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La Barrozza - Estate 1995 - anno IV n. 2
Scritto da Osvaldo Perelli   

Oggi essere promosso presuppone un bel regalo da parte dei genitori, sia esso una bici, un motorino, una vacanza in una località turistica, sia esso addirittura una macchina nuova di zecca, quando la promozione riguarda impegni più elevati. Ai nostri tempi e mi riferisco a quelli di una certa età, appena si era in possesso della pagella con i voti finali, venivamo letteralmente spediti, a mezzo di Saura, a passare per tre mesi buoni  le vacanze (si fa per dire) a Ruscio dai nonni o dai parenti, i quali dopo i primi abbracci e baci, ti mandavano subito a "parare" le vacche o le pecore.

Il fanciullo cambiava in poco tempo pelle, lasciando l'aspetto e il comportamento cittadino, per assuefarsi alla nuova situazione di campagna, cambiando anche il linguaggio che assumeva le forme dialettali; diventava, insomma, burino.

Mi piace, tuttavia, ricordare un aspetto simpatico di queste vacanze ed in particolare quando a sera si conducevano le vacche sul monte Alto. Era la rappresentazione quotidiana di una mini transumanza verso un luogo dove gli armenti avrebbero trascorso la notte in cerca di pascoli più liberi e più fertili.
Potevi sentire allora un tintinnio di campanelle, ognuna indicante un gruppo che veniva comandato con grida aizzanti da un ragazzo o da una fanciulla, a piedi o in groppa ad un somaro. Al mattino, quando ancora non albeggiava, i ragazzi si chiamavano casa per casa, si raggruppavano e ancora assonnati e infreddoliti si avviavano di nuovo a ritirare il bestiame.

Erano (anzi eravamo) ragazzi e fanciulle vivaci, pieni di vita, ingenui al massimo, a cui bastava una risata, il canto di una canzoncina popolare, l’indicazione di un nido di uccelli nascosto in un cespuglio, alcuni chicchi di uva spina, per far dimenticare i disagi di quel periodo.

Potrei fare tanti nomi, ma non vorrei urtare la suscettibilità di nessuno, ma ragazzini come il sottoscritto, come mio fratello Guerino, Angelino, Enzo, Carlo, Marcello, Maria, Ida, e tanti altri hanno “vissuto” questa esperienza giovanile quando Ruscio era ruscio con la erre minuscola.

Oggi, chi più chi meno, questi fanciulli che conducevano al pascolo il bestiame dei propri nonni, hanno cambiato soggetti, in quanto con una punta di orgoglio diverso ma pur sempre orgoglio, conducono i propri nipoti non più verso il monte Alto, ma al massimo, verso il campetto, al di là del fiume Vorga.

O.P.

 
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