morto in guerra. Un terzo fratello di “Miluccio” è un certo Sabatino emigrato a Trenton.


 
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